Contratto Difesa e Sicurezza 2025-2027, il tavolo del rinnovo entra nel vivo. Richieste, tensioni e nodi aperti dopo la convocazione di oggi 16 aprile
Convocato il tavolo negoziale per il rinnovo 2025-2027
Il rinnovo del contratto 2025-2027 del comparto Sicurezza e Difesa è entrato in una fase operativa con l’incontro del 16 aprile 2026 presso il Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Si tratta dell’avvio delle procedure negoziali relative al personale contrattualizzato del comparto, un passaggio considerato strategico da sindacati e associazioni professionali del settore.
L’appuntamento si presenta come uno snodo decisivo per definire aspetti economici, normativi, previdenziali e ordinamentali che riguardano il personale delle Forze Armate e delle Forze di Polizia.
NSC deposita la piattaforma e solleva una pregiudiziale negoziale
Tra i documenti trasmessi al tavolo c’è la 5ª Piattaforma Contrattuale 2025-2027 del Nuovo Sindacato Carabinieri, indirizzata al Ministero per la Pubblica Amministrazione – Dipartimento della Funzione Pubblica, Ufficio per le relazioni sindacali, e per conoscenza al Ministero della Difesa e al Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri.
Nel documento, datato Roma, 16 aprile 2026, il sindacato dichiara di aver già chiesto in data 3 gennaio 2026 flussi informativi analitici al Comando Generale dell’Arma, ritenuti necessari per la quantificazione dei carichi di lavoro e delle indennità. Il 28 febbraio 2026 è stata poi inviata una formale diffida e sollecito via pec.
Secondo NSC, ad oggi nessuna documentazione sarebbe stata prodotta dall’Amministrazione, né la Funzione Pubblica avrebbe esercitato un ruolo di garanzia per superare quella che il sindacato definisce una asimmetria informativa.
“No alla contrattazione al buio”: la posizione del Nuovo Sindacato Carabinieri
Nel testo depositato, il Nuovo Sindacato Carabinieri afferma che la validità della discussione negoziale sarebbe subordinata alla ricezione dei dati richiesti. In assenza di queste informazioni, il sindacato sostiene che ogni proposta economica rischierebbe di risultare priva di base oggettiva e potenzialmente discriminatoria rispetto alle reali necessità operative dei Carabinieri.
NSC scrive inoltre di rifiutare la logica di una “contrattazione al buio”. La partecipazione all’incontro del 16 aprile viene definita come un atto di rispetto istituzionale, ma senza disponibilità a entrare nel merito di accordi o ripartizioni di risorse finché, si legge nel documento, l’Amministrazione non adempirà agli obblighi informativi richiamati dal sindacato.
La sigla si riserva infine ogni azione sindacale e legale nelle sedi competenti, inclusa la valutazione di una possibile condotta antisindacale, chiedendo che la dichiarazione e la piattaforma allegata siano acquisite agli atti del tavolo negoziale e citate nel verbale della seduta.
SIAP: rinnovo non solo contabile, focus su stipendi, specificità e previdenza
Una linea articolata arriva anche dal SIAP, che con nota protocollata n. 153/SG/2026 del 15 aprile 2026 ha trasmesso la propria piattaforma per il rinnovo contrattuale 2025-2027 e per i connessi interventi normativi del personale del comparto, con particolare riferimento agli operatori della Polizia di Stato.
Nel documento, firmato dal Segretario Generale Giuseppe Tiani, il sindacato afferma che la sicurezza costituisce un bene pubblico primario, strettamente connesso alla qualità della democrazia, alla credibilità delle istituzioni e alla tutela dei diritti di cittadinanza. Per questo, il rinnovo contrattuale non dovrebbe essere letto in chiave meramente contabile, ma come un passaggio di rilievo istituzionale.
Tra i punti messi in evidenza dal SIAP figurano il recupero del potere d’acquisto delle retribuzioni, il rafforzamento delle componenti stipendiali fisse, la revisione del costo del lavoro straordinario, la valorizzazione delle professionalità più esposte, il riordino dei percorsi di carriera, il rafforzamento delle tutele e la modernizzazione dell’organizzazione del lavoro e del sistema delle relazioni sindacali.
La richiesta SIAP: fondo strutturale per la specificità e previdenza dedicata
Nel testo, il SIAP richiama espressamente l’articolo 19 della legge 4 novembre 2010, n. 183, che riconosce la specificità del personale delle Forze di polizia, delle Forze armate e del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco.
Il sindacato chiede l’istituzione di un fondo strutturale e permanente per finanziare la specificità, ricordando di aver già inviato una piattaforma dedicata il 6 novembre 2025. L’obiettivo indicato è assicurare il finanziamento nell’ambito della quota del 5% del PIL nazionale destinata alla difesa, richiamata dal SIAP in coerenza con il benchmark NATO evocato nel documento.
Il SIAP ritiene inoltre non più rinviabile la questione della previdenza dedicata e afferma di restare in attesa della modifica normativa necessaria per aprire il relativo tavolo negoziale. Sul punto, il sindacato richiama un impegno che il Governo avrebbe assunto nel confronto con il sindacato del 9 dicembre 2025.
ASPMI: “Responsabilità sì, ma servono risposte adeguate”
Anche ASPMI ha reso nota la propria posizione dopo la partecipazione al nuovo incontro del 16 aprile 2026 sul rinnovo del contratto per il triennio 2025-2027. Al tavolo erano presenti il Segretario Generale Francesco Gentile e il Presidente Massimo Margotti.
Nel resoconto diffuso dall’associazione, viene riconosciuto come elemento positivo la scelta di destinare il 90% delle risorse alla parte fissa e il 10% all’accessorio, definita un punto di partenza utile. Tuttavia, ASPMI precisa che questo non sarebbe sufficiente.
L’associazione sottolinea che al personale sarebbero stati promessi fondi aggiuntivi che, allo stato, non si vedrebbero ancora. Con le risorse attuali, secondo ASPMI, non si registrerebbero miglioramenti significativi e si rischierebbe persino di tornare indietro rispetto al passato, fino a non raggiungere neppure la soglia dei 100 euro netti indicata come riferimento nel precedente contratto.
Straordinari, FESI, Milano-Cortina e agibilità sindacali tra le criticità segnalate da ASPMI
ASPMI evidenzia anche un tema di equità e trasparenza, parlando di forti disparità rispetto ad altri comparti, in particolare sulla valorizzazione dello straordinario.
Nel documento viene ribadita la necessità di riconoscere la specificità militare con risorse strutturali, superando la logica di fondi promessi e mai arrivati o di interventi una tantum. Tra le criticità indicate compaiono inoltre i compensi forfettari, ritenuti bisognosi di revisione e adeguamento.
Un passaggio specifico riguarda la gestione di operazioni complesse come Milano-Cortina, dove — secondo ASPMI — migliaia di militari sarebbero stati impiegati senza una copertura economica adeguata e tempestiva.
Tra le proposte avanzate figurano l’estensione di alcune tutele contrattuali legate ai servizi operativi, la necessità di intervenire sul FESI per avvicinarlo ai livelli delle altre forze del comparto sicurezza, un impegno politico esplicito sulla previdenza dedicata e una decisione politica chiara sul tema delle agibilità sindacali.
USMIA Esercito: tre pregiudiziali e richiesta di almeno 300 milioni per la specificità
Nel giorno di avvio delle procedure negoziali, anche USMIA Esercito ha diffuso la propria posizione. All’incontro hanno partecipato il Segretario Generale Leonardo Nitti e il Vice Segretario Generale Leonardo Mangiulli.
Nel comunicato, l’associazione indica tre pregiudiziali fondamentali considerate condizioni imprescindibili per arrivare a un accordo efficace.
La prima riguarda l’agibilità sindacale, ritenuta necessaria per garantire strumenti adeguati all’azione sindacale nell’interesse del personale tesserato. La seconda riguarda la certezza delle risorse economiche e della loro suddivisione. USMIA chiede un impegno politico formale affinché nella prossima legge di bilancio siano stanziati almeno 300 milioni di euro destinati alla specificità del comparto, con una ripartizione equilibrata tra previdenza dedicata e Fondo Efficienza Servizi Istituzionali (FESI).
La terza condizione riguarda invece l’equità nella distribuzione delle risorse tra comparto Difesa e comparto Sicurezza. USMIA chiede di rivedere i criteri di riparto, escludendo le indennità accessorie dal calcolo, così da garantire una distribuzione ritenuta più equa e coerente con le componenti strutturali della retribuzione.
La linea sul riparto delle risorse: 90% al fisso e 10% ad accessori e normativo
A fronte dell’accoglimento delle condizioni indicate, USMIA Esercito dichiara la propria disponibilità ad assumersi la responsabilità della firma contrattuale, proponendo una linea di indirizzo precisa: 90% delle risorse al trattamento fisso e continuativo e 10% agli istituti accessori e normativi.
Secondo l’associazione, questa impostazione punterebbe a garantire benefici strutturali, duraturi e rilevanti anche sul piano previdenziale, rafforzando la stabilità economica e la dignità professionale del personale militare.
Il quadro che emerge dal tavolo del 16 aprile
Dai documenti e dalle note diffuse il 16 aprile 2026 emerge un quadro segnato da alcune linee comuni e da diverse tensioni ancora aperte. Tra i temi più ricorrenti figurano la richiesta di risorse aggiuntive, il peso della specificità, la necessità di rafforzare la parte fissa della retribuzione, il nodo della previdenza dedicata, la revisione dei criteri di riparto tra Difesa e Sicurezza, il tema delle agibilità sindacali e quello della trasparenza dei dati necessari alla trattativa.
Sul tavolo, quindi, non c’è solo la ripartizione delle risorse disponibili, ma anche il confronto sulla struttura del contratto, sul riconoscimento della peculiarità dei diversi corpi e sulla capacità delle istituzioni di dare risposte concrete alle aspettative del personale in uniforme.
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