RINNOVO CONTRATTO, ACCORDO PER AUMENTO MEDIO DI 85 EURO. ED IL BONUS?

(tratto dal Sole 24 ore) – Governo e sindacati hanno raggiunto l’accordo per il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici, atteso da sette anni, e imperniato su aumenti medi in busta paga di 85 euro medi mensili. In base all’intesa di quattro pagine sigliata oggi il Governo troverà una soluzione giuridica per non penalizzare i lavoratori che percepiscono il bonus di 80 euro e che rischiano di perderlo con l’incremento salariale. In conferenza stampa, ad accordo chiuso, la ministra della Funzione pubblica, Marianna Madia, ha spiegato che palazzo Chigi si è impegnato per il triennio 2016-2018, prevedendo dunque risorse finanziarie aggiuntive nella prossima legge di Bilancio, per un ammontare complessivo pari a poco meno di 5 miliardi di euro.

La trattativa si è sbloccata nel tardo pomeriggio, dopo una lunga giornata iniziata stamattina intorno alle 11 a palazzo Vidoni. Al primo giro di tavolo è seguita una lunga riunione ristretta tra la ministra della Pa Marianna Madia e i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, per trovare la quadra sullo sblocco dei rinnovi contrattuali, trattando su un nuovo testo di accordo.

Sindacati soddisfatti: «Ora possibile rinnovare i contratti»
Cauto ma soddisfatto il commento a caldo dei rappresentanti sindacali. «Dopo anni di blocco della contrattazione, di promesse mancate, di sacrifici dei lavoratori, si intravvede una concreta possibilità di rinnovare i contratti», spiegano Cgil, Fp Cgil e Flc Cgil ad accordo firmato. Tra gli elementi di novità, la previsione, per ogni punto dell’intesa raggiunta oggi nella sede del ministero della Funzione pubblica, di
«uno strumento di attuazione degli impegni assunti: legge di bilancio, atto di indirizzo sulla contrattazione,
riscrittura del testo unico». In questo modo sarà possibile «verificare passo dopo passo se siamo sulla strade per un rinnovo positivo dei contratti».
Renzi: «Dopo sette anni #lavoltabuona per idipendenti pubblici»

Impegnato nella campagna elettorale in vista del referendum del 4 diecembre il premier Matteo Renzi esulta invece via twitter: «Dopo sette anni #lavoltabuona per idipendenti pubblici. Riconoscere il merito, scommettere sulla qualità dei servizi #passodopopasso». Faverin (Cisl Fp): «È il cambio di passo che volevamo» La firma dell’accordo è accolta con toni ottimistici dal segretario generale della Cisl Fp, Giovanni Faverin, che in una nota diffusa immediatamente dopo il via libera al rinnovo contrattuale sottolinea il «cambio di passo» sulla trattativa ottenuto «grazie alla mobilitazione coraggiosa e determinata di milioni di lavoratori pubblici». L’intesa di oggi, si legge nella nota, «apre una strada nuova e impegnativa verso il riconoscimento professionale dei lavoratori pubblici».

A cambiare sono infatti le «regole del gioco» della contrattazione del Pubblico impiego: «Da qui in avanti, come nel privato, saranno le parti a decidere le materie da regolare con la contrattazione. Vale a dire meno legge e piu’ contratti per dare piu’ valore alle competenze dei lavoratori anche nell’innovazione organizzativa che serve ai nostri enti».

Il nodo dell’aumento medio e bonus da 80 euro. Posto che il governo ha ribadito che l’aumento del salario degli statali sarà “medio” di 85 euro, il nodo resta l’incrocio tra il bonus 80 euro e proprio l’aumento di 85 euro. Infatti, il lavoratore che oggi si trova in busta paga il bonus di 80 euro rischia di perderlo se con il rinnovo da 85 euro viene a scavallare la fascia di reddito dei 24mila euro. Oggi sono circa 800mila i lavoratori che percepiscono il bonus del governo Renzi, di cui 250mila solo nella scuola.

I nodi da sciogliere. Tra le questioni aperte su cui bisogna trovare una sintesi, ci sono gli aumenti di 85 euro che il governo intende medi e non minimi, nonché il bonus fiscale di 80 euro, in quanto Cgil Cisl Uil non vogliono che l’aumento contrattuale possa far decadere il bonus per lo sforamento del tetto di reddito per chi già ne usufruisce.

Il nodo bonus fiscale degli ottanta euro riguarderebbe 800 mila lavoratori. Un problema, questo, presente anche per i contratti del settore privato e che nel nuovo contratto dei metalmeccanici è stato risolto con l’introduzione di un welfare contrattuale che agirà in caso di scostamento.

Statali: da Governo 850 milioni di euro per contratti nel 2017
L’esecutivo avrebbe spacchettato il fondo presente in manovra per il solo anno 2017. Per il rinnovo dei contratti sarebbero stati stanziati 850 milioni di euro, altri 850-900 milioni per le forze dell’ordine di cui 480 per la proroga del bonus di 80 euro, 100/170 milioni per le assunzioni, 40 milioni per il corpo forestale e 250 per il riordino delle carriere. In totale si tratta di circa 1,7 miliardi di euro.

Bozza intesa: incentivi legati a tassi presenze
Nell’ultima bozza di accordo sullo sblocco dei contratti nella P.a si parla di incentivi legati alla produttività.
Le parti, è scritto, «si impegnano ad individuare, con cadenza annuale, criteri e indicatori al fine di misurare l’efficacia delle prestazioni delle amministrazioni e la loro produttività collettiva con misure contrattuali che incentivino più elevati tassi medi di presenza».

Madia: 85 euro sono medi e non minimi
La ministra della P.a, Marianna Madia, avrebbe confermato che gli 85 euro di aumento chiesti dai sindacati devono essere medi e non minimi. Al momento resta quindi questa la posizione del governo. I sindacati invece continuano a chiedere modifiche sul punto. Per Cgil, Cisl e Uil gli aumenti retributivi devono essere non inferiori a 85 euro. Dunque al momento, le parti rimangono sulle posizioni già emerse nel precedente incontro del 24 novembre.

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