Riforma dei cappellani militari: addio all’uniforme. Resta il costo di dieci milioni di euro

«In materia di assistenza spirituale alle Forze Armate c’è ancora molta strada da fare: le funzioni dei cappellani, benché fondamentali per il supporto ai militari e alle famiglie di questi, non dovrebbero rientrare nella sfera dei privilegi» ha sostenuto il deputato Galantino di Fratelli d’Italia.

«Come ho già denunciato in passato, i cappellani militari hanno costi eccessivi per lo Stato, pertanto ritengo che la figura debba essere rivista in un’ottica di risparmio per i cittadini» ha sottolineato.

«La riflessione muove dall’accordo tra Vaticano e Stato italiano che elimina l’uniforme per i cappellani delle Forze Armate in favore dell’utilizzo dell’abito talare con stellette dell’esercito. Il costo di queste figure per lo Stato è di dieci milioni di euro, in netta differenza quindi con gli stipendi dei cappellani (ad esempio) della Polizia» ha concluso.

In particolare il testo individua le funzioni svolte dai cappellani a favore dei militari cattolici e delle rispettive famiglie, nonché i mezzi e gli strumenti che sono messi a loro disposizione per l’assolvimento delle funzioni stesse; delinea, inoltre, lo stato giuridico dei cappellani come figura autonoma rispetto all’organizzazione militare, stabilendo che hanno piena libertà di esercizio del loro ministero e che risiedono in una delle sedi di servizio loro assegnate, ma accedono ai gradi militari per assimilazione, senza che questo comporti identificazione con la struttura e l’organizzazione militare.

Si evidenzia, inoltre, che: il cappellano non può esercitare poteri di comando o direzione e avere poteri di amministrazione nell’ambito delle Forze armate; non porta armi e indossa, di regola, l’abito ecclesiastico proprio, salvo situazioni speciali nelle quali sia necessario indossare la divisa.

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