Portano tre donne in caserma ‘per scherzo’ azionando i dispositivi di emergenza. Due carabinieri condannati per violata consegna

Due carabinieri sono stati condannati dalla Corte militare di appello, in parziale riforma della sentenza del Tribunale militare di Verona, a quattro mesi di reclusione militare, per il reato di concorso in violata consegna aggravata da parte di militare di guardia o di servizio. Secondo l’imputazione i due militari, in servizio presso la Tenenza Carabinieri di Cattolica, comandati in servizio di perlustrazione con turno dalle ore 19’00 alle ore 1’00, avevano interrotto il servizio recandosi presso un chiosco di piadine e poi presso un centro commerciale, intrattenendosi a conversare con tre donne, successivamente facendo salire a bordo dell’autovettura di servizio una della tre donne, inscenando un finto arresto e invitando le altre due a seguirle, azionando i dispositivi di emergenza, rientrando in caserma senza autorizzazione e facendo visitare i locali alle tre donne e con loro intrattenendosi senza autorizzazione per ragioni personali.

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Sono state contestate le aggravanti del servizio armato, del fatto che i due militari erano rivestiti di un grado e, per un militare, del concorso nel reato con l’inferiore. Nel corso dell’istruttoria dibattimentale le tre donne coinvolte avevano deposto come testimoni confermando i fatti così come contestati.

Era emerso che una delle tre aveva raccontato quanto avvenuto ad un appuntato dei Carabinieri, che aveva registrato il colloquio e aveva consegnato la registrazione al suo comandante. L’ingresso anomalo in caserma era stato confermato anche dal piantone della caserma, al quale i due imputati avevano rivelato che stavano facendo uno scherzo.

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Il Tribunale aveva concluso nel senso che, per oltre un’ora, i due imputati, passeggiando, chiacchierando e scherzando con le tre donne non avevano pensato in alcun modo alle incombenze determinate dal servizio di pattuglia, compromettendo le finalità del controllo del territorio e interrompendo di fatto il servizio.

La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi dei carabinieri inammissibili per manifesta infondatezza dei motivi ed in particolare, su uno dei punti sollevati dai militari, ha evidenziato che: “Sul tema della asserita (ma negata dai giudici di merito) richiesta di una delle tre donne di voler riferire dei suoi problemi legati alla separazione con il marito, occorre rimarcare che tale circostanza non è affatto decisiva per ritenere sussistente il delitto di violata consegna contestata agli imputati: non solo perché in quell’ora e mezzo molte delle attività e delle condotte delle cinque persone coinvolte non ebbero niente a che fare con quanto la donna voleva riferire circa i suoi problemi, ma soprattutto perché la consegna ai due militari era di procedere a perlustrazione armata del territorio, attività cui la raccolta delle dichiarazioni di questo tipo era del tutto estranea. Nell’ambito di tale attività, i carabinieri avrebbero potuto rientrare in caserma se avessero arrestato in flagranza qualcuno o per motivi simili (non a caso, simulati con il piantone); non certo per raccogliere, in piena notte, le sommarie informazioni testimoniali di una persona rispetto alla quale non emergeva alcuna urgenza. Se davvero una delle tre donne si fosse rivolta ai Carabinieri riferendo di volere denunciare il marito o segnalare qualche evento, gli stessi, comandati di perlustrazione del territorio, avrebbero dovuto indirizzarla alla Caserma, magari segnalando gli orari di apertura e di ricezione delle denunce o comunque di ricevimento.”

 

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