Poliziotto denuncia l’Arma dei carabinieri: “Io accusato ingiustamente, hanno falsificato gli atti del mio arresto”

(Articolo di Romina Marceca per Repubblica.it) – Denuncia il colonnello a capo del nucleo investigativo nel caso Cucchi, e altri otto carabinieri, di avere falsificato gli atti del suo arresto. Il giudice ordina l’iscrizione sul registro degli indagati dei nove militari e la procura, per due volte, chiede che la vicenda venga archiviata per prescrizione.

Salvatore Cosentino è un poliziotto in pensione della Sezione criminalità organizzata della squadra mobile di Roma e dal 2008, anno in cui viene messo ai domiciliari per 70 giorni perché ritenuto un sovrintendente corrotto, sostiene di essere vittima di un arresto ingiusto. Il colonnello da lì a qualche anno verrà travolto dalla vicenda della morte di Stefano Cucchi, nell’aprile scorso la condanna a un anno e tre mesi per il depistaggio. Nel 2019 piomba sulla testa del colonnello un’altra accusa: non avere inserito alcuni atti nell’informativa che portò all’arresto del poliziotto e che invece avrebbero provato la sua innocenza.

Cosentino viene assolto “per non aver commesso il fatto” nel 2015 anche grazie alle sue indagini personali. “A mie spese ho ritirato tutti gli atti e ho letto montagne di brogliacci scoprendo che nell’informativa mancavano le parti in cui era evidente che l’uomo che mi avrebbe pagato 120 euro per avere informazioni da me in realtà era un confidente della questura dal 2005. Io non ho mai preso un euro”, ricostruisce il poliziotto. “Ho portato quelle carte in udienza e poi un carabiniere ha ammesso in aula il vero ruolo del confidente”.

La vicenda ha tutti i contorni di un’intricata spy story in cui il poliziotto sarebbe rimasto invischiato scoprendo anche che “due carabinieri del colonnello, e questo si legge nelle carte, mentre indagavano su di me lavoravano anche per un’agenzia investigativa: ma a loro non è successo niente”.

Al fianco dell’investigatore c’è un legale che ha presentato nei giorni scorsi opposizione a una seconda richiesta di archiviazione da parte della procura. Cosentino accusa i carabinieri di falso ideologico e frode processuale. Il giudice Nicolò Marino nel dicembre 2021 ha ordinato al pm l’iscrizione dei carabinieri sul registro degli indagati rigettando la richiesta di archiviazione. Ma il pm ha riformulato la stessa richiesta.

Per il pm Giovanni Bertolini il reato di frode processuale “non sembra tuttavia configurabile per mancanza di quella immutazione dei luoghi, cose o persone richiesta dalla norma incriminante”. Insomma, il reato che avrebbero commesso il colonnello e i suoi uomini avrebbe perso la sua attualità. Mentre l’accusa di falso ideologico risulta prescritta “perché le informative oggetto di querela precedono la misura cautelare del 30 aprile 2008”, scrive nella richiesta il pm Bertolini.

Su quest’ultimo punto la battaglia giudiziaria è aperta. “Il falso ideologico ricorre dal 2015, anno della mia assoluzione, e la denuncia è del 2019. Rientriamo nei tempi di procedibilità. Mentre”, dice Salvatore Cosentino, “la frode processuale, che ha delle conseguenze diffuse nel tempo, non va mai in prescrizione. È quanto mi spiega il mio legale”.

Di diverse vedute è Alfonso Scalfati, l’avvocato del colonnello: “Ignoriamo gli atti del procedimento, non essendo stati sinora invitati a partecipare. Conosco i contenuti della richiesta di archiviazione: il pubblico ministero ineccepibilmente sostiene l’insussistenza della frode processuale e la prescrizione del presunto falso, la qual cosa rende inutile ogni altra indagine”.

La volontà del poliziotto e del suo legale è quella “di non fermarci. Andremo a Perugia per denunciare responsabilità anche da parte dei magistrati”. Il poliziotto, reintegrato dopo un periodo di sospensione durante il quale ha avuto anche problemi di salute, negli anni di carriera da sovrintendente ha ricevuto 24 riconoscimenti per le sue indagini, è vittima del dovere dopo le ferite riportate in una sparatoria ed è anche stato decorato dall’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.

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