Piacenza, legali carabiniere: “Ha pianto durante interrogatorio”

“Non ha visto” i colleghi picchiare lo spacciatore arrestato, “partecipava alle operazioni ma non sapeva cosa ci fosse dietro e dopo” e “ignorava assolutamente che in caserma succedesse qualcosa di questo genere”. Parlano così, uscendo dal carcere di Piacenza, i due legali di uno dei carabinieri della caserma Levante arrestati nell’ambito dell’inchiesta della procura piacentina che vede indagati in totale dieci militari, accusati di aver messo in piedi un giro di arresti illegali, spaccio di droga, pestaggi ed estorsioni sia a fini economici sia per accrescere il proprio prestigio professionale.

“Ha chiarito la sua posizione, ha confermato la sua totale estraneità ai fatti e il pm ha preso atto delle sue dichiarazioni – hanno spiegato Mariapaola Marro del foro di Milano e Pierpaolo Rivello del foro di Torino – Soprattutto, ha chiarito di essere assolutamente estraneo all’addebito più significativo, cioè il reato di tortura, e in tutte le intercettazioni non risulta mai il suo nome”.

I due avvocati hanno fatto sapere inoltre di aver “formulato immediata istanza di scarcerazione, perché non ci sono i presupposti di legge perché rimanga in carcere, può tranquillamente aspettare che la giustizia faccia il suo corso da cittadino libero”. Il carabiniere indagato, hanno detto ancora i suoi difensori, “si è più volte messo a piangere nel corso dell’interrogatorio” di garanzia di questo pomeriggio nel penitenziario e al momento dell’arresto “gli è caduto il mondo addosso, perché era a casa dal lavoro da 70 giorni a causa di un incidente durante il servizio e quando è rientrato l’hanno tradotto in carcere”.

Per quanto riguarda lo stile di vita sproporzionato al reddito contestato ad altri indagati, Marro e Rivello spiegano che il loro assistito “viveva nell’alloggio di servizio perché non aveva i soldi per pagare l’affitto”. In merito alle presunte condotte illecite dei colleghi della caserma Levante, invece, dicono che “lui oggi non è preoccupato di dare giudizi sui colleghi, quanto piuttosto di tornare a casa dalla moglie e dai figli e di continuare a fare il lavoro che ha fatto egregiamente per più di 19 anni”. (Adnkronos)

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