Pestaggio in caserma, il giudice: «Il branco di militari aggredì la sua preda»

«La condotta dei militari ha assunto le fattezze di bieca, reiterata e violenta rappresaglia, perpetrata facendo abuso dell’autorità della quale erano investiti per ragioni di servizio. Non è ammissibile immaginare comportamenti consimili da parte di rappresentanti delle forze dell’ordine». Così il giudice Simone Di Martino motiva le condanne per sei carabinieri, di cui quattro in servizio all’epoca a Sarno e due dell’Ispettorato del Lavoro. Sullo sfondo c’è l’arresto «illegittimo» di un barista, Alfonso Siano, il 6 giugno 2012 e ciò che accadde in seguito. Secondo la sentenza di primo grado, Siano fu più volte picchiato, in diversa misura, dai singoli imputati.

Fatti che vengono così motivati dal tribunale di Nocera: «Più che un arresto è parso, sulla base della ricostruzione dibattimentale, l’aggressione di un branco ad una preda». Tutto ebbe origine da un controllo di due militari dell’Ispettorato nel bar della vittima, a sua volta infastidita dalle domande che uno degli imputati rivolse ad una ragazza. Su questo aspetto, il giudice censura anche il comportamento del barista, «non collaborativo e insolente», che arrivò a spingere uno degli imputati, chiamandolo «ombrellino in divisa» perché riteneva che volesse indurre la ragazza a dichiarare di lavorare in nero. La testimonianza della vittima è però ritenuta «ampiamente credibile». Siano fu allontanato e condotto con forza nell’auto di servizio, in arresto.

Gli imputati, tutti sottoposti ad esame, rendevano per il giudice dichiarazioni sin troppo simili tra loro, ritenute per questo non credibili: tutti in vari modi avevano colpito Siano.

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