Angelo, il carabiniere di Taranto morto in un incidente a Milano: “Non ti dimenticheremo mai. Speravamo fosse il tuo solito scherzo”

Hanno sperato fino alla fine che il peggio passasse. Hanno pregato e incrociato le dita con l’auspicio che quello fosse soltanto “l’ennesimo scherzo” di un militare che per loro era diventato un punto di riferimento, di un uomo che era in grado di ridere e far ridere.

E invece domenica la speranza e i sorrisi hanno lasciato lo spazio alle lacrime, ai ricordi, perché Angelo Panarelli – carabiniere di trentasette anni – si è spento. Troppo gravi per lui le ferite riportate in un tragico incidente in moto nel quale era rimasto coinvolto venerdì pomeriggio in viale Cassala. Lì il 37enne, che tornava a casa dopo il proprio turno di lavoro, aveva perso il controllo della sua Honda Cbr, era scivolato a terra ed era finito con la testa contro un semaforo.

I soccorritori del 118 lo avevano intubato e rianimato e lo avevano portato d’urgenza al Policlinico, dove Angelo – effettivo alle aliquote di primo intervento del nucleo Radiomobile – ha lottato a lungo prima di arrendersi.

Il ricordo di amici e colleghi

Una resa obbligata che, inevitabilmente, ha spinto amici e colleghi ad aprire idealmente un libro dei ricordi fatto di tantissimi momenti vissuti insieme. “In 10 anni hai sempre avuto il volto sorridente, eri un mattacchione, ogni volta ci avvicinavi come se dovessi dirci qualcosa di importante e ancora prima che parlavi ridevi – si legge in una lettera pubblicata sulla pagina Facebook “Puntato” e che gli hanno dedicato gli altri militari -. E noi ogni volta ti ascoltavamo, con interesse e curiosità per poi scoprire già dalle tue risate che era l’ennesima battuta che solo tu potevi fare, che solo tu potevi dire”.

“Abbiamo sperato sino all’ultimo che il tuo corpo possente che la tua voglia di vivere, che il tuo voler ridere ti tenesse in vita, sperando che ci stavi solo giocando il tuo ennesimo scherzo. Abbiamo sperato di vederti lì assieme a noi, mentre tutti uniti ci raccontavamo di che razza di grande amico eri – prosegue il commosso ricordo degli amici -. Abbiamo ascoltato la tua voce su Whatsapp, abbiamo ricordato alcuni tuoi momenti dove in particolar modo ci facevi ridere tutti assieme. Cosi ti ricorderemo – la promessa degli altri carabinieri -, un sorridente uomo che non ha mai fatto vedere al lavoro a nessuno il viso triste, che riusciva a prendere la vita con serenità, leggerezza e tanta gioia”.

“Così ti ricorderemo, quanto ti brillavano gli occhi quando parlavi di moto, di motori, e noi che tutti non capivamo quella tua passione quel tuo grande amore, secondo solo alla tua famiglia. Angelo sei nei nostri cuori e sarà impossibile per noi dimenticarti, perché eri parte fondamentale dei nostri momenti felici al mondo. Ora – si conclude la lettera – da lassù veglia su tutti noi”.

Chi era Angelo, carabiniere per vocazione

Perché per Angelo, papà di due figlie di sette e otto anni, “vegliare” era una sorta di sua missione. A Milano era arrivato quindici anni fa come carabiniere semplice presso la stazione Monforte e poi era stato trasferito alle Api.

Era molto preparato professionalmente ed era il primo che si attivava in caso di bisogno, racconta oggi chi lo conosce bene. “Approfondiva qualsiasi sospetto, qualsiasi rumore che sentiva in casa sua o nel suo quartiere”, spiega un suo collega, “e in dieci anni nessuno lo ha mai visto triste o musone”.

Una vita, quella di Angelo – che il 12 maggio avrebbe compiuto trentotto anni -, spesa ad aiutare gli altri e dedicata a sua moglie, alle sue bimbe e ai motori, la sua grande passione. Il giorno dell’incidente, quando su Milano era prevista pioggia, lui doveva scegliere tra la motocicletta e l’auto. La macchina, però, era ferma per la revisione e così dopo il lavoro Angelo è salito sulla sua Cbr. Purtroppo per l’ultima volta.