Carabiniere lo rimprovera alla festa del paese, lui si vendica incendiando l’auto del militare. Condannato a 4 mesi

Una condanna a quattro mesi per aver messo in pratica – secondo la Procura – una minaccia (che sarebbe emersa in una chat di messaggistica tra l’imputato e la propria sorella) indirizzata a un carabiniere e che si sarebbe poi effettivamente concretizzata nell’incendio dell’auto del militare in servizio alla stazione di Buddusò. Un carabiniere che lo aveva redarguito qualche giorno prima durante una festa di paese. Un dispetto, insomma, come reazione a un rimprovero che il giovane, un 22enne di Buddusò, non aveva evidentemente gradito.

Le indagini avevano consentito di individuare l’imputato (difeso dall’avvocato Angelo Merlini) come responsabile dell’attentato incendiario ed era quindi arrivata prima la denuncia e poi il rinvio a giudizio con l’accusa di danneggiamento seguito da incendio. Nel processo il carabiniere si è costituito parte civile con l’avvocato Antonio Secci.

L’episodio risale ad aprile del 2018. A Buddusò c’era una festa di paese e diverse persone, durante la manifestazione, erano a cavallo. Non tutti però avevano rispettato l’ordinanza sindacale che prevedeva il divieto di muoversi in sella dentro il centro abitato. Tra questi il 22enne che era stato fermato da un carabiniere e invitato a rispettare le regole. Dopo qualche giorno, allo stesso militare era stata incendiata l’auto. Una telecamera, le cui registrazioni erano state acquisite nella fase delle indagini, aveva inquadrato un giovane che, proprio negli attimi precedenti, era passato nel punto in cui era parcheggiata la macchina. E il carabiniere, insieme ad altri colleghi, lo aveva riconosciuto come la stessa persona che tre giorni prima era stata redarguita: il 22enne, appunto. Nell’informativa inviata alla Procura della Repubblica di Sassari, i carabinieri scrivevano che il giovane prima si era «mostrato insofferente nei confronti del militare tentando di sottrarsi al controllo e poi snobbando l’operato della pattuglia e tenendo un comportamento irriguardoso al limite dell’oltraggio». E anche il giorno successivo il comandante della stazione e il carabiniere cui poi è stata incendiata la macchina erano andati a casa dell’imputato per «ammonirlo a evitare simili atteggiamenti, ma senza sortire effetto». Dopo 36 ore esatte, alle 4.10 del mattino, le fiamme distruggevano la Fiat Grande Punto dell’“autore” del rimprovero, parcheggiata a pochi metri dalla caserma. Solo l’intervento tempestivo di una pattuglia aveva evitato che il fuoco si propagasse a un’abitazione vicina e a un altro veicolo. La facciata della casa e l’altra macchina avevano però riportato ugualmente diversi danni.

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