ORDINE PUBBLICO: NUMERI IDENTIFICATIVI ALLE FORZE DI POLIZIA ANCHE SULLE SCARPE

Questa è l’ultima “idiozia” che emerge dalla
lettura del disegno di legge in discussione alla I^ commissione affari
costituzionali del Senato.

Era il giugno scorso quando il Ministro
dell’Interno durante un audizione pubblica rassicurava gli operatori di polizia
informando che i numeri di identificazione sarebbero stati apposti solo sui
veicoli delle squadre e questa O.S lo giudicò anche un buon compromesso tra
l’esigenza di tutela degli operatori e l’esigenza di tutela dei cittadini.
Ma da quanto emerge invece dall’ultima versione
del disegno di legge arrivata in commissione affari costituzionali al Senato
aggiornato al 14 ottobre 2015 (Atto
senato n° 1412
) non solo non c’ è traccia delle modifiche
anticipate dal Ministro ma le cose sembrerebbero molto molto diverse.
 Rispetto alle versione precedente che chiedeva il numero identificativo
solo sui caschi dei singoli operatori di polizia, la nuova versione dispone che
il numero venga applicato anche sulla divisa e sia visibile sia davanti che da
tergo, sui pantaloni dell’uniforme di servizio e addirittura  sugli
stivali e sulle scarpe di servizio. 
Il numero identificativo
dovrebbe essere fatto di materiale e di grandezza tale da essere visibile ad
una distanza minima di 15 metri.
Il disegno di legge prevede inoltre che
l’operatore delle Forze di polizia che sia impiegato in servizi di ordine
pubblico e non indossi l’uniforme prescritta sia tenuto a portare indumenti
(giacche, pettorine o altro idoneo) che lo identifichino univocamente e a
distanza come appartenente alle Forze dell’ordine. In occasione di
manifestazioni di piazza o altre situazioni di intervento per ragioni di ordine
pubblico, è fatto comunque divieto al personale delle Forze di polizia di
portare indumenti o segni distintivi che lo possano qualificare come
appartenente alla stampa o ai servizi di pubblico soccorso.
Infine i funzionari responsabili dovrebbero
indossare sempre e comunque la sciarpa tricolore, come previsto dal decreto del
Ministro dell’interno 19 febbraio 1992 (unica cosa sensata di questo decreto
che ci sentiamo di condividere ).
“Aspettiamoci centinaia e centinaia di denunce
verso gli operatori di polizia a seguito di scontri di piazza è pronto soccorsi
pieni di soggetti ansiosi di farsi refertare per chiedere i danni allo Stato e
ai poliziotti per i danni e lesioni subite” 
sono le dichiarazioni
del Segretario Generale Roberto Intotero, “il Governo valuti bene
quello che sta facendo perchè il rischio evidente è quello di trovare in ordine
pubblico una Polizia meno motivata e più incline al permessivismo e alla
tolleranza dei reati di piazza, e ciò potrebbe incidere in modo molto negativo
sugli esiti delle manifestazioni di protesta.”

Dalla relazione poi scopriamo che l’esigenza
dell’identificazione è stata sollevata anche dal sindacato SILP, secondo cui
il casco identificativo alfanumerico ha un duplice effetto trasparenza:
verso l’opinione pubblica, che sa chi ha di fronte, e a garanzia di tutti i
poliziotti che svolgono correttamente il loro servizio. “E’ evidente,conclude
il segretario, che il direttivo di questo sindacato è composto da soggetti
che non hanno mai svolto un solo  servizio di Ordine Pubblico nella loro
carriera.”

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