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«OLTRE 500 FOREIGN FIGHTERS E POCHI MEZZI CONTRO IL TERRORISMO, COSÌ IL BELGIO È NEL MIRINO»

«È un anno e mezzo che il Belgio è nell’occhio del ciclone». Uno stato piccolo, con poche risorse e mezzi per contrastare il terrorismo, che da oltre 12 mesi si trova a dover affrontare attacchi, minacce, operazioni di anti terrorismo. Così Lorenzo Vidino, esperto di terrorismo e direttore del Program on Extremism della George Washington University’s Center for Cyber & Homeland Security descrive lo scenario belga.
Tutto sembra iniziare a Vervies, una cittadina francofona non lontana da Liegi nel gennaio 2015…
«Già, lì si trovavano tre uomini appena tornati dalla Siria. Siamo subito dopo l’attacco di Charlie Hebdo in Francia. Due terroristi vengono uccisi nell’operazione, al termine della quale la polizia trova armi e materiali utili alla fabbricazione di esplosivi. Da lì l’allerta non è mai scesa. In novembre l’intera Bruxelles era in stato di massima allerta per «minaccia seria ed imminente» di un attentato, poco dopo le stragi di Parigi. Scuole e trasporti pubblici sono chiusi, l’esercito pattuglia le strade cittadine.Poi, l’arresto di Salah Abdeslam».
Perché proprio il Belgio è così preso di mira dal terrorismo di matrice jihadista?
«Perché è il Paese europeo con il più alto numero di foreign fighters, i combattenti stranieri dell’Isis. Qui si trovano 500/600 di loro. Si parla addirittura di 100 che sono rientrati dalla Siria. Sarebbero numeri difficili da gestire per un Paese più attrezzato come gli Stati Uniti, figuriamoci per un piccolo Stato le cui divisioni di polizia e di antiterrorismo sono più piccole e spesso fanno fatica anche a comunicare tra loro a causa della struttura federale del Belgio».
Sembra inoltre che tra il Belgio e la Francia i terroristi riescano a muoversi liberamente.
«Già, anche la mancanza di un coordinamento tra le varie polizie europee rende più facile la vita dei terroristi».
Gli obiettivi presi di mira questa volta sembrano altamente sensibili: aeroporto, stazioni della metro. Il livello di sofisticatezza degli attentatori sta salendo?
«In questo caso possiamo parlare sicuramente di pianificazione, gli obiettivi sono ad alto rischio. Gli attentatori sembrano mandare un messaggio molto chiaro dopo la cattura di Salah: “Non importa quello che fate, noi riusciamo a colpire comunque”. E colpiscono a pochi passi dalle istituzioni europee»

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