MANCATO AUMENTO CONTRATTUALE COLPISCE LE PENSIONI. GOVERNO TACE SUL RINNOVO

Il sistema previdenziale italiano è ormai uniformato al criterio contributivo e, quindi, una minore retribuzione che determina una minore contribuzione produce l’inevitabile risultato di ridurre ulteriormente i futuri trattamenti pensionistici. Quindi un mancato aumento stipendiale corrisponde ad una perdita sulle pensioni.

Intanto mentre il rinnovo contrattuale stenta ad avviarsi arriva un’altra pronuncia contro il blocco della contrattazione nel pubblico impiego. Il sindacato Confsal Unsa, infatti, fa sapere che il Tribunale di Parma, con sentenza depositata il 17 marzo, ha riconosciuto “l’illegittimità del regime di sospensione della contrattazione collettiva a partire dal 30 luglio 2015 nei limiti e nei termini della sentenza della Corte Costituzionale”.

“Ormai è un dato di fatto: mentre il governo continua a tentennare sulla riapertura della trattativa per il rinnovo dei contratti nella P.A. i giudici continuano a condannarlo”, evidenzia in una nota il segretario generale della Confsal Unsa. “Renzi e Madia stanno sperperando denaro pubblico perché espongono lo Stato italiano a continue condanne emesse dai tribunali italiani; e la cosa è destinata a peggiorare visto che circa 75 nostri ricorsi sono ancora pendenti. Potrebbero usare questi soldi per rinnovare i contratti”. Ecco perché, aggiunge il sindacalista, “chiediamo una pronta apertura dei tavoli negoziali e l’individuazione di risorse adeguate per i rinnovi per rispondere ai milioni di lavoratori pubblici che rivendicano una giusta retribuzione, ricordando al Governo che i dipendenti pubblici sono i primi a volere una nuova pubblica amministrazione in cui siano ben chiari diritti e doveri reciproci e che sia adeguata alle esigenze del Paese, dei cittadini e delle imprese”.

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