L’ULTIMO VOLO DEL PARÀ ITALIANO: MUORE DOPO UN LANCIO IN SUD AFRICA

(di Giuseppe Legato) – «Non perdevo occasione per dirglielo…. E anche
l’altra sera al telefono…». Il maresciallo in pensione Gaetano Bianco, ex
comandante della Tenenza di Nichelino, riprende fiato dopo il pianto per
ricordare il figlio Antonio, 40 anni, appuntato dei carabinieri, paracadutista,
morto sabato intorno alle 13 a Pretoria, dopo un «lancio» durante una
manifestazione sportiva.

Non ci sono parole per raccontare il dolore di un
padre che ha visto crescere il «suo» ragazzo che ha fatto le sue scelte, tutte
nell’Arma: prima «ausiliario», poi nel Reggimento «Tuscania», ancora nelle
missioni (Iraq, Afghanistan, Albania, Libano) infine in Sud Africa, negli
uffici diplomatici italiani come agente di sicurezza. Era lì da tre anni.
 
L’incidente  
Una tragedia, un incidente le cui dinamiche sono in
corso di ricostruzione. Secondo le prime notizie che filtrano da ambienti
militari il paracadute dell’appuntato Bianco, distaccato al consolato italiano
di Johannesburg, si sarebbe aperto regolarmente poi, forse in volo, si è girato
in maniera innaturale. Per questo motivo, l’atterraggio sarebbe avvenuto senza
la necessaria coordinazione. La vittima avrebbe battuto violentemente il capo e
il collo, morendo di fatto sul colpo.  
Bianco lascia la moglie e due figli piccoli che non
aveva potuto vedere a Pasqua perché quel giorno era di turno: «Lo aspettavamo
per il 9 aprile, era tutto pronto per il suo ritorno. Avrebbe visto i ragazzi e
avremmo festeggiato comunque» racconta papà Gaetano impegnato a rispondere alle
decine di telefonate di cordoglio.  
Antonio Bianco, nato e cresciuto a Nichelino, aveva
la passione dei lanci col paracadute anche fuori dal lavoro. Tecniche che aveva
imparato nella palestra del «Tuscania»: «Mi diceva sempre: papà ho bisogno di
volare». Anche sabato è andata cosi. A Pretoria era in corso una campionato
nazionale di lancio col paracadute. Antonio era esperto, aveva già fatto
centinaia di volte ciò che l’altro giorno non gli è riuscito. La salma è a
Johannesburg in attesa che venga trasferita in Italia a bordo di un aereo di
Stato. In casa del papà, a Candiolo, saranno giorni di dolore e di attesa. Ma
anche in città la notizia della morte di Antonio si è diffusa velocemente. Su
Facebook l’ex sindaco Giuseppe Catizone è stato il primo a raccontarlo.
Aneddoti da amarcord si incrociano nei commenti degli internauti.  
Il
passato e la musica
  

Salta fuori il passato di un giovane felice che
aveva seguito le orme del padre ma si concedeva anche hobby e passioni per
distarsi, ogni tanto, dalla rigidità militare: palestra, body building, musica.
Nel 2000 faceva parte di un gruppo che suonava in una vecchia cantina di via
XXV Aprile. Si chiamavano «SoSound», facevano cover di artisti di gospel, soul
e R&B. Un nome su tutti: Aretha Franklin. Bianco era alla pianola, alla
chitarra c’era Cristian Capizzi, suo amico di infanzia, che lo ricorda cosi:
«Un ragazzo splendido». Ieri pomeriggio, sul sito del Consolato generale del
Sud Africa sono apparse poche, sentite, righe di condoglianze: «Alla famiglia
di Mr Antonio Bianco, un paracadutista italiano che è morto ieri dopo un
incidente durante i campionati nazionali che si tenevano a Pretoria. Ci
auguriamo che la sua anima possa riposare in pace in eterno».  
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