LEVA OBBLIGATORIA: LA REGIONE VENETO APPROVA IL PROGETTO DI LEGGE STATALE

Il 18 settembre, con 30 voti favorevoli, 13 contrari e 2 astenuti è stato approvato dal consiglio regionale il progetto di legge statale per la reintroduzione del servizio di leva obbligatorio per tutti i cittadini italiani, per un periodo di otto mesi, fatta salva la possibilità di fare il servizio civile. É quanto riporta la redazione di VeronaSera.it.

Nella progetto di legge è inserita la scelta tra servizio civile o militare, prevista in maniera paritaria per gli uomini e le donne, che potrà essere fatta da ciascun soggetto prima dello svolgimento del servizio, da assolversi nel periodo di tempo tra la maggiore età e il compimento dei ventotto anni, compatibilmente con il percorso scolastico.

Ora il testo sarà trasmesso al Parlamento per proseguire il suo percorso. “Posso dire con orgoglio che oggi il Veneto ha messo una prima pietra importante per rinsaldare quel desiderio di appartenenza al gruppo che solo con un esperienza di questo tipo si può affermare”, ha commentato l’assessore regionale alla protezione civile Gianpaolo Bottacin.

“La società di oggi è intesa da molti come di soli diritti, di poca disciplina e poco rispetto: il senso dell’appartenenza invece che si impara sotto le armi è un valore che cambia la vita della persona e della società profondamente ed in senso positivo – ha aggiunto l’assessore regionale Elena Donazzan – il Veneto è la prima Regione ad approvare un provvedimento in tal senso.”

Contraria la consigliera regionale del Partito Democratico Orietta Salemi. “90.000 giovani veronesi rischiano la leva obbligatoria per responsabilità di una politica che ha sguardo e testa rivolti indietro – sottolinea Salemi – La Regione vuole affrontare un tema delicato come quello dell’educazione e la formazione dei nostri giovani, con metodi antiquati e superati. Non è infatti rendendo obbligatorio un servizio, sia esso militare o civile, che le nostre nuove leve avranno un maggiore attaccamento alla Nazione o all’Europa. Esistono tante modalità perché i giovani si possano mettere al servizio di una comunità, impegnandosi per il sociale, il patrimonio artistico, l’ambiente. Insomma, dando il proprio prezioso e fresco contributo per il bene comune; su tutti il servizio civile universale, molto apprezzato dai ragazzi stessi che oggi vi accedono. Al posto di una sterile propaganda, la Regione aumenti i finanziamenti in progettualità che vedono i nostri ragazzi protagonisti, progetti mirati ai bisogni concreti e reali di un mondo la cui complessità non si può affrontare solo a suon slogan. I giovani oggi non hanno bisogno di percorsi coatti o obbligati, ma di modelli di adulti credibili, capaci di offrire, con la propria esperienza di vita, uno sguardo di speranza sul futuro del mondo. La nuova legge nazionale sul servizio civile universale prevede che l’adulto svolga un’attività di tutoring sul giovane. Accompagnare in un servizio e persuadere al suo valore, non obbligare: è il più elementare principio pedagogico dall’antichità a oggi, pena la nullità dell’obiettivo formativo desiderato, se non addirittura un suo effetto distorsivo. Ma la Regione sembra non essersene accorta.”

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