Leonardo si prende IDV e Astra: operazione da 1,6 miliardi, ma sul destino dei lavoratori resta il silenzio
Closing da 1,6 miliardi: Leonardo chiude l’acquisizione del business Difesa di Iveco Group
Leonardo ha finalizzato l’acquisizione del business Difesa di Iveco Group, che comprende i marchi IDV e ASTRA, per un corrispettivo di 1,6 miliardi di euro, in linea con l’Enterprise Value di 1,7 miliardi al netto degli adeguamenti contrattuali concordati. L’operazione è stata finanziata con la cassa disponibile.
Con il closing, il gruppo guidato da Leonardo rafforza la propria presenza nel comparto della difesa terrestre e consolida il ruolo di OEM integrato (Original Equipment Manufacturer), ampliando il portafoglio di soluzioni per la difesa e la sicurezza su piattaforme cingolate e ruotate.
La strategia industriale: più peso nella difesa terrestre e crescita inorganica
Secondo quanto comunicato dall’azienda, l’acquisizione punta a rafforzare la competitività di Leonardo in un segmento considerato ad alto potenziale di crescita. L’operazione consente al gruppo di aggiungere competenze industriali nella produzione di piattaforme integrate, sia sul fronte della mobilità sia su quello del payload, e si inserisce nella strategia di crescita inorganica prevista dal Piano Industriale.
“L’acquisizione ci rafforza come attore di riferimento nel settore della Difesa terrestre e ci rende ancora più competitivi in un segmento di mercato caratterizzato da significative prospettive di crescita future. Grazie all’operazione, Leonardo aggiunge le competenze industriali per produrre piattaforme integrate, sia nella parte mobilità che payload, e compie un ulteriore passo nella strategia di crescita inorganica, una delle direttrici nello sviluppo del Piano Industriale”, ha dichiarato Roberto Cingolani, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Leonardo.
Sinergie commerciali e integrazione tecnologica: il cuore dell’operazione
Leonardo sottolinea che l’acquisizione potenzia anche il posizionamento commerciale congiunto, grazie alla complementarità delle reti di vendita e alla possibilità di proporre soluzioni integrate su mercati specifici ad alto potenziale.
Il gruppo evidenzia inoltre la possibilità di combinare le proprie suite elettroniche complete — dai sistemi di comando e controllo alle elettro-ottiche, fino alle torrette di nuova generazione — con i veicoli di IDV. L’obiettivo dichiarato è offrire soluzioni operative complete e ad efficienti prestazioni.
Secondo la nota, le competenze altamente specializzate dei due soggetti, insieme alla capacità logistica e produttiva, dovrebbero favorire la sinergia operativa, accelerare lo sviluppo tecnologico congiunto e creare nuove opportunità di sviluppo delle capacità tecnologiche e delle competenze professionali.
I numeri del business acquisito: 2.000 addetti, 6 siti produttivi, ricavi per 1,368 miliardi
Il business Difesa di Iveco Group, relativo ai marchi IDV e ASTRA, è stato separato da Iveco Group e riorganizzato sotto un’unica holding italiana, IDV Group srl, di cui Leonardo ha acquisito il 100% del capitale sociale.
Nel 2025, il business Difesa ha realizzato ricavi per 1,368 miliardi di euro. La struttura industriale e commerciale comprende 6 siti produttivi con presenza in Italia, Germania, Romania e Brasile, circa 2.000 persone, 12 uffici commerciali in Europa, Stati Uniti e Brasile e 7 centri di ricerca e sviluppo in Italia, Brasile, Regno Unito e Germania.
Il perimetro industriale è specializzato nella progettazione, produzione e supporto logistico di veicoli destinati prevalentemente all’impiego militare, con un portafoglio che copre veicoli leggeri e medi blindati, veicoli corazzati pesanti e veicoli logistici e tattici.
Il nodo che resta aperto: nessuna parola chiara sulle sorti del personale IDV
Tra cifre miliardarie, ambizioni industriali e promesse di sinergie, nel comunicato emerge però un’assenza pesante: non c’è ancora alcuna indicazione concreta sulle sorti che farà il personale IDV. Leonardo parla di sviluppo delle competenze, evoluzione professionale e nuove opportunità, ma non fornisce dettagli puntuali su occupazione, garanzie, assetto organizzativo, eventuali ricadute sui siti produttivi o prospettive per i circa 2.000 addetti coinvolti. In un’operazione presentata come strategica e trasformativa, il vero punto interrogativo, almeno per chi lavora dentro il perimetro acquisito, resta tutto qui: molte parole sulla crescita, nessuna risposta precisa sul futuro dei lavoratori.
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