LE CHAT DEI CARABINIERI: GRAZIE A QUESTA FRASE ARRESTIAMO TIZIANO RENZI. IL NOE VOLEVA INTERCETTARE DEL SETTE E MARUCCIA

(di Fulvio Fiano e Fiorenza Sarzanini  per il Corriere della Sera) – ROMA L’obiettivo dei carabinieri del Noe era quello di «arrestare Tiziano Renzi». È il capitano Gianpaolo Scafarto a spiegarlo ai suoi sottoposti il 3 gennaio scorso, sei giorni prima di consegnare ai magistrati romani l’informativa contraffatta. E pur avendo già scoperto che non era stato l’imprenditore Alfredo Romeo a incontrare Tiziano Renzi.

Sono le chat su WhatsApp ritrovate nel suo telefonino dai carabinieri del reparto operativo guidati dal generale Antonio De Vita a svelare altri retroscena clamorosi dell’inchiesta Consip. Un fascicolo che ha tra gli indagati persone vicine all’ex premier Matteo Renzi — da suo padre Tiziano, all’ex sottosegretario ora ministro dello Sport Luca Lotti — e sta provocando un terremoto nell’Arma. Si scopre infatti che pur di individuare le «talpe» del comando generale che avrebbero avvisato proprio i vertici Consip dell’indagine in corso, Scafarto aveva concordato con il vicecomandante Alessandro Sessa — ora indagato per depistaggio — di piazzare microspie nell’ufficio del comandante generale Tullio Del Sette e del capo di Stato Maggiore Gaetano Maruccia. Un’attività pianificata con i pm napoletani che però poi non fu concretizzata.

L’incontro di Romeo e la falsa informativa

È la conversazione registrata il 3 gennaio scorso nel gruppo WhatsApp che ha creato con gli investigatori della sua squadra a ricostruire le mosse di Scafarto. Scafarto: «Buongiorno a tutti, forse abbiamo riscontro di un incontro tra Romeo e Renzi… Tiziano… Ieri ho sentito a verbale Mazzei, il quale ha riferito che Romeo gli ha raccontato di aver cenato o pranzato con Tiziano e Carlo Russo… Quindi l’ambientale del 6 dicembre e seguenti… Remo per favore riascoltala subito… Questo passaggio è vitale per arrestare Tiziano… attendo trascrizione…». Un ora dopo insiste. Scafarto: «Remo hai trovato il passaggio che ti dicevo?». Reale: «Sto trascrivendo… ho trovato quel passaggio e sembra sia Bocchino che dice quella frase». Scafarto: «Ok, ascolta bene… Falla ascoltare pure a qualcun’altro». Reale: «Già fatto e siamo giunti alla conclusione che è Bocchino che abbassando il tono della voce dice quella frase…». Scafarto: «Quindi Bocchino dice che lui ha incontrato o Romeo ha incontrato?». Reale: «Bocchino riferisce a Romeo una tesi difensiva da adottare in virtù delle notizie in loro possesso». Scafarto: «Ok… ci sta… Remooo». Reale: «Eccomi».

Scafarto: «Mi rimandi il file che hai trascritto di Bocchino e Romeo… Non me lo hai mandato più». Reale: «Arriva… File trasmesso».

Nonostante sia stato informato dei dettagli dell’intercettazione, nell’informativa consegnata sei giorni dopo al procuratore aggiunto di Roma Paolo lelo e al sostituto Mario Palazzi, Scafarto attribuisce a Romeo la frase «Renzi, l’ultima volta che l’ho incontrato». E poi sottolinea: «Questa frase assume straordinario valore e consente di inchiodare alle sue responsabilità Tiziano Renzi in quanto dimostra che effettivamente Romeo e Renzi si sono incontrati, atteso che Romeo ha sempre cercato di conoscere Matteo Renzi senza riuscirvi». Due giorni fa, quando è stato interrogato dai magistrati che gli hanno chiesto come mai, pur sapendo che le cose stavano diversamente abbia deciso di formulare l’accusa, Scafarto ha risposto: «Non so darmi una spiegazione di quanto accaduto».

La fuga di notizie e le cimici In una chat con il vicecomandante Sessa che risale al 9 agosto scorso, Scafarto parla invece della fuga di notizie sull’inchiesta all’epoca condotta dal pm napoletano Henry John Woodcock. Si lamenta del fatto «che sia stato un errore parlare direttamente di tutto con il capo attuale e credo lo sia ancora di più continuare a farlo». Sessa è indagato per depistaggio perché qualche settimana fa, interrogato come testimone, aveva assicurato di non aver mai parlato con i suoi superiori dell’inchiesta in corso su Consip.

La chat con Scafarto lo smentisce e svela altri dettagli su quanto accaduto l’estate scorsa. Una delle persone che potrebbe essere stata informata degli accertamenti in corso è il capo di Stato Maggiore Gaetano Maruccia che con Sessa aveva frequenti incontri, come ha ammesso nel suo ultimo interrogatorio Scafarto. Agli inizi di settembre Scafarto scopre — ascoltando le conversazioni intercettate —che l’amministratore delegato di Consip Luigi Marroni (interrogato ieri per oltre sette ore) deve incontrare il comandante Tullio Del Sette.

Propone quindi a Sessa di mettere ambientali negli uffici dello stesso Del Sette e del capo di Stato maggiore. Sessa sembra condividere questa iniziativa. Scafarto gli spiega anche che Woodcock è preoccupato per la fuga di notizie e alla fine è proprio Sessa a parlare con il magistrato. Non risulta che siano state piazzate microspie al Comando generale, ma su questo gli accertamenti della Procura di Roma proseguono, anche per individuare tutti i componenti di quella «catena» che avrebbe poi soffiato alla Consip e agli uomini vicini a Renzi l’esistenza dell’inchiesta.