Carabinieri, come si guida una gazzella in emergenza e sicurezza

Da guida veloce a guida sicura in emergenza la differenza è sostanziale. Infatti se la prima definizione non ha bisogno di spiegazioni, la seconda significa che al primo posto c’è la sicurezza di chi è al volante e dei cittadini attorno. È l’evoluzione introdotta nel 2014 del modo di guidare un’auto dei carabinieri, che sia una Fiat Bravo o una Alfa Romeo 159, durante un intervento, quindi in ambito operativo, come detto “in emergenza”. Per raggiungere questo scopo l’Arma organizza corsi specifici alla fine dei quali, se si superano le prove, si consegue l’abilitazione alla guida sicura in emergenza. Pochi giorni fa, all’autodromo del Mugello la legione Carabinieri Toscana ne ha tenuto uno: 36 ore distribuite in tre giorni di lavoro intensi nella zona dei paddock del circuito.

PRIMA LA GUIDA SICURA

“Sostanzialmente – spiega il maresciallo maggiore Marco De Dominicis, 45 anni, romano trapiantato in Toscana, istruttore da 11 dei 27 anni con gli alamari, di casa all’autodromo – si tratta di un corso di guida sicura che ha elementi di pilotaggio e tattici”, ovvero guida difensiva e offensiva. Si inizia con una lezione, poi gran parte del corso è pratica con l’istruttore accanto oppure collegato via radio per simulare il più possibile situazioni reali. Valutazioni e correzioni avvengono sempre dal vivo. “Cominciamo – spiega De Dominicis – con un handling normalissimo. Quindi utilizzo del freno, corretto uso dell’Abs, sovrasterzo, sottosterzo”. Come detto, i primi esercizi sono quelli classici del corso di guida sicura: slalom lento e veloce, lo scarto degli ostacoli, controllo del veicolo su superficie a bassa aderenza, l’utilizzo di percorsi particolari.

POI LE MANOVRE DI POLIZIA

In una fase successiva si entra nel campo più specifico del pronto intervento delle forze dell’ordine e qui il maresciallo De Dominicis mantiene il dovuto riserbo. In questi anni YouTube e diverse trasmissioni televisive hanno messo in evidenza, con video singoli o docufiction, il lavoro in automobile delle polizie di diversi Paesi, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti in primo luogo. L’unica cosa che l’istruttore dice è che alcuni esercizi, “è intuibile” che siano in parte comparabili con quanto visto online o in tv. Sapere di più (purtroppo) non è possibile. Di sicuro la guida in pronto intervento è complicata dalla massa del veicolo che il carabiniere che è al volante deve manovrare. Infatti, secondo un calcolo a spanne, una 159 dell’Arma, con tutte le dotazioni previste, ha un peso che può essere paragonabile a quello di una 159 civile a pieno carico. Si tratta quindi di veicoli che hanno una dinamica differente dalle auto normali. “È importante – prosegue il maresciallo maggiore – la gestione del veicolo in condizioni critiche. Bisogna fare familiarizzare l’autista tenendo conto anche della condizione psicofisica di chi guida”.

MOTORI TD DA 160 A 200 CV

In genere le motorizzazioni usate dai carabinieri per il pronto intervento vanno dal 1.900 ai 2 litri di cilindrata turbodiesel, hanno tra i 160 e 200 Cv e sono a trazione anteriore. Le auto utilizzate al Mugello vengono sottoposte a manutenzione ogni giorno per assicurare livelli di sicurezza e affidabilità elevati. Il lavoro durante i corsi di formazione però è pure quello di utilizzare veicoli con motorizzazioni benzina e trazioni differenti come quella integrale: “Il corso ha un’ottica a 360°, proiettata anche verso veicoli che in futuro potremmo utilizzare”.

LE SODDISFAZIONI

La soddisfazione come istruttore arriva quando “vengono promossi tutti gli allievi di un corso”. I carabinieri che arrivano “provengono da un iter formativo di eccellenza, lo standard che richiediamo è molto alto e questa abilitazione è ambìta”. Non solo uomini tra l’altro, sono diverse le ragazze e le donne che hanno frequentato e superato i corsi di guida in emergenza. “Il genere – sottolinea De Dominicis – non fa differenza. Qui vengono persone fortemente motivate, a cui piace guidare”. Una volta abilitati, lo faranno anche in sicurezza.

Redazione articolo a cura di Alessandro Conti per la Gazzetta dello Sport

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