L’AGGRESSORE È UN OPERAIO. ORA SCUSATEVI CON LA POLIZIA

Le bugie hanno le gambe corte.
La verità è venuta a galla. Troppo facilmente è stata usata in questi giorni la
parola «manganello» da chi ha voluto puntare il dito contro la polizia. Un
termine che poteva e doveva essere evitato.

Proprio perché la verità adesso
smentisce i tanti attacchi alle divise che hanno tentato di mantenere l’ordine
durante la manifestazione a Roma dei lavoratori di Terni. Ecco infatti cosa è
successo in quei momenti di violenza: chi ha perso sangue dalla testa, oggi, se
la deve prendere con i compagni operai che partecipavano al corteo. Sì, poiché
è stato un manifestante «camuffato» da agente a prendere a pugni il delegato
nazionale della Fiom Gianni Venturi, ex segretario regionale Cigl e attuale
responsabile del settore Siderurgia della Fiom. Il sindacalista con il sangue
che gli cola dalla testa e gli sporca anche il volto è stato colpito
violentemente da un lavoratore che si trovava alle sue spalle e non dal
manganello di un agente della polizia di Stato. A dimostrarlo un video che ha ripreso l’attimo in cui Venturi viene raggiunto da un pugno sferrato con
il braccio destro dall’uomo, colpo che lo fa cadere in terra, dove verrà poi
soccorso proprio dai poliziotti che stavano cercando di non far avanzare il
corteo verso la stazione Termini. Ma chi era l’aggressore? Una persona che
indossava un casco da operaio di colore azzurro, come quello dei caschi che
indossano gli agenti della Celere, e con uno zainetto bianco sulle spalle.
Appena il manifestante picchia Venturi, si gira su se stesso e si fa largo tra
la folla, fuggendo velocemente dal luogo dell’aggressione. Ma fino ad oggi i
rappresentanti della Fiom in televisione e su tutti gli organi di stampa non
hanno esitato ad attaccare la polizia, in primis il segretario generale della
Fiom, Maurizio Landini. «I video sono chiarissimi: noi siamo stati aggrediti in
quella piazza e non abbiamo fatto niente, anzi è stato grazie all’intelligenza
dei lavoratori e anche nostra che non è successo nulla. Noi abbiamo i feriti,
non raccontiamoci storie, di altri non ce ne sono», ha detto in questi giorni
proprio il leader della Fiom, già smentito ieri sulle pagine de Il
Tempo
 . Non solo. «Le immagini sono chiare, il fatto che noi volevamo
andare verso la stazione Termini è bugia pura, grazie al senso di
responsabilità dimostrato dai lavoratori dopo la carica della Polizia abbiamo
garantito che non succedesse niente». Landini, adesso, appena avrà visionato il
video che è stato pubblicato su YouReporter.it dovrebbe scusarsi con le forze
dell’ordine che sono state prese di mira con attacchi ingiustificati e
dovrebbe, invece, cercare di capire il motivo per cui un lavoratore che
partecipava alla manifestazione ha deciso di aggredire un sindacalista che era
in prima fila per dimostrare la grave situazione nella quale si trovano i
lavoratori dell’acciaieria di Terni.

Lo stesso Venturi, intervistato
dal Resto del Carlino di Ancona, ha dichiarato che «i poliziotti ci hanno
assalito e io sono stato il primo ad essere colpito». Oppure: «Io non sono un
balck bloc, come me gli altri che erano a quel corteo, qualcuno dovrà
rispondere di quanto accaduto». Esatto, ma non un agente della polizia di
Stato, non chi stava lavorando per mantenere la sicurezza in una piazza invasa
dai lavoratori, ma il manifestante che ha picchiato il delegato nazionale della
Fiom alle spalle e poi scappato tra la folla per timore di dover rispondere lui
in pubblico del suo folle gesto. Dovrebbe andare davanti alle telecamere come
ha fatto il segretario generale Landini, attaccando la polizia, e di avere il
coraggio di dire invece la verità.

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