IMMIGRATO DENUNCIA ISPETTORE: POLIZIA LO LICENZIA, IL TAR GLI DA RAGIONE “ACCUSE INVENTATE”

In
carcere e agli arresti domiciliari per 891 giorni
, assolto e poi licenziato. Ma al calvario
giudiziario dell’ispettore capo di Polizia Mauro Tavelli, 50 anni, di Chiuro
(Sondrio), ora ha messo la parola fine il Tar Lombardia.

«Il Tar – dichiara
l’avvocato Fabrizio Consoloni di Lecco che con la collega Nicoletta Manca
assiste il poliziotto all’epoca dei fatti in servizio alla questura di Milano –
ha accertato l’illegittimità della sanzione disciplinare sfociata nella
destituzione dal servizio dell’ispettore Tavelli, assolto in ambito penale
perché i fatti non sussistono». 
I
giudici amministrativi, spiega il legale
,
hanno accolto il ricorso della difesa, azzerando gli atti di licenziamento del
ministero. «Adesso – annuncia l’avvocato Consoloni – chiederò l’immediato
reintegro sul posto di lavoro e la corresponsione degli stipendi arretrati, dal
5 giugno 2010, al mio assistito, in attesa che il Tar si pronunci in modo
definitivo sul merito». 

L’ispettore
Tavelli era finito in carcere
 con
accuse pesantissime, come concussione, favoreggiamento dell’immigrazione
clandestina di trans, sfruttamento della prostituzione, dopo la denuncia di un
immigrato ospite del Cie di via Corelli a Milano, presso il quale spesso
prestava servizio. «Per quelle accuse che si sono rivelate totalmente
inventate sono stato a lungo rinchiuso in una cella e poi in detenzione
domiciliare e, addirittura, ho perso il lavoro – afferma Tavelli – e solo
grazie al sostegno della mia famiglia ho potuto affrontare diverse battaglie
legali per far riconoscere la mia innocenza.
Ora, nonostante la sentenza
finalmente assolutoria dopo quelle di condanna, tarda ad avvenire il mio
reintegro. Vorrei tornare a lavorare in questura a Milano o in quella di
Sondrio. Intanto conduco una vita di continue rinunce, basandomi unicamente
sulla paghetta di mio padre
, cosa per la quale mi vergogno, che ha una
povera pensione e al quale spero, un giorno, di essere in grado di restituire i
soldi che mi ha dato anche per affrontare le spese legali»
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