LA MARINA MILITARE ORA VUOLE SAPERE QUANTE SONO LE “CAPRE”

(di Luca Marco Comellini) – Qualche
giorno fa “ilfattoquotidiano.it” ha dedicato la sua apertura alle “capre” della Marina Militare. 
Secondo
“il Fatto” in alcune basi della Marina le capre sono usate da tempo
come rimedio alla cronica carenza di soldi da destinare al mantenimento delle
aree verdi e, come riferisce l’autore dell’ironico articolo, sembrerebbe che
l’idea delle “capre” sia venuta al grande capo in persona, l’ammiraglio
Giuseppe de Giorgi
, durante una visita in un reparto dove l’erba era un po
alta e che i suoi subalterni, forse proprio in virtù di quel famoso detto che
recita “il capo ha sempre ragione” l’abbiano immediatamente realizzata.

La
singolare notizia però ha evidenziato anche un retroscena piuttosto
preoccupante.
 Un militare, sicuramente un po più attento
di tanti altri al benessere degli animali e alle norme sulla tutela della
salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro sarebbe stato sanzionato con tre
giorni di consegna di rigore. Una punizione che, in altre parole, lo ha privato
della “libertà”, come se fosse un delinquente comune. E, nonostante l’aspetto
disciplinare della vicenda abbia per l’ennesima volta messo in luce uno dei più
inquietanti aspetti della vita militare – cioè che un individuo per il solo fatto
di essere militare può essere privato della libertà in spregio all’articolo 13,
comma 1, della Costituzione (“Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di
ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della
libertà personale, se non per atto motivato dell’Autorità giudiziaria e nei
soli casi e modi previsti dalla legge”) – è comunque la questione
delle capre ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e del Parlamento.
Le capre della Marina sono diventate “un caso” politico.
Siccome
è sempre meglio prevenire che curare, 
e lo stato
maggiore della Forza armata lo sa bene (vedi questione Alessandro Nasta,
amianto e rischi contagio in operazioni soccorso migranti ecc. ecc.), oggi
scopriamo che già dallo scorso 12 ottobre il vertice militare aveva disposto un
“censimento quadrupedi specie caprina-ovina”. Con tutti i problemi che
affliggono i marinai il censimento sembra essere diventato una questione della
massima urgenza e cosi lo scorso 29 ottobre – l’articolo del il Fatto è del 28
– in tutti i reparti della Forza armata è arrivato un “messaggio” contenente
il seguente ordine: «come richiesto da maristat (n.d.r. stato maggiore marina)
con il msg cui rife, si chiede di accertare la eventuale detenzione di
quadrupedi della specie caprina ed ovina comunicando a questo A.C., entro il 03
nov. p.v. i seguenti dati informativi: comando-ente/specie animale/numero capi
detenuti//».
Al
lettore più attento alle questioni militari potrebbe sembrare una sciocchezza
 ma
è chiaro che, invece, sapere quante capre o pecore ci sono
in Marina
 è diventata una questione di vitale importanza per il
vertice della Forza armata. A veder bene la stravagante iniziativa ha anche un
suo lato positivo e sicuramente permetterà di scoprire anche il numero di quegli
animali che vagano nei giardini degli alti comandi della Marina o, perché no,
in quelli del Ministero della difesa.

La
richiesta dello stato maggiore
, seppure mirata a far luce su
questa singolare storia di capre e pecore, non sembra tuttavia tesa a conoscere
se i vari responsabili dei siti militari adibiti a pascolo per i simpatici
quadrupedi abbiano anche fatto tutti i necessari adempimenti previsti dalle
norme del settore per la detenzione e la conduzione di animali da allevamento
quali sono, appunto, capre e pecore. A questo punto non resta che aspettare che
la ministra Pinotti sia chiamata in Parlamento per rispondere alle domande
sulle capre della Marina. 
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