LA CARABINIERA MOLESTATA NEL LABORATORIO STUPEFACENTI. TRIBUNALE CONDANNA MARESCIALLO

(di Luca Marco Comellini per Tiscali Notizie) – Lei, Angela Aparecida Rizzo, è una giovane e avvenente carabiniera scelta di origini brasiliane, ha 33 anni. Lui, il superiore, è un maresciallo di 52 anni e lo scorso 17 gennaio è stato condannato dal Tribunale militare di Roma alla pena della reclusione militare di nove mesi perché ritenuto colpevole del reato di “minaccia ad inferiore aggravata e continuata”.

Lavorano gomito a gomito nel laboratorio analisi sostanze stupefacenti di un nucleo investigativo fin dal gennaio del 2014 e sin dal momento del suo arrivo Angela aveva instaurato con i colleghi un sereno rapporto, improntato al rispetto ed alla collaborazione ma a partire dal marzo 2015 le cose erano iniziate a cambiare. Le osservazioni e i consigli del superiore di grado iniziarono a mutare rotta sconfinando nella sfera della vita privata della giovane carabiniera.

Come è emerso nel corso del dibattimento non sono state rare le occasioni in cui il maresciallo si è lasciato andare a commenti poco lusinghieri riguardanti ora l’abbigliamento, ora l’atteggiamento della giovane carabiniera nel rapportarsi agli uomini e in tre differenti occasioni l’imputato si era spinto fino a violarne la fisicità attingendole le natiche con la mano, nonostante Angela gli avesse chiaramente fatto presente, sin dalla prima volta, che tali gesti non erano assolutamente né tollerati né, tanto meno, graditi. L’invadenza del maresciallo si era manifestata anche attraverso domande insistenti e fuori luogo che avevano ad oggetto la vita sentimentale della sua sottoposta che, peraltro, più di una volta lo aveva invitato a non indugiare su questioni che in alcun modo avrebbero dovuto riguardarlo.

I contrasti ormai erano sempre più frequenti e dopo l’ennesima discussione il maresciallo minacciò la carabiniera dicendogli che avrebbe messo in atto la sua vendetta se avesse rivelato ad altri l’episodio. Poi, in un’altra occasione, la seconda minaccia: gliela avrebbe fatta pagare approfittando del fatto che era di sua competenza dare una valutazione sul suo lavoro.

Al termine del dibattimento il sostituto procuratore Antonella Masala ha chiesto la condanna a nove mesi di reclusione. Anche l’Avvocato Giorgio Carta, difensore della carabiniera scelta Angela Aparecida Rizzo, costituita in giudizio come parte civile, formulando le sue conclusioni ha prima ricordato ai giudici che i fatti oggetto del giudizio avvengono quasi sempre in assenza di testimoni e in un clima di soggezione e timore vissuti dalla vittima in assoluta solitudine e quindi, associandosi alla richiesta di condanna formulata dalla pubblica accusa ha chiesto anche il pagamento delle spese processuali e il risarcimento del danno. Il difensore dell’imputato ha chiesto l’assoluzione più ampia per assoluta mancanza di prove. Il processo celebrato a tempo di record dalla seconda sezione del Tribunale militare di Roma era iniziato solo lo scorso 19 ottobre 2016 a seguito dell’udienza preliminare presieduta dal dott. Gaetano Carlizzi, e si è concluso dopo solo due udienze, il 17 gennaio, con la condanna del maresciallo a 9 mesi di reclusione militare, al pagamento delle spese processuali e del danno da liquidarsi in separata sede a seguito di un giudizio davanti al Tribunale civile.

Angela, visibilmente commossa al termine del processo, non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione ma è certo che l’esito di questa brutta storia che l’ha vista vittima delle attenzioni di un carabiniere suo superiore di grado dovrà far riflette il vertice del’Arma perché dopo il caso finito davanti al Tribunale militare di Napoli che Tiscali.it aveva raccontato nel mese di giugno dello scorso anno, il dubbio che queste storie di minacce e violenze ai danni delle donne dell’Arma non siano casi isolati è sempre più concreto.