IRAN, MEDAGLIE E PROMOZIONI PER I SOLDATI CHE HANNO TRATTENUTO I MARINE AMERICANI

(di Franco Iacch) – “Hai
svolto un lavoro eccellente, è stata un’operazione rapida e coraggiosa. E’
stato l’intervento divino a far si che gli americani si perdessero e che
venissero catturati in ginocchio con le mani dietro la testa”.

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Con
queste parole il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Seyed Ali Khamenei, ha
conferito la medaglia “Fath” al comandante della Marina del Corpo delle Guardie
della Rivoluzione Islamica, l’ammiraglio Ali Fadavi
, per l’operazione del 12
gennaio scorso che ha coinvolto dieci soldati americani. Le due piccole
imbarcazioni da combattimento americane trasportavano 10 soldati armati, quando
sono state tratte in stato di fermo dalle unità di combattimento della forza
navale delle Guardie Rivoluzionarie. I soldati furono poi trasferiti nell’isola
di Farsi. Secondo i media di Teheran, le unità sarebbero state catturate dopo
essersi spinte per due km all’interno delle acque territoriali iraniane. I
marinai – secondo il Pentagono – stavano svolgendo una missione di
addestramento tra il Kuwait ed il Bahrein
, quando per problemi di natura meccanica
sono stati trasportati alla deriva in acque iraniane. I dieci soldati
americani, nove uomini ed una donna, vennero poi rilasciati dopo otto ore.

L’Ayatollah Khamenei ha promosso anche i quattro comandanti che hanno diretto
l’operazione ed i soldati che hanno materialmente eseguito il fermo dei soldati
americani.

La
medaglia Fath (Conquista) viene conferita dalla Guida Suprema dell’Iran. Le tre
foglie di palma sulla Grande Moschea di Khorramshahr simboleggiano la
resistenza e l’unità del Paese. La medaglia è stata precedentemente assegnata
ad eroi di guerra, politici e comandanti militari.
L’IRGC
– si legge nel comunicato delle Guardie della Rivoluzione Islamica – ha
appurato che i soldati americani non erano delle spie. Si erano soltanto persi
– continuano da Teheran – a causa dell’inefficienza dei loro dispositivi di
navigazione ed attrezzature. Quelle foto dei marinai americani inginocchiati
hanno fatto il giro del mondo: rappresentano una vittoria propagandistica di
proporzioni indicibili per gli iraniani.

Quello
che gli iraniani non diranno mai
Nei
minuti successivi al fermo dei marinai, la US Navy nel Golfo Persico si è
schierata a ridosso dei confini iraniani. A riferirlo sono gli stessi iraniani
nella parole dell’ammiraglio Ali Fadavi.
“Dopo
la cattura, le portaerei USS Harry S. Truman e la francese Charles de Gaulle,
hanno iniziato ad operare a ridosso delle acque iraniane. Per 40 minuti, la USS
Truman ha eseguito manovre non professionali a ridosso dei nostri confini”.
Usa e
Francia hanno lasciato intuire che i soldati non sarebbero mai stati utilizzati
come merce di scambio o trattenuti più del dovuto. E’ anche vero che i vettori
per far decollare i caccia, non avrebbero avuto la necessità di spingersi a
ridosso dei confini iraniani. Due portaerei nucleari al largo delle coste,
però, devono aver fatto un certo effetto a Teheran.
Aggiunse
Fadavi: “Eravamo pronti con i nostri motoscafi lanciamissili ad affrontare
gli americani, il comportamento della US Navy è stato provocatorio,
irresponsabile ed incontrollato (Fadavi non menziona i Gruppi da Battaglia
posti a protezione dei due vettori). Abbiamo immediatamente utilizzato i canali
radio internazionali per impedire ogni loro ulteriore mossa. Poi hanno capito
che la marina iraniana ha l’ultima parole nei propri confini. La nostra
sovranità nello Stretto di Hormuz e nel Golfo Persico non può essere messa in
discussione”.
Gli
iraniani hanno ottenuto una foto storica: dei soldati americani in ginocchio.
Foto che sarà utilizzata per decenni e che vale più di una vittoria militare.
Gli iraniani, però, non mostreranno mai le immagini delle due portaerei dinanzi
“casa” con relativi Gruppi da Battaglia al seguito.

Quelle
quindici navi tra portaerei e cacciatorpediniere schierate (senza considerare
che almeno due “boomer” sono sempre pronti a coprire possibile bersagli nella
Regione) potrebbero aver lasciato il segno. E questo gli iraniani non lo
diranno mai.
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