In Parlamento in ginocchio per Floyd, ma nessuno si è mai inginocchiato per le vittime del dovere in divisa

Dal 1961 a oggi è stata una strage di poliziotti e carabinieri, morti perché combattevano la criminalità. Sono 4.067 gli operatori di Polizia e altri dipendenti pubblici (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria, Corpo Forestale, Polizie Municipali, Esercito e Vigili del Fuoco) deceduti o che abbiano subito un’invalidità permanente in attività di servizio dal 1961 al marzo del 2020, in base ai dati raccolti dal Viminale.


A queste Vittime del Dovere, tale è il loro status, occorre aggiungere l’agente scelto del Commissariato di Secondigliano Pasquale Apicella, 36 anni travolto a Napoli dall’automobile su cui viaggiava ad altissima velocità una banda di delinquenti di etnia rom i quali avevano appena tentato l’assalto di un bancomat e cercavano di sfuggire alla cattura. Era l’alba del 27 aprile scorso.


Lino, che non tornerà mai più a casa, ha lasciato una giovane moglie, Giuliana, e due bambini, il più grande ha solo 6 anni.

Nessuno si è inginocchiato in tv o in piazza per reclamare giustizia nei confronti di questo ragazzo o dei suoi famigliari.

Lino, come tutti i poliziotti che si spengono nell’assolvimento dei propri compiti, è già stato dimenticato, sommandosi a quella schiera muta di paladini della giustizia trattati troppo ingiustamente sia in vita che in morte.

Prima di Apicella, il pomeriggio del 3 ottobre 2019, l’agente scelto Pierluigi Rotta, 34 anni di Napoli, e l’agente Matteo Demengo, 31 anni di Velletri, sono morti durante una sparatoria avvenuta prima all’interno e poi all’esterno della Questura di Trieste.
A sparare a bruciapelo ai poliziotti un rapinatore originario della Repubblica Dominicana, che era appena stato fermato.
Compiendo un piccolo passo indietro, troviamo il Carabiniere Mario Cerciello Rega, accoltellato a morte nella Capitale, quartiere di Prati, dall’americano Elder Finnegan Lee la sera del 27 luglio.
Il 16 giugno, poco più di un mese prima quindi, l’appuntato scelto Emanuele Anzini, 41enne di origine abruzzese trapiantato da vent’anni nella provincia bergamasca, è stato schiacciato da una vettura ad un posto di blocco a Terno d’Isola. L’automobilista è risultato positivo all’alcool test.
Il 13 aprile del 2019 invece era toccato al Carabiniere di 47 anno Vincenzo De Gennaro, ammazzato a colpi di pistola a Cagnano Varano, un paesino in provincia di Foggia. Durante un abituale controllo.

Proprio per questo ha scatenato un vero e proprio putiferio in Parlamento, lasciando un’inevitabile lunga coda di polemiche, la teatrale messa in scena seguita al discorso tenuto dall’ex deputata di Leu (ora tra le fila del Pd) Laura Boldrini.

 

Alla conclusione dei lavori, durante la serata di ieri, l’ex presidente della Camera si è resa protagonista di un intervento per ricordare la morte di George Floyd e condannare razzismo e discriminazioni di ogni genere.  Una volta terminato il discorso della collega di partito, infatti, alcuni deputati del Pd si sono inginocchiati, copiando con la carta carbone quella particolare forma di protesta nata proprio negli Stati Uniti per contestare in modo pacifico i fatti di violenza e di sangue attribuiti all’odio razziale, tra i quali è stato fatto rientrare anche l’episodio di Minneapolis.

“Sono qui a chiedere se ieri sera si sono rispettati i regolamenti della Camera dei deputati quando a fine seduta abbiamo visto occupare genuflessi l’emiciclo da alcuni deputati per la vicenda di Floyd, che riguarda un’altra nazione ed un’altra situazione. Quella messa in atto ieri dalla collega Laura Boldrini e da altri deputati del Pd è una sceneggiata che squalifica anche la stessa lotta al razzismo”, ha attaccato stamani all’apertura dei lavori il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli.

“Vede, Presidente, non abbiamo visto nessuno inginocchiarsi quando è stata uccisa Pamela, quando le forze dell’ordine si sacrificano per difendere il popolo italiano o sono costrette al suicidio perchè abbandonate dallo Stato, prosegue Donzelli. “Non abbiamo visto nessuno inginocchiarsi per gli italiani che si sono tolti la vita per la crisi seguita al Coronavirus. Ma hanno fatto bene a non inginocchiarsi, perchè in quest’aula non ci si inginocchia, si sta in piedi e si risolvono i problemi degli italiani. Basta sceneggiate, non servono”, conclude.

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