Ilaria Salis, lo “scandalo” che non c’è: smontata la polemica sul controllo di Polizia. “Un atto dovuto, non una perquisizione”
Un atto dovuto, non una perquisizione
L’intervento della Questura di Roma nei confronti di Ilaria Salis, avvenuto in una struttura ricettiva della Capitale, è finito al centro di una tempesta politica che il sindacato di Polizia Coisp definisce basata su premesse errate. Quello che è stato impropriamente descritto come una “perquisizione” o un atto repressivo è, in realtà, un controllo tecnico scattato a seguito di una segnalazione inserita nei circuiti di cooperazione europea. Come chiarito dal segretario generale del Coisp, Domenico Pianese, le forze dell’ordine non hanno alcuna discrezionalità in questi casi: sono tenute per legge a procedere con le verifiche sul soggetto segnalato e su chiunque si trovi con lui al momento del controllo.
Nessun legame con il corteo: la smentita del Coisp
Nonostante le accuse di una “strategia preventiva” volta a intimidire in vista della manifestazione in programma lo stesso giorno a Roma, il sindacato ribadisce che l’operazione non ha nulla a che vedere con il corteo. Parlare di “atto preventivo” legato alla mobilitazione di piazza significa, secondo Pianese, alterare la realtà dei fatti e rischia di alimentare un clima di tensione del tutto ingiustificato. Il controllo risponde a precisi obblighi internazionali e accordi di sicurezza che prescindono dal contesto politico locale.
Privilegi e Stato di diritto: “Nessuno è al di sopra della legge”
Il Coisp punta il dito contro quella “certa parte politica” che avrebbe cercato di trasformare un adempimento tecnico in uno scandalo nazionale. La nota del sindacato è tagliente: in uno Stato di diritto non possono esistere eccezioni “su misura” o scorciatoie, nemmeno per chi ricopre cariche istituzionali come gli europarlamentari. L’accusa rivolta a chi cavalca la protesta è quella di voler piegare un atto d’ufficio a una lettura politica strumentale, venendo meno al rispetto dovuto verso chi opera per la sicurezza pubblica.
La pista tedesca e il fantasma della «Hammerbande»
Il vero motore del controllo avvenuto a Roma non è stato il Viminale, ma la magistratura di Berlino, che ha inserito il nome di Ilaria Salis nel sistema di allerta internazionale già all’inizio di marzo. Il motivo risiede nei presunti contatti tra l’eurodeputata e la «Hammerbande», l’organizzazione di estrema sinistra tedesca accusata di gravi violenze e aggressioni ai danni di militanti neonazisti. Nonostante la difesa neghi procedimenti aperti in Germania, lo scambio informativo tra le procure di Berlino e Budapest rimane costante per mappare spostamenti, veicoli e soggetti d’interesse per la sicurezza pubblica transnazionale. Il sindacato di Polizia Coisp ha confermato che l’intervento risponde a un preciso obbligo derivante da segnalazioni inserite nei circuiti di cooperazione europea.
Schengen non perdona: l’automatismo del database UE
Il controllo in hotel è scattato grazie al SIS (Sistema d’informazione Schengen), la più grande banca dati per la sicurezza in Europa, disciplinata dal regolamento UE 2018/1862. Nel momento in cui l’albergatore romano ha inserito i dati della Salis nel portale «Servizio Alloggiati», il sistema ha inviato un input immediato alla sala operativa della Questura. Trattandosi di una segnalazione per «controlli discreti» o «specifici», le forze di polizia non hanno avuto alcun margine di discrezionalità: l’accertamento è diventato un atto amministrativo obbligatorio. Come sottolineato dal Coisp, la Polizia è tenuta per legge a procedere con le verifiche sul soggetto segnalato e su chiunque si trovi con lui, senza eccezioni o “privilegi” legati alla carica di europarlamentare.
L’assistente nel mirino: il passato giudiziario di Ivan Bonnin
Al centro delle polemiche è finito anche l’uomo che condivideva la stanza con l’eurodeputata: Ivan Bonnin, attualmente suo assistente parlamentare accreditato a Bruxelles e pagato con fondi pubblici europei. La sua presenza ha spinto il deputato Giovanni Donzelli a annunciare un’interrogazione parlamentare, puntando il dito sulla condanna subita da Bonnin nel 2015 per interruzione di pubblico servizio aggravata e violenza privata. All’epoca militante del collettivo «Hobo», Bonnin fu protagonista di picchetti violenti all’Università di Bologna che impedirono l’accesso a docenti e studenti, subendo una condanna a sei mesi poi commutata in sanzione pecuniaria da 15mila euro.
Stato di diritto contro “Stato di polizia”: la replica del Coisp
Mentre Ilaria Salis ha denunciato un presunto “Stato di polizia”, il sindacato Coisp ha definito tali dichiarazioni come un tentativo irresponsabile di “gettare benzina sul fuoco”. Il segretario Domenico Pianese ha ribadito che parlare di «atto preventivo» legato al corteo romano significa alterare la realtà, trasformando un adempimento tecnico in uno scandalo politico strumentale. In uno Stato di diritto, conclude il sindacato, le norme e gli accordi internazionali si rispettano senza scorciatoie, e le forze dell’ordine meritano rispetto per un lavoro svolto nel pieno delle regole e spesso in condizioni complesse
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