Poliziotto arrestato a Venezia, spunta un precedente: l’esposto di un giovane bengalese per un controllo “energico” a Mestre
Un vice ispettore della Squadra Volanti della Questura di Venezia, finito agli arresti domiciliari da giovedì sera 7 maggio, era già stato denunciato in passato da un giovane bengalese per un controllo di polizia ritenuto troppo “energico”. Un episodio avvenuto circa un anno fa in via Torino a Mestre, nella notte tra il 22 e il 23 aprile 2025, oggi tornato al centro dell’attenzione dopo le accuse ben più gravi contestate al poliziotto.
Il 39enne, di origini trentine, deve infatti rispondere ora di violenza sessuale aggravata e induzione indebita, sia tentata sia consumata, nei confronti di due transessuali peruviane. Una delle due avrebbe raccontato di essere stata costretta, lo scorso dicembre, a praticargli sesso orale.
L’esposto del giovane bengalese: “Gettato a terra e premuto con il volto sull’asfalto”
Secondo quanto denunciato dal giovane bengalese attraverso gli avvocati Matteo D’Angelo e Serenella Maluta, quella notte il ragazzo stava tornando a casa da Forte Marghera intorno alle 2, mentre discuteva animatamente con la fidanzata.
La pattuglia si sarebbe avvicinata ritenendo che la giovane potesse essere molestata o in pericolo. Gli agenti avrebbero quindi chiesto i documenti al ragazzo, ma la situazione sarebbe rapidamente degenerata.
Nel suo esposto alla Procura, il giovane sostiene che il vice ispettore lo avrebbe gettato a terra, premendogli con forza il volto contro l’asfalto. Il giorno successivo, durante l’udienza con rito direttissimo, si sarebbe presentato in aula con il volto graffiato, tumefatto e sanguinante.
Spray al peperoncino e presunti schiaffi in Questura
Nel racconto della presunta vittima compare anche l’uso dello spray al peperoncino, che gli sarebbe stato spruzzato in viso in modo, a suo dire, del tutto sproporzionato.
La denuncia riferisce inoltre di presunti schiaffi all’interno della Questura, dove il giovane era stato portato dopo il fermo. Una ricostruzione che gli avvocati della difesa intendono far emergere nel processo.
A seguito dell’episodio, però, furono i poliziotti ad arrestare il giovane per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, sostenendo di aver riportato una sbucciatura al ginocchio e alcune botte.
La difesa: “In aula mostreremo i video ripresi dai due ragazzi”
L’avvocato Matteo D’Angelo ritiene di poter dimostrare che la vicenda non si sia svolta come ricostruito dagli agenti. La prossima udienza è fissata per il 7 luglio, davanti alla giudice Francesca Zancan, quando sarà sentito proprio l’imputato.
«Il giudice ha accolto la mia richiesta di poter mostrare in aula alcuni video che sono stati ripresi dai due ragazzi, in cui si vedono i comportamenti degli agenti», ha sottolineato D’Angelo.
Il legale ha inoltre definito “molto particolare” il fatto che, nelle precedenti udienze, altri poliziotti arrivati successivamente con due pattuglie avrebbero risposto con una serie di “non ricordo”.
Le accuse più gravi: violenza sessuale e induzione indebita
Il caso precedente emerge mentre il 39enne è già sottoposto agli arresti domiciliari per accuse di tutt’altra gravità. Il provvedimento è stato disposto dalla gip Benedetta Vitolo su richiesta del pm Roberto Piccione.
Il poliziotto sarà interrogato domani dalla giudice per le indagini preliminari. Al centro dell’inchiesta ci sono le denunce di due transessuali peruviane, una delle quali assistita dall’avvocato Pierpaolo Cherubini.
Secondo quanto riferito da una delle due donne nella denuncia, e poi confermato da entrambe davanti al pubblico ministero, le due erano state portate in Questura dopo essere state sorprese a rubare al centro commerciale Nave de Vero.
“Sesso in cambio della cancellazione della denuncia”
È in quel contesto che, secondo l’accusa, l’agente avrebbe avanzato una proposta: prestazioni sessuali in cambio della cancellazione della denuncia.
Entrambe avrebbero rifiutato. Tuttavia, una delle due ha poi raccontato di essere stata accompagnata in bagno e lì costretta a praticare sesso orale al poliziotto.
Un’accusa pesantissima, aggravata dal ruolo ricoperto dall’indagato e dal contesto in cui sarebbero avvenuti i fatti.
Lo screenshot che avrebbe incastrato il vice ispettore
A pesare sulla posizione del 39enne ci sarebbe anche uno scambio di messaggi avvenuto il giorno successivo. In quella conversazione, secondo la ricostruzione investigativa, l’agente avrebbe di fatto ammesso l’atto sessuale.
L’uomo avrebbe poi cancellato tutto, ma una delle due transessuali aveva già effettuato uno screenshot. Un dettaglio che ora viene considerato dagli inquirenti un elemento chiave dell’indagine.
Due vicende diverse, un’unica ombra sulla divisa
L’esposto del giovane bengalese e l’inchiesta per violenza sessuale non hanno la stessa gravità né riguardano gli stessi fatti. Ma il precedente di Mestre aggiunge un nuovo tassello al profilo del vice ispettore oggi agli arresti domiciliari.
Da una parte c’è un procedimento legato a un controllo di polizia finito con accuse reciproche di violenza e resistenza. Dall’altra, un’indagine che ipotizza un abuso di potere ancora più grave: l’uso della divisa e della funzione pubblica per ottenere sesso da persone finite sotto controllo.
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