Il sindacato che sembra una caserma: Carta, “Volete fare il “minimo sindacale”? Allora riconoscete, senza sconti, gli stessi diritti sindacali a militari e poliziotti”

Era il 4 ottobre 2018 ed un precorritore Toni De Marchi aveva delineato lo scenario del sindacalismo militare sul suo Blog del Fatto Quotidiano “I vincoli dettati dalle disposizioni del Comando generale sono ridicoli, i tempi da era geologica (180 giorni di istruttoria, sei-mesi-sei), serve l’assenso, motivato di uno o più capi di stato maggiore. Insomma, facevano prima a dire “sindacato” seguito dal pernacchio eduardiano.”

“Ovviamente – prosegue De Marchi – la disposizione aveva raccolto tra i sindacalizzandi con le stellette un coro di critiche che definire indignate è un understatement. Incazzate è forse un termine più calzante. La circolare, scrivono quelli dell’a questo punto futuro, molto futuro, SIULM (Sindacato Unitario Lavoratori Militari) è “in pratica un tintinnar di sciabole, arrogante ai limiti dell’insolenza istituzionale, contro una chiara sentenza del supremo giudice delle leggi di una generalcrazia che sfida Corte e politica”. Prosegue Salvatore Rullo, un maresciallo dell’Aeronautica fondatore del SIULM, “è altrettanto gravemente evidente come si voglia stracciare una sentenza della Corte costituzionale e anche stravolgere le “linee guida” indicate dal ministro Difesa che purtroppo non abbiamo letto”.

De Marchi sul suo blog oltre a descrivere il malcontento dei militari ne traccia anche degli evidenti limiti: Tra le chicche che vi si ritrova c’è ad esempio l’incredibile previsione che i vertici del sindacato non possano durare in carica più di un certo numero di anni. Credo che neppure in Kazakistan il governo possa dire a un sindacato come debba organizzarsi. E nella nostra Costituzione è scritto all’articolo 39 “L’organizzazione sindacale è libera” con riferimento all’articolo 18 che statuisce a sua volta “I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale”. Per cui, se anche li chiamiamo associazioni professionali, sempre liberi sono. Nella circolare della ministra è previsto inoltre l’obbligo di iscrizione al sindacato tramite delega. Obbligo che lo stesso Rullo nel suo blog classifica come un tentativo di schedatura da parte dei comandi. Se ti chiedo di mettermi in busta paga la trattenuta tu sai con chi sto.

Insomma, adesso che si può leggere nero su bianco le vere intenzioni della ministra, l’aria che tira tra i militari (escluse le gerarchie ovviamente) non è più di speranza e felicità. Tutt’altro. Niente che assomigli al garrulo ottimismo della ministra ostentato nel suo video. E arrivano molte pesanti critiche da alcuni che da anni si battono per i diritti dei militari e si chiedono, come fa ad esempio Luca Comellini (anche lui promotore di un futuribile sindacato militare) sulla sua pagina Facebook dove siano finiti i commenti critici apparsi sotto il video della ministra dopo che si è conosciuta la circolare ma prontamente rimossi. Evidentemente domande e sospetti di critica sono poco tollerati dai plenipotenziari della comunicazione giallo-verde.”

L’articolo di De Marchi preannunciava, a distanza di qualche mese, la nascita di un sindacalismo di serie C così come oggi soprannominato dall’Avv.Carta tra i fondatori del SIM (sindacato Italiano Militari), primo tra quelli riconosciuti, che sui social sottolinea:

“Onorevole Emanuela Manù Corda, al netto di tanti trionfali discorsi, i militari vogliono capire per quale motivo il vostro progetto sia quello di concedere loro un sindacalismo di serie C, inferiore a quello, di serie B, che compete alla Polizia di Stato.
Ce lo dica perché il suo spot tace su questo punto.
Addirittura, volete continuare a sottoporre la nascita (e la cessazione) di un sindacato alla decisione discrezionale della controparte datoriale: il ministro. Un’incongruenza giuridica, questa, clamorosa e disarmante.

Volete davvero passare alla storia? Allora date ai militari più diritti di quelli attualmente previsti anche per la Polizia.

Volete fare il “minimo sindacale”? Allora riconoscete, senza sconti, gli stessi diritti sindacali a militari e poliziotti (che fanno lo stesso lavoro, se mai l’è sfuggito).

Volete essere ricordati come gli affossatori dei diritti sindacali militari? Allora date agli operai con le stellette diritti inferiori a quelli della Polizia.
In questo caso, di storico ci sarebbe solo il malcontento dei militari che, per la prima volta, scenderebbero in piazza per chiedervi di dimettervi.

A voi la scelta.”

Non possiamo che riscontrare, inoltre, che ieri c’era chi si stracciava le vesti perché chiedeva il sindacato per i militari ed oggi, magari in qualità di sindacalista in pectore, si accontenta di una “brutta copia della Rappresentanza Militare” nel buon nome della teoria dei piccoli passi. Ma 40 anni non sono abbastanza? Si spera dunque nelle modifiche del testo durante il vaglio parlamentare magari con emendamenti da parte di quei partiti, anche nella compagine governativa (Lega), sinora completamente silenti sull’argomento.