I Comandanti utilizzano lo spauracchio della Procura Militare per i subalterni, ma può rovinare la vita anche ai Generali

(di Avv. Leonardo Bitti) – Per dovere di cronaca, avendone lette di cotte e di crude, la storia processuale del generale Stano (la Corte di Cassazione ha confermato la condanna per l’ex generale Bruno Stano che dovrà quindi risarcire le famiglie delle vittime della strage di Nassiriya), parte con un processo penale militare in cui è stato in primo grado condannato, in secondo grado assolto, sentenza annullata dalla Cassazione militare su ricorso della parte civile, ciò solo perché la Procura Generale militare non ha anteposto alcun ricorso per Cassazione, per cui la Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento rinviando alla Corte d’Appello Ordinaria per la quantificazione del danno, arrivando ai giorni d’oggi con la sentenza definitiva della Cassazione Ordinaria.

Nel dettaglio:
– A Nassiriya, il 12 novembre del 2003, un’autobomba lanciata contro la base “Maestrale” uccideva diciannove italiani fra carabinieri, uomini dell’esercito e civili, oltre a nove cittadini iracheni.

– Nel 2008 il gup del Tribunale Militare di Roma condannava a due anni di reclusione il generale Stano, che aveva chiesto il giudizio abbreviato. Assoluzione per Lops e rinvio a giudizio per il colonnello Di Pauli, che aveva scelto il rito ordinario e all’epoca dei fatti era comandante del reggimento carabinieri che aveva una delle sue sedi a Nassiriya.

– Nel 2009 la Corte Militare d’Appello di Roma, assolveva il generale Stano, escludendo i familiari da qualsiasi risarcimento.

-Nel 2011, la Cassazione Militare accoglieva il ricorso dei familiari delle vittime della strage di Nassiriya, rinviando alla Corte d’Appello Ordinaria di Roma per stabilire il risarcimento in precendenza negato, dando il via libera alle richieste di risarcimento per i familiari delle 19 vittime italiane della strage di Nassiriya.

Pertanto, vale la pena ricordare che, in ossequio all’esito del ricorso, qualora la Procura Generale avesse anteposto ricorso per Cassazione, probabilmente sarebbe stata anche confermata la sentenza di condanna di primo grado.

-Nel 2017, la Prima sezione civile della Corte d’Appello di Roma condannava il generale Stano con l’accusa di aver esposto i soldati e i carabinieri a un rischio eccessivo dal momento che, pur trovandosi in guerra, stava portando avanti una “missione umanitaria”.

“È manifesta – si legge nella sentenza – la stretta dipendenza tra il reato commesso (dal comandante Stano, ndr) e la morte e le lesioni riportate dalle vittime”.

– il 10 settembre 2019, ovvero in questi giorni, la Cassazione Civile ha confermato la condanna della Corte D’Appello.

Orbene è palesemente chiaro che la vera condanna non è quella odierna della Cassazione Civile, ma è quella della Cassazione Militare, la quale nel 2011 ha riconosciuto il diritto al risarcimento ai familiari dell’attentato, la giustizia Ordinaria si è semplicemente limitata solo alla quantificazione del danno.

Vale la pena ricordare che l’amministrazione Difesa, nella figura di alcuni comandanti, utilizza lo spauracchio della Procura militare nei confronti dei subalterni in qualsiasi occasione, pensando anacronisticamente che questa struttura sia subordinata alla Difesa, salvo adesso aver compreso che la stessa non è solo uno spauracchio per i subalterni ma può rovinare la vita anche ai generali.

Mi pongo solo una domanda, com’è che i tanti generali in pensione che si stanno in questi giorni indignando, anziché “rimproverare” la Magistratura Militare, “rimproverano” la Magistratura Ordinaria?  Strano no?

Ai posteri ardua sentenza