Esteri

Pentagono, Hegseth cita Pulp Fiction durante una preghiera: bufera sul capo del Pentagono

Il caso esplode durante una funzione religiosa al Pentagono

Può il ministro della Difesa del Paese più potente del mondo citare Pulp Fiction durante una funzione religiosa, richiamando un versetto biblico? È la domanda che ha accompagnato le polemiche scoppiate dopo l’intervento del segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth, protagonista di un episodio che ha rapidamente acceso ironie e critiche.

Durante una funzione religiosa al Pentagono, Hegseth ha letto una preghiera militare denominata “CSAR 25:17”, collegandola alla missione di salvataggio di un pilota americano abbattuto in Iran. Nel farlo, ha recitato un testo che richiama in modo evidente il celebre monologo reso famoso da Samuel L. Jackson in Pulp Fiction, costruito a sua volta su una versione romanzata del passo di Ezechiele 25:17.

La preghiera letta dal segretario alla Difesa

Rivolgendosi ai presenti, Hegseth ha invitato l’assemblea a pregare insieme a lui, leggendo una formula che parlava del “cammino dell’aviatore abbattuto”, della “valle delle tenebre”, del “cameratismo e del dovere” e della promessa di colpire con “grande vendetta e furiosa ira” chi avesse tentato di catturare o distruggere “mio fratello”.

La chiusura della preghiera ha reso ancora più evidente il richiamo cinematografico, con il riferimento finale al nominativo “Sandy 1” al posto della formula biblica tradizionale. Un passaggio che ha trasformato una cerimonia religiosa istituzionale in un episodio destinato a far discutere molto oltre i confini del Pentagono.

Il nodo: Bibbia, cinema e comunicazione istituzionale

Il punto non è soltanto il richiamo a Pulp Fiction, ma il contesto in cui è avvenuto. Hegseth non parlava in un’intervista informale o in un momento privato, ma durante una funzione religiosa al Dipartimento della Difesa, nel pieno di una fase di alta tensione internazionale.

Il testo autentico di Ezechiele 25:17 è infatti molto diverso dalla formula popolarizzata dal film di Quentin Tarantino. La parte più nota del monologo pronunciato nel film non appartiene al passo biblico nella forma in cui è entrata nell’immaginario collettivo, ma è una rielaborazione narrativa diventata iconica proprio grazie al cinema.

La difesa del Pentagono: non un errore, ma una scelta consapevole

Dopo la diffusione del video, in molti hanno sostenuto che Hegseth avesse scambiato una battuta di film per un versetto delle Scritture. Il Pentagono, però, ha respinto questa interpretazione, chiarendo che il segretario stava leggendo una preghiera personalizzata, utilizzata in ambito militare e deliberatamente ispirata al celebre dialogo di Pulp Fiction.

La precisazione ufficiale ha cercato di disinnescare la polemica, ma non ha chiuso il caso. Perché anche ammesso che non si sia trattato di un errore, resta intatto il peso di una scelta comunicativa che ha mescolato simboli religiosi, linguaggio militare e cultura pop in uno dei luoghi più sensibili del potere americano.

Perché il caso pesa politicamente

L’episodio non è rimasto confinato alla curiosità mediatica. La vicenda ha assunto immediatamente un profilo politico, anche perché Hegseth era già stato criticato in passato per i frequenti richiami al cristianesimo in contesti ufficiali e per aver promosso servizi religiosi mensili al Pentagono.

In questo quadro, la lettura della preghiera CSAR 25:17 ha finito per riaprire una questione più ampia: il confine tra convinzioni personali, retorica militare e responsabilità istituzionale. È su questo crinale che la vicenda diventa più delicata, perché non riguarda soltanto una citazione infelice o una trovata comunicativa discutibile, ma il tono con cui il vertice della Difesa americana sceglie di rappresentare guerra, fede e comando.

Una polemica che va oltre l’ironia social

Le reazioni online hanno trasformato in poche ore il video in un caso internazionale, alimentando battute, accuse e ricostruzioni contrastanti. Ma al netto dell’ironia, il punto resta politico e simbolico: evocare una formula così fortemente associata a una scena di violenza cinematografica durante una preghiera ufficiale al Pentagono espone il capo della Difesa Usa a una critica inevitabile.

Per il Pentagono si è trattato di una preghiera militare ispirata a un riferimento noto. Per molti osservatori, invece, il risultato è stato un cortocircuito tra Bibbia, guerra e spettacolarizzazione del linguaggio, in un momento in cui il peso delle parole pronunciate da chi guida la difesa americana non può essere considerato secondario.

Il punto che resta aperto

Più che chiarire, la difesa ufficiale ha messo in evidenza il cuore del problema. Se non si è trattato di un errore, allora è stata una scelta. Ed è proprio questa scelta a rendere il caso ancora più delicato.

Perché un conto è citare un immaginario cinematografico in un contesto informale; altro è farlo durante una funzione religiosa al Pentagono, richiamando un passo biblico e una missione militare reale. È qui che la vicenda smette di essere soltanto curiosa e diventa un caso politico, comunicativo e istituzionale.

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Andrea Valenti – Analista di sicurezza e informazione strategica
Analista di sicurezza e informazione strategica

Andrea Valenti

Andrea Valenti è un analista indipendente specializzato in difesa, sicurezza nazionale, geopolitica e informazione strategica. Su InfoDifesa.it cura contenuti basati su fonti verificate e analisi contestualizzate, con particolare attenzione alla resilienza informativa e ai temi di sicurezza globale.