GENERALE MINI: “L’ESERCITO EUROPEO? TEMO CHE MORIRÒ CON QUESTO SOGNO SENZA VEDERLO REALIZZATO”

(di Giampaolo Cadalanu) – Fabio Mini è entusiasta e
allo stesso tempo scettico: l’idea di Forze armate europee gli piace da sempre,
anzi, la ritiene un sogno. Purché però non siano un doppione dell’esistente.

Generale,
che dice della proposta di un esercito europeo? Potrebbe essere la volta buona,
per un progetto ventilato da anni?

“Sarebbe un sogno. È sempre stata una mia fissazione: abbiamo bisogno di
razionalizzare le Forze armate di tutti i paesi europei, in tempo di crisi le
nazioni singole non ce la fanno più”.
L’idea
la entusiasma senza riserve?
“C’è una condizione essenziale: che lo
strumento militare sia uno. Insomma, non dev’essere un’occasione di raddoppiare
le strutture. Servono Forze europee, ma non a fianco di quelle Nato, di quelle
nazionali, di quelle subnazionali come le riserve, eccetera”.
Quali
sono le caratteristiche fondamentali della riforma, perché dia la luce a uno
strumento militare efficace?
“Prima di tutto, ripeto, non deve essere un
doppione. Poi dev’essere permanente, così da diventare un pilastro dell’Europa
nell’ambito della Nato”.

Ma lei come immagina la Nato del futuro?

“La immagino con tre membri: Stati Uniti,
Canada e Unione europea”.

Quali sarebbero i vantaggi per l’Europa, se avesse uno strumento militare
efficace?

“Sarebbe la svolta, in grado di far contare
l’Europa molto più di quello che conta al momento. Oggi se un leader europeo va
da Putin, lui mentre ascolta si distrae a pensare: ma questo, quanti tank ha a
disposizione? Se va da Obama, lui pensa: ma a questo quanti aerei posso
vendere?”.

Ma ci sono le risorse per uno strumento comune efficace?

“Quello che già garantiamo alla Nato è molto
più del necessario. Anche se gran parte dello sforzo è sostenuta da quattro
Paesi: Regno Unito, Germania, Francia e Italia. E invece tutti dovrebbero fare
la propria parte. Ma sin d’ora i Paesi europei schierano in uniforme un milione
880 mila uomini, una volta e mezzo le Forze statunitensi”.
E i
bilanci?
“Per ora l’Europa spende 220 miliardi di
dollari, poco rispetto ai 700 miliardi americani, ma sempre troppo rispetto a
quello che si ottiene”.

Ma se le risorse bastano, perché non ci si è pensato prima? C’è anche chi
dice che la difesa comune non parte, perché manca la politica estera comune.

“In realtà la politica estera comune c’è, si
basa sull’unico principio che non ci devono essere guerre in Europa. Credo
piuttosto che a frenare tutto siano state le pressioni americane. Washington
vuole solo la Nato, con i contributi nazionali”.

I tentativi fatti in passato…

“Di fatto sono serviti solo a impedire che
nascesse uno strumento di difesa alternativo alla Nato. Diciamo che erano
gestiti da utili idioti, al servizio di qualcun altro. E anche adesso, temo che
sia difficile far passare questo progetto senza opposizione. Temo che morirò
con questo sogno, senza vederlo realizzato”.

E se invece, alla fine, nascesse uno strumento comune parallelo alle Forze
già esistenti?

“Se le Forze armate europee sono il sogno,
quello sarebbe l’incubo. Non ci sono nemmeno le risorse. Servirebbe solo a
moltiplicare le poltrone, ad avere più generali, ma nessuna capacità militare
in più”.
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