GABRIELLI: POLIZIA CHE AMO PENSA AI COLPEVOLI MA ANCHE A VITTIME. GIA’ DA BAMBINO VOLEVO FARE IL POLIZIOTTO”

“Dal mio punto di vista fare il poliziotto significa mettersi al servizio della gente. La polizia che amo, che mi piace vedere e per la quale ogni giorno provo a lavorare è la polizia severa e inflessibile con chi delinque, con chi non rispetta le regole e con chi si pone conto gli altri. Ma è anche una polizia attenta, che cura le persone più deboli e più indifese, (…), una polizia che guarda non solo a chi delinque ma anche alle vittime dei reati”. Così il capo della polizia, Franco Gabrielli, ha risposto ai cronisti che gli chiedevano conto del fatto che nel suo intervento al convegno per il 70esimo anniversario della polizia stradale a Milano aveva affermato che da bambino “avevo sempre voluto fare il poliziotto”.

Durante il suo discorso che ha concluso il convegno a Palazzo Reale, oltre a ricordare l’importanza del ruolo rivestito dalla polizia stradale che “ha punteggiato la nostra storia repubblicana”, Gabrielli è entrato nel merito delle polemiche per il decreto del 31 marzo scorso che ha stabilito la soppressione di 18 reparti della Stradale e di 15 Posti della Polfer, spiegando che si “apre una pagina nuova” e che “non si tratta di un arretramento ma di una razionalizzazione per rendere un servizio migliore ai cittadini”.

Il prefetto ha quindi richiamato alla memoria “la scelta lungimirante” del Parlamento che in un anno drammatico, tra i più sanguinosi, il 1981, aveva varato la riforma e la riorganizzazione dello status e della struttura della polizia italiana, che fu “demilitarizzata e sindacalizzata”. Il 57enne direttore generale della Pubblica sicurezza ha quindi sottolineato che a causa del blocco del turn-over che non ha permesso un ricambio degli agenti, nei prossimi anni sarà necessario “fare meglio con meno risorse”, perché “dovremo essere sempre più presenti sul territorio” ma “da qui ai prossimi 12 anni andranno in pensione 40mila poliziotti”.