Festa della Repubblica 2026, i funzionari della Polizia sfilano in borghese: la scelta che divide il corpo
La lettera del Capo della Polizia ai poliziotti
La Festa della Repubblica 2026 ha segnato una novità significativa per la Polizia di Stato. In vista delle celebrazioni per l’80° anniversario della proclamazione della Repubblica, il Capo della Polizia, Vittorio Pisani, ha inviato una lettera alle donne e agli uomini dell’Amministrazione per illustrare le iniziative assunte in occasione della tradizionale parata del 2 giugno ai Fori Imperiali.
Una comunicazione istituzionale, nei toni e nei contenuti, ma destinata a produrre più di una reazione all’interno del Corpo. Al centro del dibattito, in particolare, la scelta di far sfilare la prima compagnia del nuovo settore della Polizia con funzionari in borghese e sciarpa tricolore.
Una scelta formalmente motivata dalla volontà di rappresentare la funzione civile dell’Autorità di pubblica sicurezza, ma che non tutti, tra gli appartenenti alla Polizia, hanno accolto con entusiasmo.
Per la prima volta un settore esclusivo per la Polizia di Stato
Nella lettera, Pisani ha ricordato che dal 2 giugno 2001, anno in cui la tradizionale “Rivista” è stata reintrodotta, la Polizia di Stato ha sempre preso parte alla parata all’interno di un settore dedicato ai “Corpi armati e non ad ordinamento civile dello Stato”.
Uno spazio condiviso con altre realtà istituzionali, tra cui Polizia Penitenziaria, Vigili del Fuoco, Polizia Roma Capitale, Polizia Metropolitana e Servizio Nazionale di Protezione Civile.
Il comando di quel settore, inizialmente affidato a un Generale dell’Arma dei Carabinieri, nel recente passato era stato stabilmente svolto da un Dirigente Superiore della Polizia di Stato.
L’edizione 2026, secondo quanto comunicato dal Capo della Polizia, rappresenta dunque una svolta: per la prima volta la Polizia di Stato dispone di un settore esclusivo, pensato per raccontare il quotidiano impegno dell’Amministrazione al servizio della Repubblica e della sicurezza dei cittadini.
Il IX settore della parata: quattro compagnie e i reparti della Polizia
Alla Polizia di Stato è stato assegnato il IX settore, destinato a sfilare lungo via dei Fori Imperiali con quattro compagnie.
La prima compagnia, quella che ha fatto discutere, era composta da funzionari della Polizia di Stato in borghese con la sciarpa tricolore, indicati nella lettera come rappresentativi della funzione civile dell’Autorità di pubblica sicurezza.
La seconda compagnia era interamente rappresentativa dei Reparti mobili.
La terza compagnia era composta da rappresentanze di uffici investigativi e operativi: Squadra Mobile, Digos, Polizia Scientifica, Polizia Cibernetica, R.P.C. e N.O.C.S.
La quarta compagnia, invece, rappresentava Reparti Speciali e uffici operativi, tra cui U.O.P.I., Volanti, Polizia Stradale, Polizia Ferroviaria, Polizia di Frontiera, elicotteristi, rocciatori, artificieri e sommozzatori.
A chiudere il settore, 12 motociclette della Polizia Stradale e una rappresentanza di veicoli. La Squadra a cavallo, composta da un comandante e 30 cavalieri, è stata invece inserita nell’XI Settore “Reparti a Cavallo”, insieme all’Arma dei Carabinieri e ai Lancieri di Montebello.
Funzionari in borghese con la sciarpa tricolore: la scelta che divide
La scelta più discussa resta quella dei funzionari in borghese.
Nella lettera, Pisani la presenta come una rappresentazione della natura civile della funzione di pubblica sicurezza. Una spiegazione coerente con l’identità giuridica della Polizia di Stato, che dopo la riforma del 1981 è una forza di polizia a ordinamento civile.
Ma l’immagine vista durante la parata ha prodotto, secondo quanto riferito da fonti interne, un effetto diverso da quello probabilmente atteso. Alcuni osservatori, vedendo uomini e donne in abito scuro con la sciarpa tricolore, li avrebbero scambiati per sindaci o rappresentanti istituzionali locali.
Ed è proprio qui che nasce il cortocircuito simbolico: ciò che per i vertici rappresenta la funzione civile dell’Autorità di pubblica sicurezza, per una parte del personale rischia di apparire come un arretramento della divisa, cioè del segno più immediato dell’appartenenza alla Polizia di Stato.
Il malumore tra i poliziotti: “La divisa non è un dettaglio”
La divisa, per chi lavora ogni giorno nella Polizia, non è soltanto un abito professionale. È identità, riconoscibilità, appartenenza, sacrificio, responsabilità.
Per questo la presenza dei funzionari in borghese alla parata del 2 giugno ha provocato perplessità e malumori. Non tanto perché la Polizia non abbia una natura civile, dato indiscutibile, ma perché una celebrazione pubblica come la Festa della Repubblica vive anche di simboli, immagini e percezione collettiva.
In una parata nazionale, ciò che si vede conta quasi quanto ciò che si intende comunicare. E se una compagnia della Polizia viene percepita come un gruppo di amministratori civili, il messaggio rischia di diventare ambiguo.
La domanda che circola tra diversi appartenenti è semplice e pungente: per valorizzare la funzione civile della Polizia era davvero necessario rinunciare alla divisa proprio nel giorno della massima rappresentazione pubblica dello Stato?
Una Polizia più civile o una Polizia meno riconoscibile?
Il punto politico e istituzionale è delicato.
La Polizia di Stato è un’Amministrazione civile, non una forza armata. Questo è un dato storico e normativo. Ma è anche un Corpo uniformato, con compiti operativi, investigativi, di ordine pubblico, prevenzione, controllo del territorio, contrasto alla criminalità e gestione di emergenze complesse.
La sua identità si regge su un equilibrio non sempre facile: civile nella natura, operativa nella missione, gerarchica nell’organizzazione, vicina ai cittadini nella funzione quotidiana.
La scelta dei funzionari in borghese sembra voler marcare con forza la prima dimensione, quella civile. Ma proprio questa sottolineatura rischia di aprire una frattura con chi teme una Polizia sempre più amministrativa, meno legata alla cultura della divisa e meno riconoscibile agli occhi dei cittadini.
Il ringraziamento di Pisani ai ministri e allo Stato Maggiore della Difesa
Nella lettera, Pisani ha ringraziato il Ministro dell’Interno per aver rappresentato quella che definisce la “legittima aspettativa” della Polizia di Stato, il Ministro della Difesa per aver accolto la richiesta e lo Stato Maggiore della Difesa per la disponibilità alla rimodulazione organizzativa.
Un passaggio che conferma come la novità del settore esclusivo non sia stata una scelta improvvisata, ma il risultato di un percorso istituzionale condiviso tra più livelli.
Resta però il fatto che, se l’obiettivo era valorizzare la Polizia, una parte del personale non si è sentita pienamente rappresentata da quell’immagine iniziale: funzionari in abito civile, sciarpa tricolore e nessuna uniforme.
Il paradosso del 2 giugno: più spazio alla Polizia, più polemiche nella Polizia
Il paradosso è evidente.
La Polizia di Stato ottiene per la prima volta un settore autonomo nella parata del 2 giugno. Un riconoscimento importante, almeno sul piano formale. Eppure proprio questa novità, anziché produrre soltanto orgoglio interno, ha generato discussioni, amarezza e critiche.
Il motivo è tutto nel peso dei simboli.
Per i vertici, il funzionario in borghese con la sciarpa tricolore rappresenta l’Autorità civile di pubblica sicurezza. Per molti poliziotti, invece, la divisa resta il linguaggio più chiaro, immediato e potente per raccontare la Polizia al Paese.
E quando una scelta simbolica divide proprio chi dovrebbe sentirsi rappresentato, il problema non è più soltanto cerimoniale. È identitario.
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