Forze Armate: Ecco il documento sulla qualità della vita dei militari inviato al Ministro della Difesa. Misure in ambito sanitario, dei trasporti, alloggiativo, dell’istruzione, dell’assistenza e della protezione sociale

Documento sulla qualità della vita dei militari approvato ieri al COCER Interforze, si nota, l’approvazione a maggioranza. Tale documento è stato fortemente sollecitato dal Ministro Trenta durante l’ultimo incontro. Esso appare come “una rivoluzione” nella concezione stessa del mestiere del soldato e del dovuto supporto che bisogna dare. Ecco il contenuto che riportiamo in anteprima.

In generale, svolgere un attività di servizio o di lavoro in luoghi diversi da quelli nei quali si è nati, si è studiato e si sono create le proprie relazioni sociali pone l’interessato di fronte al bisogno di organizzare la propria vita in assenza di quei naturali “punti di appoggio” che il contesto di origine offre.

L’argomento si pone anche nel mondo militare, nel quale convivono due esigenze: da un lato, assicurare sull’intero territorio nazionale lo svolgimento dell’attività istituzionale e, dall’altro, ricercare il massimo benessere per il personale.

Nel peculiare contesto è tuttavia nota l’esistenza di uno sbilanciamento nei flussi reclutativi, con una netta prevalenza di militari provenienti dalle Regioni del Sud del nostro Paese. Questa situazione, unita al necessario contemperamento delle esigenze in precedenza richiamate, comporta che una consistente aliquota di personale venga impiegato in luoghi diversi da quelli in cui risiedono i propri cari.

Il presente documento, in linea con le prerogative della Rappresentanza Militare, si prefigge lo scopo di esaminare il problema dal lato del benessere del personale e quindi nell’ottica di suggerire, proporre e favorire misure che, se adottate, potrebbero migliorare la qualità della vita dei militari e delle rispettive famiglie.

Come già accennato, prestare servizio lontano dagli affetti più cari impone di dover provvedere alle proprie necessità senza l’aiuto che normalmente viene fornito da parenti e amici.

Le difficoltà afferiscono sia all’ambito interno che a quello esterno in entrambi i casi è infatti necessario inserirsi in Caserma e nel tessuto sociale, senza conoscere persone, strutture e tradizioni del luogo.

Questo vale sia per coloro che non hanno ancora formato un proprio nucleo familiare che per chi, invece, si è sposato (o convive) e ha generato figli. In quest’ultimo caso, il disagio è ancora più avvertito, in quanto, alle preoccupazioni già sentite dal singolo con riferimento alla propria persona, si aggiungono quelle legate all’attività di servizio o lavorativa del coniuge, alle esigenze di istruzione dei figli, ai bisogni sanitari dei membri della famiglia ed a quelle importanti predisposizioni organizzative cui, nelle zone di origine, è possibile fare fronte grazie all’aiuto di parenti o affini e che invece, in altre aree territoriali, richiedono il ricorso a figure professionali specifiche (si pensi alla custodia dei figli piccoli nei momenti in cui sia la mamma che il papà sono impegnati al lavoro). Una volta risolti tutti questi problemi permane comunque l’esigenza per la famiglia di creare una rete amicale o di conoscenze per poter affrontare in maniera ordinaria la vita lontana dai propri affetti.

Difficoltà di questo tipo, qualora avvertite dai coniugati come insuperabili, generano normalmente la decisione di sottoporsi al pendolarismo, lasciando la propria famiglia nei luoghi di origine e ricongiungendosi alla stessa nei fine settimana o nei periodi di assenza dal servizio. Il motivo di tale scelta è sostanzialmente riconducibile alla volontà di permettere al coniuge di continuare nella propria attività lavorativa ed ai figli di proseguire nel percorso scolastico senza perdere il contatto con i propri amici. Essa però determina il sacrificio di continui viaggi da/per la sede di servizio. Si tratta di una pratica decisamente logorante sul piano fisico, psicologico e soprattutto relazionale.

Gestire una famiglia a distanza, non poter essere presente in qualunque momento se ne presenti la necessità, concentrare il proprio ruolo di padre/madre/figlio in brevi periodi determina nel singolo uno stato di disagio che si ripercuote inevitabilmente sulla qualità delle relazioni familiari e quindi sulla prestazione in servizio.

Le difficoltà cui si è fatto prima cenno sono pertanto all’ordine del giorno nelle strutture militari e richiedono uno sforzo convinto per creare le migliori condizioni affinché il militare destinato in area diversa da quella di provenienza possa, unitamente ai propri familiari, usufruire di “un sistema di welfare” che gli consenta di lenire le difficoltà e i disagi conseguenti al trasferimento di sede.

Ciò soprattutto allo scopo di incidere positivamente sulla motivazione dello stesso, foriera di un servizio efficiente e all’altezza della situazione.

Una donna o un uomo lasciati soli a gestire tutte le difficoltà che derivano dalla lontananza non troveranno mai, infatti, lo stimolo a impegnarsi al massimo delle proprie possibilità e, anzi, finiranno per maturare risentimento nei confronti dell’Amministrazione di appartenenza, ritenuta colpevole del disagio sofferto.

Altrettanto importante è dare risposte a coloro che vivono il trasferimento di sede come un periodo di disagio irrisolvibile con il trasferimento dell’intero nucleo famigliare. Per questi colleghi occorre adottare politiche di sostegno che mitighino le difficoltà a cui vanno incontro che per essere anche solo parzialmente superate incidono pesantemente nel bilancio famigliare.

Servono, in altri termini, politiche attive che traguardino l’obiettivo di un mero aiuto ai singoli nuclei familiari e che si pongano il fine più alto di far aumentare il senso di appartenenza e lo spirito di Corpo. Non si tratta solo, quindi, di intervenire a posteriori, ossia dopo che un problema si è verificato, per cercare di offrire ogni possibile aiuto.

E’ necessario, invece, studiare una architettura di azioni che, in via strutturale, tendano a garantiti le migliori condizioni di vita nel tessuto sociale in cui il soggetto si trova ad operare.

Allo scopo di individuare possibili linee di azione in questo ambito, è necessario pensare ai normali bisogni di un individuo e tentar di costruire un percorso che provi ad aiutare il militare a soddisfarli.

A tale riguardo, sembra ragionevole pensar che, in generale, una persona già inserita in un contesto lavorativo e che quindi gìà percepisce un reddito. desideri di:

– mantenere lo stesso livello di reddito disponibile per la propria famiglia, anche mediante agevolazioni in materia di tributi locali (es. IMU, TARI, TASI);

– usufruire, in caso di malattia, di una assistenza sanitaria adeguata;

– disporre di una abitazione nella quale vivere dignitosamente insieme al proprio nucleo familiare;

– curare l’istruzione dei propri figli, sin dalla più tenera età;

– utilizzare una rete di trasporti pubblici che gli permetta di raggiungere il più rapidamente e comodamente possibile la sede di servizio;

– vivere una normale vita di relazioni, partecipando a eventi sportivi, culturali, ricreativi e fruendo delle possibilità che il territorio offre sotto il profilo dello svago.

Occorre intervenire su due livelli: da una parte contribuire al mantenimento del reddito con emolumenti che compensino le maggiori spese a cui sono sottoposti per vivere, anche temporaneamente, in una città
diversa da quella di provenienza, dall’altra in temano dì assistenza e della protezione sociale, circondando il militare di quelle attenzioni che possono fare la differenza e, soprattutto, gli facciano percepire la vicinanza dell’Amministrazione e la sua disponibilità ad aiutarlo nella gestione dei problemi connessi con la lontananza.

Innanzitutto, ciò richiede, sul piano organizzativo, risorse umane dedicate espressamente a quest’area. Non si può più pensare, infatti iniziative legate alla disponibilità e alla buona volontà dei singoli. Deve trattarsi di un’attività di servizio strutturata. curata da donne e uomini che, con fare creativo, costituiscano l’interfaccia dell’Amministrazione, nonché di enti, associazioni, società ecc. sul territorio, cogliendo le possibilità che quest’ultimo offre e ricercando sempre nuove idee e soluzioni per soddisfare le necessità del personale.

Sul versante sanitario, andrebbe incentivata la creazione di poliambulatori sul territorio, nei quali professionisti convenzionati potrebbero prestare, in strutture poste a disposizione dalle Amministrazioni e in orari da concordare, la propria attività esclusivamente a beneficio dei militari e del proprio nucleo familiare.  Occorre cioè pensare a strutture, diffuse sul territorio, in cui un neo arrivato possa settimanalmente trovare un pediatria, un ginecologo, un dentista ecc. e accedere ai servizi con immediatezza con costo agevolato, prevedendo, se possibile, l’intervento delle “Casse di Previdenza”.

Parimenti, si dovrebbero stipulare convenzioni con gli Ordini degli Psicologi, di modo da garantiti, anche in questo caso, assistenza in questo delicatissimo comparto sia per i militari che per la loro famiglia.

Particolar attenzione, in ogni sede, dovrebbe essere posta verso la politica degli alloggi Il tema va affrontato sia con riferimento ai militari celibi/nubili che ai nuclei familiari, senza dimenticare i separati/divorziati.

Con riferimento ai militari non coniugati, ai quali si possono accomunare coloro che pur essendo sposati hanno deciso di sottoporsi al pendolarismo, occorre ricercare soluzioni alloggiative interne moderne e con elevati standard di qualità. E’ forte il segnale di disattenzione che viene veicolato a colui che, giunto nella nuova sede di servizio, si vede assegnata una sistemazione minimale. Gli sforzi finanziari dovrebbero essere indirizzati verso un certo livello di confort, pensando a una permanenza in Caserma non limitata alle sole ore notturne.

Per coloro che hanno terminato la propria esperienza matrimoniale valgono le stesse considerazioni. Considerato il disagio, anche economico, che queste persone devono sopportare, andrebbe disciplinata la possibilità di ottenere un alloggio in Caserma, di modo da ridurre l’impatto finanziario della particolare situazione.

In più occorrerebbe vagliare la possibilità di ospitare, sempre nel compendio militare, i figli minori dei separati/divorziati (sulla scorta dell’esperienza della c.d. “stanza amica” realizzata dall’Arma dei Carabinieri). Infatti, molto spesso questi militari sono costretti a prendere in affitto appartamenti per ospitare i ragazzi nei giorni in cui essi sono assegnati a loro, aggravando così una già precaria condizione economica.

Relativamente invece ai nuclei familiari è necessario un convinto impegno volto a reperire ogni disponibilità alloggiativa, adeguata a seconda della presenza (e composizione) delle famiglie stesse. Si tratta di affrontare sul territorio nazionale situazioni differenziate e nelle quali ci si viene a trovare in concorrenza con altri enti e istituzioni.

Inoltre l’acquisizione di appartamenti e la conseguente manutenzione straordinaria richiede un esborso finanziario significativo. Al riguardo, potrebbero essere studiate altre soluzioni, anche mediante il coinvolgimento delle “Casse di previdenza”, le quali potrebbero concedere prestiti a tassi agevolati ai militari, da impiegare nell’acquisto di immobili, “saltando” così il tema della successiva manutenzione.
Inoltre, si potrebbe incentivare la costituzione di cooperative edilizie tra personale delle FF.AA. e delle FF.PP. (art. 9 della legge 16 ottobre 1975, n. 492).

Sul terreno dell’istruzione, occorrerebbe intanto verifìcare la possibilità di costituire degli asili nido e strutture similari, scuole materne e “doposcuola” interni alle Caserme, di modo da permettere una gestione più facile dei bambini. Per i gradi di istruzione successivi, i militari andrebbero “accompagnati” nella scelta delle scuole presso le quali iscrivere i propri figli.

A tale fine, i Comandi sul territorio dovrebbero tenere stretti rapporti con i Dirigenti Scolastici Regionali e Provinciali, nell’ottica di fornire ogni possibile suggerimento e aiuto ai militari nel momento dell’accesso ai vari livelli di istruzione scolastica.

Non va inoltre dimenticata la difficoltà che trovano i colleghi all’atto dell’eventuale trasferimento nell’imminenza dell’avvio dell’anno scolastico che a livello legislativo non sono tutelati per un’iscrizione che agevoli l’inserimento nel tessuto sociale.

Le agevolazioni nel settore dei trasporti potrebbero consistere in convenzioni/accordi con i soggetti competenti in materia di trasporto ferroviario, su strada, navale e aereo, enti istituzionali e gestori dei servizi, così da poter ottenere l’accesso economicamente agevolato ai mezzi per recarsi in servizio, nonché per poter periodicamente fare rientro al luogo di residenza della famiglia per coloro che sono trasferiti di sede temporaneamente.

Infine, sul terreno dell’inserimento nel contesto e delle relazioni sociali sembra necessario impegnarsi affinché possa essere garantita la possibilità di poter partecipare a eventi sociali, sportivi, culturali e ricreativi sul posto o nelle vicinanze. Un monitoraggio attento dovrebbe essere condotto sulle manifestazioni sportive di livello (campionati di varie discipline), sui concerti, sugli spettacoli teatrali e cinematografici, suite caratteristiche del territorio (es. possibilità di dedicarsi agli sport invernali, creazione di lidi destinati al personale in ambiente marino) e sulla concreta possibilità di rendere tutto ciò accessibile.

Andrebbe studiata la disponibilità di spazi e strutture all’interno delle Caserme per l’organizzazione di corsi in ambito sportivo, musicale ecc. destinati ai familiari del personale. Infine, non va dimenticata l’importanza dell’organizzazione di eventi, se possibile all’interno dei compendi e a beneficio dei militari e dei loro familiari, in occasione di particolari momenti dell’anno (ad es. Natale, Anniversario di fondazione della F.A., Santo Patrono). Così come, determinati locali della Caserma potrebbero essere messi a disposizione del personale per determinati eventi (es. feste di compleanno dei bambini).

Il presente documento non ha la pretesa di affrontare tutte le questioni che sono comunque riconducibili a due grandi temi:

– sostegno economico alle famiglie dei militari trasferiti;

– diffusione di una vera e propria “cultura” dell’assistenza e della protezione sociale, di modo che l’attenzione verso le tematiche evidenziate diventi una parte della quotidiana azione di Comando.

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