Polizia: “La porcata della mensa”

Aumentano le tariffe per la mensa della Polizia, e il SAP protesta. Il volantino diffuso online definisce il provvedimento “una porcata”.


“Con l’ultima riunione presieduta dal Direttore Centrale dei Servizi di Ragioneria dr. F. Ricciardi,
il Dipartimento ritiene praticamente chiusa la lunga fase di rivisitazione del servizio mensa.
Quello che intendevano fare nel 2014 e che noi del SAP abbiamo bloccato con la forte iniziativa denominata «la battaglia del pane» vorrebbero realizzarlo adesso: il costo della mensa per chi vi accede senza diritto alla gratuità del pasto, la c.d. “mensa non obbligatoria di servizio”. passerebbe infatti da € 3,10 a € 5,50 cioè subendo un aumento di oltre il 77%.

Una “legnata” che si abbatte sui tanti nostri colleghi che, per ragioni economiche o di organizzazione della propria vita, consumano i pasti nelle nostre strutture. Pensiamo ai neo assunti o chi è ancora in attesa di trasferimento verso i luoghi di origine, ma pure tutti gli altri,
che per un motivo o per l’altro, non possono né mangiare in casa né andare al ristorante.


Costoro, nel caso di una media di venti accessi, vedranno salire di quasi 50 € le spese mensili del vitto: più di quanto ci è stato dato con l’ultimo contratto, per intenderci!


In realtà sul tema dei costi, il SAP ha battuto il chiodo fin dall’inizio, chiedendo con insistenza con quali risorse si sarebbe affrontato l’evidente aumento di spesa determinato dall’introduzione di positive innovazioni come il doppio pasto per chi lavora tutta la giornata o il passaggio dalle ridicole convenzioni da €4,65 al più opportuno buono pasto di € 7.00. Adesso si è capito che i soldi arriveranno dal prezzo maggiorato applicato ai poliziotti che frequentano la mensa a proprie spese.

Come 5 anni fa. il SAP ritiene inaccettabile questa soluzione e metterà in campo tutto l’impegno possibile per respingerla e ogni iniziativa utile a mantenere calmierati il costo.

L’annuncio di aumento ha messo in ombra le buone innovazioni introdotte dalla circolare in uscita. Per esempio il pasto nei servizi di OP finalmente dovrà essere fornito rispettando criteri più stringenti ed adeguati, evitando orari insensati, prevendendo modalità di consumo decorose, predisponendo veri pranzi e non sacchetti “mordi e fuggi” e privilegiando l’accesso a mensa e convenzioni con ristoranti laddove possibile.

Buono pure il passaggio alla somministrazione dei generi di conforto con buoni in formato elettronico caricati su tessera magnetica.


Il diritto al doppio pasto giornaliero seguirà, per tutti i casi, i criteri dettati dall’ultima circolare del mese scorso quindi anche in sede disagiata o in OP sussiste il vincolo delle 9 ore continuative più la pausa e non semplicemente la coincidenza con le fasce naturalmente
deputate a pranzo e cena.