Fincantieri punta tutto sul dominio subacqueo: quattro acquisizioni per costruire il campione europeo dell’underwater
Un’operazione da 600 milioni per cambiare scala
Fincantieri accelera nella costruzione del proprio campione globale dell’underwater. Il gruppo guidato da Pierroberto Folgiero ha annunciato un piano di acquisizioni per il Polo Tecnologico della Subacquea che porta nel perimetro industriale Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm, quattro realtà italiane complementari tra loro e già attive nei segmenti più strategici dell’economia sottomarina.
L’esborso iniziale previsto è di circa 600 milioni di euro, con la possibilità di salire fino a un miliardo al completamento delle operazioni e all’esercizio delle opzioni previste. La reazione del mercato è stata immediata: il titolo Fincantieri ha chiuso in rialzo dell’11,4% a 12,14 euro a Piazza Affari.
«Stiamo creando la prima piattaforma europea che consente di operare, connettere, proteggere, governare il dominio subacqueo attraverso servizi, droni, sensori, comunicazioni, sistemi di difesa e piattaforme strategiche», ha spiegato Folgiero in conferenza stampa.
La seconda ondata di M&A dopo Remazel e Wass
L’operazione rappresenta la seconda fase della strategia di acquisizioni avviata da Fincantieri nel settore underwater, dopo l’ingresso di Remazel e Wass nel 2024. L’obiettivo è costruire una filiera industriale completa sotto il mare, capace di operare come prime contractor in un dominio sempre più centrale per difesa, energia, infrastrutture critiche e sicurezza nazionale.
La logica è quella già illustrata da Folgiero al mercato: una strategia di make or buy per integrare competenze proprietarie, accelerare la crescita tecnologica e trasformare Fincantieri da costruttore navale a operatore integrato dell’intera economia subacquea.
Il nuovo polo riunirà capacità che vanno dai sottomarini ai siluri, dai sistemi di lancio e recupero ai droni autonomi, fino ai sensori, alle comunicazioni wireless subacquee e ai servizi di survey dei fondali.
Next Geosolutions, il tassello più rilevante
La società più grande tra quelle coinvolte è Next Geosolutions, quotata a Piazza Affari e specializzata in rilievi, analisi e servizi geoscientifici marini. L’azienda fornisce dati fondamentali per progettare, costruire e mantenere cavi sottomarini, gasdotti, impianti eolici offshore e infrastrutture energetiche.
Fincantieri acquisirà subito il 52,6% di Next Geosolutions da Marnavi, sulla base di una valorizzazione della società pari a 780 milioni di euro, per poi lanciare un’offerta pubblica d’acquisto sul capitale residuo.
NextGeo diventa così il pilastro operativo dei servizi underwater del gruppo, portando in dote una presenza consolidata nel mercato offshore e competenze essenziali nelle attività di survey, construction support e monitoraggio dei fondali.
WSense e l’“internet dei fondali”
Nel pacchetto entra anche WSense, spin-off dell’Università La Sapienza di Roma, già partner industriale di Fincantieri nel deep tech. La società sviluppa sistemi di comunicazione wireless e sensori per consentire a droni, strumenti e infrastrutture subacquee di scambiarsi dati in ambiente marino.
Le sue tecnologie rappresentano una sorta di internet dei fondali, elemento chiave per il monitoraggio delle infrastrutture critiche, per le missioni militari, per la raccolta di dati ambientali e per la gestione di reti distribuite sotto la superficie del mare.
Per Fincantieri, l’integrazione di WSense significa rafforzare la componente digitale e connettiva dell’offerta underwater, un passaggio decisivo per costruire piattaforme realmente autonome e coordinate.
Graal Tech e Defcomm, droni autonomi per mare e fondali
Graal Tech, nata come spin-off dell’Università di Genova, progetta e realizza droni subacquei autonomi e robot telecomandati destinati a ispezioni, controllo delle infrastrutture, attività di ricerca e missioni dual use. I suoi sistemi possono operare in ambienti complessi o pericolosi senza la presenza diretta dell’uomo.
Fincantieri ha già acquisito il 51% della società, con la possibilità di rilevare in futuro il capitale restante.
Defcomm, invece, è una startup italiana specializzata nello sviluppo di droni navali di superficie senza equipaggio, capaci di navigare autonomamente grazie a software proprietari. Questi mezzi possono essere impiegati per la sorveglianza di porti, piattaforme energetiche, cavi sottomarini e infrastrutture strategiche, con applicazioni sia civili sia militari.
In WSense e Defcomm, Fincantieri entrerà inizialmente con quote di controllo o partecipazioni rilevanti, lasciando i fondatori e i manager alla guida delle società e prevedendo il passaggio alla piena proprietà attraverso opzioni esercitabili negli anni successivi.
Fondatori a bordo e continuità industriale
Un elemento centrale dell’operazione è la permanenza degli imprenditori e dei team manageriali nelle società acquisite. In tutti i casi, i fondatori reinvestiranno parte delle proprie quote e resteranno alla guida delle aziende.
La scelta punta a evitare discontinuità industriali e a preservare il valore tecnologico delle società, mantenendo all’interno del gruppo le competenze specialistiche che hanno reso queste realtà competitive nei rispettivi segmenti.
Per Fincantieri, non si tratta solo di acquisire quote societarie, ma di integrare competenze operative, know-how e capacità di esecuzione in una piattaforma industriale più ampia.
Nessun impatto sul deleveraging
Folgiero ha ribadito che l’operazione avviene senza impatto sul percorso di deleveraging, definito un vero e proprio “mantra” della gestione del gruppo.
Il manager ha ricordato come la “nuova Fincantieri” del 2022 abbia messo al centro disciplina finanziaria e riduzione della leva. Il gruppo era partito da un rapporto tra posizione finanziaria netta ed Ebitda di circa 11 volte, con l’obiettivo iniziale di scendere a 3 volte. Nel nuovo piano industriale è stata impressa un’ulteriore riduzione, pur considerando il livello di 3 volte già fisiologico per l’indicatore.
Le acquisizioni saranno finanziate utilizzando le risorse raccolte con l’aumento di capitale da 500 milioni di euro realizzato a febbraio tramite accelerated bookbuilding, integrate con la liquidità disponibile.
Ricavi underwater oltre il miliardo già nel 2026
L’impatto industriale è significativo. Con l’ingresso delle quattro società, il Polo Tecnologico della Subacquea includerà il business dei sottomarini, Remazel, Wass, IDS e le nuove acquisizioni, arrivando a impiegare circa 1.500 persone con sedi in Italia, Regno Unito, Paesi Bassi, Norvegia ed Emirati Arabi.
Il polo, che oggi genera 667 milioni di ricavi e pesa per il 6,7% sul fatturato del gruppo, supererà già quest’anno 1,1 miliardi di ricavi e circa 220 milioni di Ebitda, raggiungendo con quattro anni di anticipo gli obiettivi che il piano industriale fissava al 2030.
Secondo Fincantieri, le acquisizioni contribuiranno all’utile di gruppo pro-forma 2026 per oltre 60 milioni di euro aggiuntivi e saranno altamente accrescitive, con un aumento dell’utile per azione del 30% al 2028 e del 20% al 2030.
Target al 2030: 1,8 miliardi di ricavi
Le stime indicano per la subacquea ricavi pari a 1,4 miliardi di euro nel 2028, destinati a salire a 1,8 miliardi nel 2030. Il margine Ebitda pro-forma, includendo le acquisizioni, è previsto al 19,2% nel 2026, al 21% nel 2028 e al 23% nel 2030.
Sempre al 2030, il contributo delle acquisizioni all’utile netto del gruppo dovrebbe raggiungere circa 130 milioni di euro.
A livello consolidato, l’operazione incrementa del 13% l’Ebitda pro-forma e del 40% l’utile netto pro-forma 2026, migliorando anche le prospettive di generazione di cassa e accelerando il percorso di riduzione della leva finanziaria.
Difesa, energia e cavi: perché il dominio underwater è strategico
La costruzione di navi da crociera e militari resta il cuore dell’attività di Fincantieri, ma il futuro del gruppo passa sempre di più dai servizi e dalle tecnologie capaci di operare sotto la superficie del mare.
Il dominio underwater è ormai un’area critica per la sicurezza nazionale e internazionale. Qui passano infrastrutture essenziali per la connettività globale, per l’energia e per le comunicazioni militari. La protezione dei cavi sottomarini, degli impianti offshore, delle pipeline e delle piattaforme energetiche è diventata una priorità in uno scenario geopolitico sempre più instabile.
Fincantieri punta quindi a presidiare un mercato dual use, in cui le stesse tecnologie possono essere impiegate sia in ambito civile sia in ambito difesa: droni, sensori, sistemi di sorveglianza, comunicazioni subacquee e piattaforme autonome.
Un mercato da 155 miliardi tra 2026 e 2030
Secondo Folgiero, tra il 2026 e il 2030 il comparto globale dell’underwater svilupperà un valore cumulato di 155 miliardi di euro. La crescita sarà trainata in particolare dalla subacquea non convenzionale, attesa a un ritmo medio annuo del 30%.
Il potenziale del settore è legato anche alla scarsa conoscenza degli abissi: l’80% dei fondali marini e il 98% degli abissi restano ancora inesplorati. Allo stesso tempo, attraverso circa 1,5 milioni di chilometri di cavi sottomarini transita il 99% del traffico Internet mondiale.
Numeri che spiegano perché la subacquea sia diventata un dominio operativo essenziale non solo per la difesa, ma anche per l’economia digitale, l’energia e la sicurezza delle infrastrutture critiche.
Il titolo resta lontano dai massimi di ottobre
Nonostante il balzo in Borsa seguito all’annuncio, il titolo Fincantieri resta lontano dai massimi storici raggiunti a inizio ottobre 2025, quando aveva toccato quota 26 euro. Da quei livelli, l’azione ha perso oltre il 55%.
Folgiero ha attribuito la correzione a tre fattori. Il primo è fisiologico: «Siamo passati da 4 euro, il prezzo dell’aumento di capitale del 2024, fino a 27 euro. È difficile immaginare che un titolo, dopo una corsa del genere, rimanga stabilmente su quei livelli».
Il secondo elemento riguarda il ritracciamento dell’intero comparto europeo della difesa, che ha coinvolto gruppi come Rheinmetall, Leonardo, Avio, Thyssenkrupp Marine Systems e Hensoldt.
Il terzo fattore è legato al tempo trascorso tra l’aumento di capitale da 500 milioni concluso a febbraio e l’annuncio dell’utilizzo delle risorse raccolte. «Il mercato voleva capire come avremmo impiegato quel capitale», ha spiegato Folgiero.
A pesare, infine, è stata anche l’attesa per la finalizzazione di alcuni contratti importanti nel settore difesa, già in fase avanzata di negoziazione ma non ancora formalizzati. «Quando saranno firmati faremo le opportune comunicazioni», ha precisato l’amministratore delegato.
Gli analisti promuovono la mossa
Gli analisti di Intermonte valutano positivamente l’annuncio, considerandolo pienamente coerente con l’utilizzo atteso dei proventi raccolti tramite Abb: M&A in un business ad alta crescita, alta marginalità e con multipli superiori rispetto alle altre divisioni del gruppo.
Secondo il broker, l’operazione è industrialmente sensata e punta a costruire intorno a Next Geosolutions una piattaforma tecnologica integrata con WSense, Graal Tech e Defcomm, trasformando Fincantieri da semplice technology e platform provider a vero service provider integrato nell’underwater.
Intermonte stima che nel 2026 la divisione vedrà ricavi in aumento del 43% ed Ebitda in crescita del 57% rispetto alle stime precedenti al deal, con un contributo all’utile netto di 60 milioni nel 2026 e di 130 milioni nel 2030.
Anche Equita sottolinea come Fincantieri diventi un player globale nel segmento underwater, riunendo sotto un unico presidio nazionale tecnologie e competenze in un mercato ancora frammentato. L’operazione consente al gruppo di integrarsi verticalmente e di diventare il primo operatore nazionale in grado di offrire soluzioni end-to-end, estendendo il proprio raggio d’azione ai servizi.
Secondo Equita, le acquisizioni rafforzano il posizionamento di Fincantieri nella subacquea, con un contributo pro-forma stimato pari all’11% del fatturato di gruppo e a circa il 30% dell’Ebitda, aprendo prospettive di crescita rilevanti.
Resta da valutare il tema delle sinergie, necessario per misurare pienamente la creazione di valore. Ma l’annuncio chiarisce un punto rimasto aperto negli ultimi mesi: la destinazione dei proventi raccolti con l’aumento di capitale di febbraio.
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