FILM SU CUCCHI, COLONNELLO PATERNÓ: “È DA VIGLIACCHI, INOPPORTUNO E DISGUSTOSO RITENERE I CARABINIERI COLPEVOLI CON UN PROCESSO ANCORA IN CORSO”

“A me solitamente i film italiani “impegnati” osannati da critici ed esperti cinematografici non sono mai piaciuti, li ho sempre giudicati dei polpettoni indigesti, pallosamente ideologizzati. Alla triste regola non sfugge neanche SULLA MIA PELLE, che ripercorre fantasiosamente gli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi.” È il commento del colonnello dell’Arma dei carabinieri Salvino Paternò sui social.

“E qui, prima di scatenare l’inevitabile tempesta nel deserto, faccio una premessa. Intendo parlare del film E NON DELLA VICENDA PROCESSUALE IN CORSO. E’ sconcertante che una persona finita nelle mani dello Stato ne sia uscita chiusa in una bara, per cui se dei responsabili ci sono, vanno puniti severamente, se poi si tratta di agenti delle forze di polizia, la punizione deve essere ancora più severa. Ma, attualmente, malgrado anni e anni di processi, non c’è ancora alcun responsabile individuato e anche le cause del decesso non sono state definite in una sentenza di condanna. I primi ad essere imputati sono stati gli agenti di polizia penitenziaria e poi i medici, ma sono stati tutti assolti. Dopo 10 anni dagli eventi, ora tocca ai carabinieri, che procedettero all’arresto, finire sul banco degli imputati.

Ritengo per cui aberrante che, con un processo in corso, venga prodotto un film che indichi palesemente, seppur in maniera subdola, i carabinieri colpevoli di presunte torture, causa della morte del detenuto. E’ un’azione vigliacca, inopportuna e disgustosa… al pari del mortale pestaggio semmai ci fosse stato.
Ma torniamo al film. Non potendolo inquadrare nel genere “storico” (dato che la storia non è ancora stata scritta) o di “denuncia sociale”, non posso far altro che classificarlo nel genere “fantascientifico”. Ho dubbi, però, sul “filone” di appartenenza. Non è, infatti, né un post-apocalittico, né un distopico e neanche un film di fanta-politica. Ritengo che possa inaugurare un nuovo filone: il fanta-desiderio. Esprime, cioè, il desiderio degli autori che una storia reale in corso finisca nel futuro in un determinato modo a loro gradito (e cioè con la colpevolezza dei Carabinieri).

Malgrado poi gli applausi scroscianti al festival di venezia, la mia personalissima recensione è del tutto negativa. Il film si trascina lentamente, con esasperanti picchi di noia, condito da scialbi dialoghi e da una colonna sonora straziante che segue il protagonista nel suo calvario, al pari di Cristo, schernito e spronato sul Golgota dai soldati romani (qui impersonati ovviamente da carabinieri e agenti di polizia penitenziaria). L’attore principale è mono-espressivo e rilascia le sue battute con voce strascicata e monocorde dall’inizio alla fine. I carabinieri-picchiatori, poi, sono maschere stereotipate di sadici freddi e spietati (ovviamente con i classici giubbotti di pelle nera), che, a parte gli sguardi satanici che lanciano vogliosi di sangue sulla vittima, risultano anch’essi inespressivi. Nessuna caratterizzazione dei personaggi, compresa quella del protagonista, descritto inizialmente come un ragazzo tutto chiesa, lavoro, famiglia…e droga. Nessuna motivazione alle torture subite, né alla psicologia dei “cattivi”. Insomma, un film vuoto e senz’anima, al pari dei responsabili della morte di Cucchi… semmai ci fossero e fossero condannati.

Sappiamo – conclude il Colonnello Paternò – come finisce il film, ma non si sa come finirà il processo. Se, però, si concluderà con un’assoluzione dei Carabinieri, semmai un regista vorrà a quel punto produrre un film sulla gogna da loro subita (questa sì che è fantascienza), ritengo che il titolo non potrebbe essere altro che: “SULLA MIA DIVISA”…