False denunce di furto di auto con l’aiuto di un carabiniere. I trucchi della banda delle auto rubate

Mettevano in atto finti furti di auto di lusso come Porsche e Ferrari con il solo scopo di intascare il risarciemnto previsto e truffare quindi le assicurazioni mentre le auto venivano poi reimmatricolate con targhe e documenti di circolazione nuovi e rivendute. È la maxi truffa da oltre un milione di euro che andava avanti da almeno tre anni tra Campania e Sicilia e smantellata ora da una inchiesta condotta dai carabinieri di Misilmeri, nella città metropolitana di Palermo nell’ambito dell’operazione “Dirty Cars” alla quale hanno in parte collaborato gli agenti della Squadra mobile del capoluogo siciliano.

“Ho uscito il cavallo, la stalla è diventata piccola…”

Nell’ordinanza del gip Guglielmo Nicastro vengono ricostruiti numerosi finti furti di macchine e i vari passaggi coi quali gli indagati sarebbero riusciti ad ottenere decine di migliaia di euro e poi anche a rivendere i mezzi, lucrandoci una seconda volta. “Ho uscito il cavallo perché lo dovevo uscire per forza… La stalla è diventata piccola e il cavallo è diventato grosso”, così diceva in un’intercettazione uno degli arrestati, Antonino Cangemi, riferendosi a uno dei mezzi fatti sparire e nascosto in un garage in attesa del ritrovamento.

Il carabiniere, la Ferrari e la denuncia della morta

Un appuntato scelto della stazione Palermo Scalo dei carabinieri secondo l’accusa, avrebbe avuto un ruolo importante per confezionare le false denunce di furto e inserire le informazioni in banca dati, in modo da favorire poi la reimmatricolazione e la vendita dei mezzi. Emblematico è l’esempio che riguarda la Ferrari Testarossa. Il 4 gennaio del 2017 la proprietaria dell’auto (deceduta però nel 2014) si sarebbe presentata in caserma per segnalare di aver ritrovato la sua preziosa macchina, rubata il 26 luglio del 2003 in un garage di via Liguria. Passaggio fondamentale per permettere alla banda, secondo i pm, di lucrare sul mezzo.

La Range Rover rubata, ritrovata e venduta a 42.500 euro

Una tecnica simile è stata utilizzata con una Range Rover. Il 20 febbraio del 2017 sarebbe stata stilata un’altra falsa denuncia di ritrovamento, sempre dall’appuntato. In particolare un uomo segnalava di aver ritrovato la macchina che gli era stata rubata il 15 novembre 2016 in via Macello. L’auto in realtà sarebbe stata rubata ad un’altra persona il giorno prima di quello indicato nella denuncia. Tutto sarebbe stato inserito poi dal militare nella banca dati. Il veicolo sarebbe stato successivamente intestato a Gaetano Pitarresi, reimmatricolato e rinvenduto a una concessionaria che l’avrebbe pagato 42.500 euro, senza sapere nulla del furto.

La 500 sparita due volte in meno di un anno

Meccanismo simile quello usato per una Fiat 500: agli atti dell’inchiesta risulta una falsa denuncia del 10 marzo 2017 con cui il titolare di una ditta di noleggio sosteneva di aver ritrovato la macchina che gli era stata rubata il 17 maggio 2016 in largo Medaglie d’Oro. Anche in questo caso il carabiniere avrebbe aiutato Gaetano Cangemi nell’operazione. Il mezzo era stato poi intestato ad un’altra persona e poi al titolare di una concessionaria. L’auto però era stata nuovamente rubata, come denunciato poi da Cangemi e da Matteo Cavallaro il 21 aprile del 2017 in via Stazzone. Un finto furto, sostiene l’accusa, che avrebbe consentito di ottenere un risarcimento di 17.100 euro dall’assicurazione.

La lunga lista dei mezzi mai rubati ma risarciti

La banda sarebbe poi riuscita ad intascare 18.180 euro per il finto furto di una Mercedes classe A e 14.850 euro per un’altra auto dello stesso modello. Sempre una Mercedes classe A, il cui furto risalirebbe al 14 dicembre 2017, aveva permesso di ottenere un risarcimento di 32.100 euro. I soldi erano stati erogati il 29 gennaio successivo e l’auto era stata ceduta a terzi già il giorno dopo. Una Range Rover Evoque, che sarebbe stata rubata nella zona di via Oreto il 7 novembre 2017 per poi ricomparire il 30 gennaio successivo, avrebbe fruttato 19.100 euro. Un’altra auto dello stesso modello, che sarebbe stata rubata l’8 febbraio 2018, avrebbe permesso di ottenere 24.480 euro di indennizzo

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