Divise dei Carabinieri, la denuncia di UNARMA: “Acquistati capi che la Polizia aveva scartato come difettosi”
La contestazione del sindacato
UNARMA solleva un caso sulle forniture di vestiario destinate ai Carabinieri e chiede un chiarimento interno. Il sindacato, attraverso il Segretario Generale Antonio Nicolosi, sostiene che alcuni capi acquistati per l’Arma sarebbero riconducibili a filiere già oggetto di rilievi in una procedura della Polizia di Stato.
La denuncia viene formulata con cautela, ma in modo netto: secondo Nicolosi, “mentre la Polizia di Stato respinge i lotti di vestiario difettosi, l’Arma dei Carabinieri sembrerebbe acquistarli, costringendo i militari a pagarsi le divise di tasca propria”.
Al momento si tratta di una posizione sindacale. Sarà necessario attendere eventuali verifiche documentali e, soprattutto, l’eventuale replica dell’Arma dei Carabinieri per ricostruire il quadro completo.
Il documento del Ministero dell’Interno
Il documento richiamato da UNARMA proviene dal Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza e riguarda una procedura per la fornitura di capi di vestiario destinati alla Polizia di Stato nel triennio 2019-2020-2021.
L’atto fa riferimento a un lotto di 76.000 magliette polo a manica lunga operativa, maschili e femminili. Dopo l’esame tecnico-economico, la commissione propose l’esclusione del lotto per due motivazioni: il mancato raggiungimento del requisito minimo di permeabilità all’aria e la rottura del tessuto nella prova di resistenza alla trazione.
Nel documento si conclude che il lotto non è stato aggiudicato.
Il punto sollevato da UNARMA
Secondo Nicolosi, nello stesso periodo l’Arma dei Carabinieri avrebbe attivato contratti collegati alle stesse filiere. È questo il passaggio su cui il sindacato chiede chiarezza.
UNARMA sostiene che oggi i magazzini sarebbero pieni di capi obsoleti e facilmente deteriorabili. Il sindacato riferisce anche che, in alcuni casi, la rottura del vestiario verrebbe attribuita al militare, con la motivazione del presunto “errore di lavaggio”.
Nicolosi contesta questa impostazione e afferma che il personale non dovrebbe essere chiamato a sostenere privatamente i costi di sostituzione delle divise.
Il profilo economico
La denuncia riguarda anche i costi. UNARMA parla di una tranche di quasi 32.000 polo, acquistate a oltre 40 euro l’una IVA inclusa.
Il giudizio del sindacato è duro: “Prezzi da boutique per una qualità da discount”, afferma Nicolosi, chiedendo una verifica interna sulle procedure e sui materiali acquistati.
La richiesta di ispezione
UNARMA chiede un’ispezione interna immediata. L’obiettivo, secondo il sindacato, è accertare la qualità dei capi, la correttezza delle forniture e l’eventuale collegamento con le filiere citate nel documento del Ministero dell’Interno.
Nicolosi chiude con una frase altrettanto netta: “L’Arma non è la discarica logistica di nessuno”.
La vicenda resta, allo stato, una denuncia sindacale. Per una valutazione completa sarà necessario attendere eventuali riscontri ufficiali e l’eventuale posizione dell’Arma dei Carabinieri.
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