Difesa

Difesa, stretta sul giuramento: Circolare ricorda l’obbligo di bollo e sanzioni per i militari che non pagano

Il giuramento che non è più solo un simbolo

Il giuramento di fedeltà alla Repubblica, per chi veste l’uniforme, non è più soltanto l’atto solenne che suggella un impegno verso il Paese, ma anche un adempimento amministrativo e, soprattutto, fiscale. Le ultime circolari della Direzione Generale per il Personale Militare (DGPM) – dalla svolta introdotta con il DPR 40/2012, fino ai richiami del 2020 – ne delineano un quadro in cui simbolo e burocrazia si intrecciano inestricabilmente. A ribadirlo una recente circolare a firma del direttore generale Gen. D. A. Fabio Sardone.


Dalla professionalizzazione delle Forze Armate all’obbligo inderogabile

L’articolo 575 del TUOM, modificato dal decreto del Presidente della Repubblica del 24 febbraio 2012, n. 40, ha reso chiaro ciò che prima poteva sembrare un mero formalismo: il giuramento va rinnovato a ogni cambio di categoria. Non è un gesto facoltativo, né un rito da tramandare per consuetudine. È un passaggio obbligatorio, imprescindibile per consolidare il rapporto di servizio alla prima assunzione, ma anche condizione di legittimità per accedere a una categoria superiore. Senza quel giuramento, nella forma prescritta, il percorso di carriera del militare si blocca.


La circolare del 2013: il Comandante di Corpo tra Pubblico Ufficiale e burocrate

La circolare DGPM del 2 dicembre 2013 fu la prima a fissare i paletti con nettezza, spiegando che la ripetizione del giuramento, in un sistema militare ormai pienamente professionalizzato, non è un lusso cerimoniale ma un requisito giuridico che il Comandante di Corpo, in quanto Pubblico Ufficiale ex art. 357 c.p., deve ricevere e custodire. E non basta una firma su un foglio. L’atto deve essere redatto per iscritto, con data certa e corredato dalla famigerata marca da bollo da 16 euro. Un dettaglio che sposta l’atto di fedeltà dalla sfera della pura solennità a quella dell’adempimento tributario.


Quando la fedeltà diventa anche un onere fiscale

È proprio questo aspetto fiscale a rendere la questione ancora più delicata. Il DPR 642/1972 non lascia spazio a dubbi: l’imposta di bollo è dovuta “fin dall’origine” sugli atti rogati da pubblici ufficiali, e il soggetto passivo è il militare stesso. Non pagare significa esporsi a sanzioni:

Chi non corrisponde, in tutto o in parte, l’imposta di bollo dovuta sin dall’origine è soggetto, oltre al pagamento del tributo, ad una sanzione amministrativa pari all’ottanta per cento dell’imposta o della maggiore imposta.

Il Comandante di Corpo, per quanto non possa rifiutare di ricevere il giuramento, è obbligato ad attivare la procedura sanzionatoria in caso di inadempienza. Un paradosso evidente: il superiore che stringe la mano al giovane soldato per suggellarne la fedeltà è lo stesso che, poche ore dopo, potrebbe doverne segnalare il mancato pagamento al fisco.


La conferma del 2020: rigore e controlli senza margini di errore

Il quadro normativo più recente non fa che confermare questa impostazione. La circolare del 2020 ha ribadito l’obbligo di controllare che ogni fascicolo personale contenga l’atto di giuramento valido, richiamando la necessità di utilizzare la formula ufficiale del Formulario Unico Matricolare e ricordando che, senza la regolarità fiscale, l’atto non è idoneo a produrre effetti matricolari.


Un rito solenne imprigionato dalla burocrazia

Resta un ultimo elemento che testimonia l’ambivalenza di questo istituto: mentre le modalità della cerimonia restano affidate alla discrezionalità delle singole Forze Armate e dell’Arma dei Carabinieri, la sostanza è centralizzata e vincolata. La fedeltà alla Repubblica deve passare per un documento perfettamente conforme, vidimato, timbrato e, soprattutto, tassato.

Così, quello che dovrebbe rappresentare uno dei momenti più alti nella vita di un militare – il giurare di servire lo Stato fino al sacrificio estremo – si trova ancorato a scadenze, bolli e minacce di sanzioni. Un segno dei tempi: la Repubblica chiede lealtà assoluta, ma non dimentica di incassare prima la marca da bollo.


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