Difesa

Crosetto sulla guerra in Iran: “Sono costretto a sapere cose che non mi fanno più dormire”.

Il dopo-referendum riapre il nodo delle elezioni anticipate

Dopo l’esito del referendum sulla magistratura, maggioranza e opposizioni valutano la possibilità di elezioni anticipate, con l’ipotesi di interrompere la legislatura prima della sua scadenza naturale. Un’opzione che torna al centro del dibattito politico, ma che continua a trovare resistenze trasversali.

Tra le voci più nette c’è quella del ministro della Difesa Guido Crosetto, che in un’intervista rilasciata a La Repubblica ha escluso, almeno nell’immediato, la prospettiva di un ritorno alle urne, legando la scelta alla fase internazionale.

Crosetto: “Il voto anticipato spaventa più il campo largo”

Sul tema delle urne anticipate, Crosetto ha dichiarato: “Il voto anticipato penso spaventi più il campo largo che il centrodestra, visto come si stanno muovendo e viste le differenze totali tra di loro, ma in questo momento il senso di responsabilità ci impone di lavorare per affrontare le varie crisi in atto”.

Una frase che fotografa la linea del governo: da un lato la convinzione che il centrodestra non avrebbe particolari timori elettorali, dall’altro la scelta di non aprire adesso una crisi politica in un quadro internazionale definito dallo stesso ministro come altamente critico.

La guerra in Iran pesa sulla linea del governo

Crosetto, nell’intervista, collega esplicitamente il tema interno al contesto geopolitico. Il ministro apre con una frase che restituisce la misura della preoccupazione: «Due notti fa non ho dormito. E non per il referendum».

Poi spiega: «Vivo questa guerra e le sue possibili conseguenze ventiquattr’ore al giorno. Sono costretto a sapere cose che non mi fanno più dormire. Per ciò che potrà accadere nelle prossime settimane, per gli effetti che avrà sull’economia e sulla nostra vita quotidiana».

È dentro questa cornice che Crosetto ridimensiona la spinta verso il voto anticipato e, anzi, insiste sulla necessità di tenere il timone della legislatura.

Sul referendum: “Una sconfitta della giustizia e di alcuni valori democratici”

Il ministro respinge la lettura del referendum come una bocciatura piena dell’esecutivo. Alla domanda sulla presunta fine della “luna di miele”, risponde infatti: «Capisco che sia molto più intrigante provare a infilare il coltello in quella piaga che avete deciso di definire una sconfitta del governo e che io, invece, considero una sconfitta della giustizia e di alcuni valori democratici. Ma non mi sottraggo».

Sui numeri del voto aggiunge: «Il sì ha perso. Nemmeno senza troppe sorprese, perché i sondaggi lo avevano previsto da quattro settimane. Perché? Per molti motivi, penso, ma anche perché il nostro è un Paese che si unisce più facilmente dietro ai No. Come fu per il referendum di Renzi. Io votai sì allora ed ho votato sì oggi».

Crosetto sottolinea anche che, a suo giudizio, “i problemi che allarmano i cittadini, giustamente, non dipendono però – purtroppo – dalle scelte del governo, ma dal drammatico periodo nel quale ci è stato dato di agire”.

Trump, Iran e il no alla “guerra condivisa”

Uno dei passaggi più duri dell’intervista riguarda la politica estera e il rapporto con Donald Trump. Crosetto respinge la tesi secondo cui il voto referendario chiederebbe al governo italiano di prendere più distanza dalla linea americana.

Le sue parole sono nette: “Noi non abbiamo condiviso questa guerra e nessuno ci ha chiesto il nostro parere. A noi come a nessun altro. La durata delle guerre non dipende dalla potenza dei più forti, come anche in Ucraina si vede, ma dalla resistenza dei più deboli. L’Iran è più grande dell’Ucraina, ha più abitanti e migliaia di anni di storia. Per questo dobbiamo avere un ruolo nella soluzione diplomatica. Che cosa si intende per distanziarci di più? Allearsi con l’Iran? Perché nelle ultime settimane sembra che esista un solo cattivo e che l’Iran sia un Lussemburgo con meno pioggia”.

Nell’intervista a Repubblica il ministro liquida come “ridicola” e “pretestuosa al limite dell’offesa” la narrazione sulla presunta sudditanza italiana verso Trump, ribadendo però un punto fermo: «l’alleanza con gli Usa è garanzia di libertà e sicurezza per l’Italia e l’Ue».

Attacchi ai giudici, il ministro ammette: “Non ho condiviso il clima da ultras”

Sul fronte interno, Crosetto affronta anche il tema degli scontri con la magistratura. Alla domanda se il governo stia pagando gli attacchi ai giudici, il ministro riconosce un clima degenerato, ma rifiuta una lettura unilaterale.

La sua risposta resta integrale: “Non ho condiviso il clima da ultras, ma di certo non è stato generato da una sola parte, anzi. Ci sono state parole sbagliate da persone che non dovevano perdere la testa, ma minacce ancor più gravi da altre che dispongono del potere di attuarle”.

Legislatura da portare a termine: “Cinque anni, lo dice la Costituzione”

Il passaggio più politico arriva quando Crosetto spiega che cosa farebbe il centrodestra in un quadro internazionale meno teso. Qui il ministro non cambia registro e lega ancora una volta la scelta alla crisi esterna.

“Se non ci fosse una situazione internazionale così drammatica, penso saremmo andati tutti volentieri al voto per vedere se davvero gli italiani vorrebbero affidarsi ad altri. Tra l’altro, la Costituzione più bella del mondo indica in cinque anni la durata della legislatura”, afferma.

Un messaggio doppio: la maggioranza non teme il voto, ma allo stesso tempo rivendica la necessità di arrivare a fine mandato, salvo scossoni oggi giudicati incompatibili con la situazione globale.

Il quadro politico resta sospeso

Dal ragionamento di Crosetto emerge un equilibrio fragile ma preciso: il referendum ha aperto una ferita politica, opposizioni e maggioranza misurano gli spazi, ma la strada delle elezioni anticipate resta bloccata da convenienza, prudenza e crisi internazionale.

Il ministro della Difesa sceglie una linea di fermezza istituzionale e, insieme, di contrattacco politico: il centrodestra, sostiene, non avrebbe paura del voto; il problema vero, semmai, sarebbe un altro. Governare mentre il contesto internazionale brucia.

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Marco De Santis – Analista di sicurezza e difesa
Analista senior di sicurezza e difesa

Marco De Santis

Marco De Santis è un analista senior specializzato in sicurezza e difesa, con particolare attenzione alle minacce ibride, alla sicurezza interna e alle strategie di protezione nazionale. Ha maturato una lunga esperienza nello studio dei contesti operativi e delle dinamiche di sicurezza, integrando fonti istituzionali, analisi strategiche e valutazioni di rischio. Su InfoDifesa.it cura approfondimenti dedicati ai temi della difesa, della sicurezza e degli scenari operativi.

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