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Crosetto al Question Time in Senato: “L’Italia non ha una difesa adeguata”. Piano pronto, ma servono risorse e voto del Parlamento

La risposta del ministro: “No, non abbiamo una difesa adeguata”

Nel corso del Question Time al Senato della Repubblica, il ministro della Difesa Guido Crosetto, rispondendo al senatore Carlo Calenda, ha dichiarato in modo netto che l’Italia oggi non dispone di una difesa adeguata. La sua prima risposta è stata esplicita: “no”.

Crosetto ha spiegato che la ragione principale è legata al cambiamento dello scenario internazionale negli ultimi anni. Secondo il ministro, la difesa necessaria oggi è profondamente diversa da quella che si riteneva sufficiente fino a quattro anni fa, perché nel frattempo “il mondo è cambiato”.

“Abbiamo riscoperto la guerra in Europa”

Nel suo intervento, il ministro ha sottolineato che l’Europa si trova di nuovo a fare i conti con la guerra. Crosetto ha affermato che “abbiamo riscoperto la guerra all’interno dell’Europa”, aggiungendo che il contesto attuale è segnato dal ritorno di una logica in cui contano le potenze più che i valori democratici e di libertà che avevano orientato il percorso europeo negli anni precedenti.

Da qui la valutazione di una difesa impreparata, non solo in Italia ma più in generale in Europa, rispetto a minacce che si sono evolute rapidamente.

Investimenti nella difesa: “Non si fa come con il frigorifero di casa”

Uno dei passaggi centrali dell’intervento ha riguardato i tempi necessari per costruire una capacità militare adeguata. Crosetto ha chiarito che preparare la difesa richiede anni di programmazione e finanziamento e non può essere affrontato con logiche immediate.

Per spiegare questo concetto ha utilizzato un’immagine molto concreta: preparare la difesa non è come riempire un frigorifero andando al supermercato. Il ministro ha ricordato che i programmi aeronautici durano decenni, citando una durata di 35 anni, e che lo stesso vale per i sistemi terrestri e per lo sviluppo tecnologico, che richiede investimenti molto elevati e risultati non immediati.

“Questo non è stato fatto, non in Italia, in Europa”

Crosetto ha sostenuto che questo lavoro di preparazione e investimento non è stato compiuto in misura sufficiente, precisando che il problema non riguarda soltanto l’Italia. Le sue parole indicano una responsabilità più ampia del contesto europeo, che per anni avrebbe immaginato esigenze di sicurezza diverse da quelle emerse con le crisi più recenti.

Il riferimento alla Germania e all’aumento delle spese militari

Nel corso della risposta, il ministro ha richiamato anche l’esempio tedesco. Ha ricordato che il precedente governo tedesco era nato con un programma che prevedeva la riduzione della spesa per la difesa, ma ha poi concluso il proprio percorso politico con una scelta opposta: rimuovere i vincoli costituzionali di bilancio per aumentarla in modo significativo.

Il riferimento è stato utilizzato da Crosetto per sostenere che il mutamento del quadro geopolitico ha imposto una revisione delle priorità anche a governi e forze politiche che, in precedenza, avevano posizioni diverse sul tema.

“La Difesa ha il piano pronto”

Un altro punto chiave del Question Time riguarda lo stato di preparazione interna del ministero. Crosetto ha affermato che la Difesa ha già predisposto un piano per adeguare lo strumento militare italiano alle nuove esigenze.

Secondo quanto dichiarato, si tratta di un piano definito dagli Stati maggiori e reso compatibile con la possibilità di un futuro aumento delle risorse. Il ministro ha ribadito che, dal punto di vista tecnico e operativo, la struttura della Difesa è pronta a fare la propria parte.

La decisione spetta alla politica e al Parlamento

Crosetto ha però precisato con forza che un eventuale rafforzamento della difesa non dipende dal ministro né soltanto dal dicastero. La possibilità di aumentare gli investimenti, ha spiegato, dipende da una decisione politica e da un atto parlamentare.

Nel suo intervento ha richiamato anche i vincoli di bilancio europei e la situazione finanziaria, indicando questi elementi come fattori decisivi nella scelta finale. In sintesi, il messaggio politico del ministro è che la Difesa è pronta, ma servono coperture economiche e una scelta formale del Parlamento.

“I ministri sono pro tempore, i piani sono per i prossimi 10 anni”

Crosetto ha insistito anche sulla distinzione tra il ruolo contingente del ministro e la dimensione strategica delle decisioni militari. Ha ricordato che i ministri della Difesa sono “pro tempore”, mentre i piani di difesa di un Paese guardano ai prossimi dieci anni.

Ha attribuito la costruzione di questi piani a personale militare e tecnico che dedica l’intera vita professionale a questi temi, fino ai vertici degli Stati maggiori, e che lavora anche in raccordo con la NATO per prevenire le minacce future.

Minacce nuove e guerra che cambia

Nel suo ragionamento, il ministro ha evidenziato che le minacce non sono facilmente prevedibili e che quelle considerate possibili fino a tre anni fa sono diverse da quelle attuali. Ha parlato di una “guerra nuova” che impone un adattamento continuo degli strumenti di difesa.

Questo passaggio serve a motivare la necessità di un aggiornamento non episodico, ma strutturale, della capacità di protezione del Paese.

La protezione di aeroporti e centrali “non dipende dal colore politico”

Tra le frasi più forti pronunciate in Aula, Crosetto ha sostenuto che la sicurezza delle infrastrutture strategiche non cambia in base alla maggioranza di governo. Ha citato in particolare la protezione di aeroporti e centrali elettriche, affermando che i droni non si fermano in base al colore politico di chi governa, ma solo se esistono strumenti adeguati per fermarli.

Il senso del passaggio è che la difesa nazionale, nelle parole del ministro, non può essere costruita sulla convenienza politica del momento, ma deve essere organizzata sulla base delle minacce potenziali che possono colpire il Paese.

In arrivo una riforma della Difesa

Crosetto ha annunciato che presto verrà presentata anche una riforma della Difesa. Ha specificato che non si tratterebbe di una riforma pensata per il ministro in carica, ma di un intervento destinato a servire il Paese nei prossimi 20 anni.

Anche su questo punto, tuttavia, il ministro ha rimarcato che sarà il Parlamento a decidere se quella riforma è necessaria, come approvarla e soprattutto come finanziarla.

Il messaggio finale: “Noi abbiamo fatto il nostro dovere”

Nella parte conclusiva dell’intervento, Crosetto ha rivendicato il lavoro svolto dal ministero: la Difesa, secondo le sue parole, ha fatto il proprio dovere, predisponendo strumenti, piani e proposte. Il passaggio finale della decisione, ha detto, resta nelle mani del Parlamento e delle scelte politiche.

Il cuore del suo intervento al Senato è dunque questo: la struttura tecnica della Difesa sarebbe pronta a rafforzarsi, ma senza nuove risorse e senza una decisione parlamentare, l’Italia resterà con una capacità giudicata dallo stesso ministro non adeguata.

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