Contratto Forze di Polizia, aumenti “mangiati” dalle tasse regionali: il rinnovo che rischia di essere solo un’illusione
Il 26 maggio il tavolo che dovrebbe decidere tutto (ma parte già in salita)
Il 26 maggio si riapre il confronto alla Funzione Pubblica per il rinnovo del contratto delle Forze di polizia e delle Forze Armate, ma l’aria è tutt’altro che quella di una trattativa costruttiva.
Per USMIA Carabinieri, il quadro è già scritto: numeri insufficienti, aspettative tradite e un aumento che rischia di restare solo sulla carta.
L’aumento c’è, ma non si vede (o quasi)
Sul tavolo c’è un dato che dovrebbe rappresentare il cuore del rinnovo: 171,31 euro lordi medi.
Ma è proprio qui che si apre la frattura. Per il Segretario Generale Carmine Caforio e il Segretario Nazionale Pasqualino Amato, quella cifra non regge il confronto né con l’inflazione né con la realtà quotidiana del personale in divisa.
Il problema non è solo quanto si dà, ma quanto sparisce prima ancora di arrivare in busta paga.
Il colpo silenzioso: le addizionali IRPEF regionali
Il vero nodo, quello che fa infuriare il sindacato, è la fiscalità locale.
Le addizionali IRPEF regionali stanno trasformando un aumento già giudicato modesto in qualcosa di ancora più ridotto. In pratica: lo Stato dà con una mano, le Regioni si riprendono una fetta con l’altra.
In Puglia, per esempio, l’aliquota può arrivare fino al 3,33%, con una perdita stimata fino a 66,62 euro al mese. Tradotto senza giri di parole: una parte degli aumenti sparisce prima di essere percepita.
Italia divisa anche in busta paga
Il quadro che emerge è pesante: non un contratto nazionale uguale per tutti, ma un sistema dove lo stipendio reale cambia a seconda della Regione.
Piemonte, Toscana e Lazio vengono indicate come aree già fortemente gravate da addizionali elevate. Il risultato è un meccanismo distorto: stesso lavoro, stesso contratto, soldi diversi in tasca.
Una disuguaglianza che, per il comparto sicurezza, non è più un dettaglio tecnico ma un problema strutturale.
USMIA Carabinieri attacca: “Così il contratto è vuoto”
La posizione di USMIA Carabinieri è netta e senza sfumature: così il rinnovo rischia di essere un’operazione cosmetica.
Un aumento che esiste nei comunicati, ma che si assottiglia nella realtà fino a diventare quasi irrilevante.
Il messaggio è diretto e poco diplomatico: non si può parlare di rinnovo dignitoso se il potere d’acquisto continua a scivolare via tra inflazione e tasse locali.
L’appello al Governo: più risorse o sarà un altro giro a vuoto
La richiesta finale è un avvertimento politico più che una semplice rivendicazione sindacale: senza nuovi stanziamenti nella prossima legge di bilancio, il rinnovo rischia di essere l’ennesimo intervento incapace di incidere davvero.
Non una questione tecnica, ma un tema ormai politico: quanto vale davvero il lavoro in divisa in questo Paese, al netto di tutto quello che lo erode prima ancora che arrivi in tasca?
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