Crosetto: “Gli Usa ci hanno avvisato dell’attacco in Iran ad azione già in corso”. E la polemica italiana si sgonfia da sola
Avviso arrivato “come agli altri”, contatti costanti con Washington e una richiesta netta: smetterla di trasformare la sicurezza in un teatrino. Nelle ore in cui l’escalation tra Iran, Stati del Golfo e Israele torna a occupare il centro della scena, il ministro della Difesa Guido Crosetto sceglie una linea comunicativa che mescola chiarimento e stoccata: gli Stati Uniti non hanno “saltato” l’Italia, e l’idea del presunto sgarbo diplomatico è, nei fatti, più utile alle polemiche interne che alla comprensione di ciò che sta accadendo.
“Ci hanno avvisato quando hanno avvisato gli altri, ad attacco in corso”
Alla domanda che rimbalza nel dibattito pubblico — “perché i tedeschi sì e noi no?” — Crosetto risponde senza giri di parole: l’avviso Usa è arrivato contestualmente, con l’operazione già in corso. Il punto, insiste il ministro, è che il contatto con gli Stati Uniti è costante anche in queste ore.
Tradotto: la narrazione del “non ci hanno considerati” regge poco. E soprattutto rischia di far perdere tempo su un dettaglio comunicativo mentre la questione vera è un’altra: la natura e la traiettoria dell’escalation, e le ricadute sulla sicurezza regionale ed europea.
Il caso Dubai e la domanda sbagliata: “Dimissioni per cosa?”
Nel mirino delle opposizioni finisce anche la presenza del ministro nel Golfo, dove si trovava con la famiglia. Crosetto ribatte con un doppio argomento: trasparenza sul viaggio e criticità della polemica.
“Io non sono andato di nascosto”, spiega, chiarendo di aver viaggiato senza scorta e con una compagnia aerea civile, scelta che dice di adottare da anni. A chi agita l’idea di una condotta opaca, oppone una versione opposta: un comportamento persino “virtuoso”, non certo un’operazione segreta.
Poi la stilettata più politica: davvero le dimissioni vengono chieste per ragioni di sicurezza nazionale, o per l’occasione di alzare il volume dello scontro? Crosetto la mette giù secca: “Per cosa? Perché l’Iran ha attaccato Dubai?”. Il messaggio è evidente: attribuire al ministro responsabilità dirette per la risposta iraniana contro obiettivi nel Golfo è, nella migliore delle ipotesi, una semplificazione; nella peggiore, una polemica costruita.
“Bloccato” nel Golfo: perché, secondo Crosetto, non è materia da propaganda
Il ministro ricostruisce il contesto: era nell’area perché le informazioni disponibili non facevano presagire un’accelerazione di quel livello. Quando ha percepito che, a differenza di altre crisi, poteva esserci un attacco anche agli Emirati Arabi Uniti, ha deciso di far rientrare la famiglia.
Il punto centrale, però, è la critica alla strumentalizzazione: “Il fatto di trovarsi bloccato non è una cosa su cui fare polemiche”, soprattutto perché la reazione che ha colpito Dubai — sostiene — non era stata ipotizzata da nessuno come conseguenza immediata.
È un passaggio che, al netto delle battute, tocca un nervo scoperto: in una crisi rapida e multilivello, l’aspettativa di previsioni perfette e tempi “puliti” è spesso più una richiesta da talk show che un criterio realistico di valutazione.
Missili iraniani e sicurezza europea: l’avvertimento che resta sul tavolo
Oltre alla cronaca, Crosetto sposta l’attenzione su un tema strutturale: la minaccia missilistica. Alla domanda sulle capacità iraniane e sulla possibilità che possano arrivare a colpire l’Europa, risponde in modo prudente ma non rassicurante.
Da un lato, riconosce che le capacità balistiche iraniane sarebbero state ridotte da attacchi recenti (e da quelli del giugno precedente), e che non si conoscono con esattezza le capacità operative residue. Dall’altro, osserva che finora la risposta iraniana si è concentrata su Stati del Golfo e Israele.
Ma la conclusione è la parte più politica e, in prospettiva, la più pesante: l’Unione Europea deve dotarsi di una credibile capacità di difesa contro minacce missilistiche. Non solo dall’Iran, avverte Crosetto, ma potenzialmente da altri Paesi in futuro. È un invito a smettere di ragionare per emergenze e iniziare a ragionare per architetture di difesa.
Il succo: meno processi mediatici, più strategia
Se si cerca una morale, sta qui: Crosetto prova a chiudere il capitolo delle accuse “da riflesso” — l’avviso Usa, il viaggio, il blocco — e ad aprire quello che ritiene davvero decisivo: come si prepara l’Italia (e l’Europa) a un ambiente di sicurezza dove la minaccia missilistica e l’escalation regionale non sono eccezioni, ma variabili ricorrenti.
Il dibattito può anche scegliere di restare sul gossip istituzionale. Ma i missili, nel frattempo, non votano, non fanno opposizione e non guardano i sondaggi.
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