Difesa

“Il rischio è la follia”: Crosetto su Iran, guerra e basi Usa in Italia

Un quadro che si aggrava e un messaggio politico netto

La crisi internazionale legata all’Iran e alle tensioni in Medio Oriente entra in una fase che il ministro della Difesa Guido Crosetto definisce tra le più pericolose degli ultimi decenni. Il punto politico, questa volta, non riguarda solo l’ennesima escalation regionale: riguarda anche l’Italia, il ruolo delle basi statunitensi presenti sul territorio nazionale, la tenuta della diplomazia e le possibili ricadute su sicurezza ed energia.

Nelle ore in cui è atteso alla Camera con un’informativa sull’impiego delle basi Usa in Italia, Crosetto affida al Corriere della Sera una lettura durissima dello scenario. Il ministro parla di una situazione che, a suo giudizio, “non ha precedenti nella storia dei decenni recenti”. Una frase che segna il tono dell’intervento e che fotografa il livello di allarme con cui il governo osserva gli sviluppi della crisi.

L’allarme di Crosetto: “Conta soltanto la potenza militare”

Nel ragionamento del titolare della Difesa c’è un punto centrale: il progressivo svuotamento del multilateralismo. Secondo Crosetto, il sistema internazionale mostra oggi tutta la sua fragilità e gli organismi nati per prevenire o contenere i conflitti non riescono più a esercitare un vero potere di equilibrio.

Il ministro lo dice senza giri di parole: in uno scenario come quello attuale “conta purtroppo per noi soltanto la potenza”. E precisa che non si tratta di potenza economica o tecnologica, ma di potenza militare. È una lettura che pesa, perché arriva da uno dei membri chiave dell’esecutivo e perché sposta il focus dal confronto diplomatico alla forza come elemento decisivo nei rapporti internazionali.

Il sottotesto è chiaro: quando le istituzioni internazionali perdono peso, il rischio è che ogni crisi venga gestita sul terreno della deterrenza e della reazione armata. Ed è proprio in quel passaggio che, secondo il ministro, la situazione diventa più instabile e più difficile da controllare.

“Temo che possa precipitare”: il timore di una spirale fuori controllo

La parte più drammatica dell’intervista è quella in cui Crosetto affronta il rischio di un’ulteriore escalation. Il ministro non nasconde la sua preoccupazione e indica come possibile uno scenario in cui ciò che è già grave possa diventare ancora peggiore.

“Temo che ciò che già è drammatico possa precipitare ancor di più. Perché so che l’umanità ci ha dimostrato che non esiste limite alla follia”, afferma. È il passaggio che sintetizza meglio il senso dell’allarme lanciato dal ministro: la convinzione che, nei conflitti, il livello dello scontro possa continuare a salire ben oltre le soglie ritenute razionali o accettabili.

Per spiegare il suo timore, Crosetto richiama anche la storia. “Lei pensi che sono esseri umani come noi quelli che hanno deciso che per far finire un conflitto fossero accettabili anche Hiroshima e Nagasaki”, dice nell’intervista. Il riferimento serve a sottolineare che il limite dell’orrore, nella storia, è già stato superato e che il possesso di armi sempre più distruttive continua a rendere il quadro estremamente pericoloso.

Il riferimento alle armi nucleari e la frase che pesa di più

Crosetto non pronuncia direttamente lo scenario più estremo, ma il senso del passaggio è evidente. “Purtroppo continuiamo ad avere armi nucleari e chi non le ha le cerca. Non abbiamo imparato nulla”, osserva. Poi aggiunge: “Non voglio nemmeno pronunciare la parola. Il rischio è la follia e quello che stiamo vivendo è un conflitto dove ad azione corrisponde reazione di un livello superiore”.

È qui che il ministro mette a fuoco il punto più inquietante: la logica dell’escalation progressiva. Ogni mossa produce una contromossa più dura. Ogni passaggio rischia di alzare la soglia. Ogni reazione rende il ritorno a una trattativa più complicato. In questa cornice, il pericolo non è soltanto il proseguimento della guerra, ma il fatto che il conflitto possa assumere una dimensione sempre meno governabile.

Il ruolo degli Stati Uniti e la stoccata a Trump

Nell’intervista trova spazio anche una riflessione sul ruolo degli Stati Uniti e del presidente Donald Trump. Crosetto osserva che nessuno, di fatto, è in grado di influenzare davvero le scelte di Washington, ma affianca a questa constatazione una critica politica molto netta.

Secondo il ministro, il presidente americano “dovrebbe avere collaboratori più coraggiosi”. E aggiunge: “Uno dei problemi di questa presidenza è che nessuno osa contraddire il Capo”. È una frase che va oltre il commento diplomatico e colpisce il metodo decisionale della Casa Bianca, soprattutto in una crisi dove ogni scelta può produrre conseguenze globali.

Il ragionamento di Crosetto è che decisioni assunte senza confronto e senza un’adeguata legittimazione internazionale possano aggravare, anziché risolvere, la situazione. Per questo il ministro definisce l’Iran degli ayatollah un problema reale, ma allo stesso tempo avverte che una guerra decisa “in due senza confronto e legittimità internazionale” rischia di trasformarsi in un regalo politico per il regime iraniano, invece che in un suo indebolimento.

Il nodo delle basi Usa in Italia approda alla Camera

Sul tavolo c’è poi il tema che rende la crisi ancora più sensibile per il dibattito italiano: l’impiego delle basi statunitensi presenti in Italia. L’informativa di Crosetto alla Camera si inserisce proprio in questo contesto e segnala quanto il dossier sia ormai centrale anche sul piano istituzionale interno.

Il punto è delicato perché tocca il rapporto tra alleanze, sovranità, politica estera e gestione di un eventuale coinvolgimento indiretto dell’Italia nello scenario di crisi. Anche senza ipotizzare sviluppi ulteriori, il semplice fatto che il ministro intervenga in Parlamento su questo tema mostra quanto la questione sia considerata strategica.

La domanda politica di fondo è una sola: fino a che punto l’evoluzione dello scontro tra Iran, Stati Uniti e Israele può avere ricadute dirette sul nostro Paese? Ed è proprio su questo crinale che l’intervento di Crosetto assume un peso specifico molto più alto di una normale comunicazione parlamentare.

Le possibili ricadute economiche ed energetiche

Il ministro richiama anche un altro fronte, meno spettacolare ma estremamente concreto: quello economico ed energetico. Alla domanda sulle possibili conseguenze delle tensioni in Medio Oriente, Crosetto risponde in modo netto: “È ciò che si teme. Non tutto ma molto”.

Il messaggio è chiaro. Se la crisi dovesse aggravarsi, il contraccolpo potrebbe investire forniture, attività globali, catene di approvvigionamento e stabilità dei mercati in tempi rapidi. Non è un elemento secondario, ma una delle ragioni per cui la vicenda iraniana viene osservata con crescente apprensione anche fuori dai circuiti strettamente militari o diplomatici.

Quando il Medio Oriente si infiamma, il rischio non resta confinato alla geopolitica. Può arrivare direttamente su energia, costi, logistica e sicurezza economica. E questo, per un Paese come l’Italia, rende la crisi ancora più pesante.

La linea del governo: no alla guerra, sì al contenimento dei danni

Nel suo intervento al quotidiano, Crosetto rivendica anche la posizione assunta dall’Italia. “Io rivendico che l’Italia abbia preso una posizione importante e seria quando ha detto di non condividere questa guerra cercando di limitare al massimo i danni”, afferma.

È una linea che punta a tenere insieme prudenza e interesse nazionale. Da un lato la presa di distanza rispetto alla guerra, dall’altro la necessità di gestire le conseguenze e ridurre l’impatto di una crisi che può rapidamente travolgere equilibri già fragili. In questa impostazione si legge il tentativo del governo di non alimentare ulteriormente la tensione, senza però sottovalutare i rischi.

La formula scelta dal ministro segnala anche un approccio difensivo e realistico: in uno scenario tanto instabile, la priorità non è soltanto prendere posizione, ma evitare che il deterioramento del quadro produca danni maggiori sul piano politico, economico e strategico.

L’appello alla politica: maggioranza e opposizione “devono deporre le armi”

Crosetto allarga poi il discorso al fronte interno e lancia un messaggio alla politica italiana. “Maggioranza e opposizione devono deporre le armi, dobbiamo trovare momenti di coesione, collaborare per affrontare una crisi che, come ho detto, non ha precedenti”, dice.

È un appello che ha un significato preciso. Davanti a una crisi internazionale che può avere effetti diretti sul Paese, il ministro chiede di abbassare il livello dello scontro politico e di costruire un minimo di convergenza istituzionale. Il passaggio è anche una presa d’atto: la fase è ritenuta troppo delicata per essere ridotta a semplice terreno di polemica tra schieramenti.

In filigrana c’è l’idea che la gestione della crisi richieda compattezza, responsabilità e capacità di tenere insieme politica estera, sicurezza e tutela degli interessi nazionali. Un messaggio che arriva mentre il Parlamento viene chiamato a confrontarsi su uno dei dossier più sensibili del momento.

L’intervento dell’Ambasciata iraniana a Roma

A rendere il quadro ancora più teso è arrivata anche la reazione dell’Ambasciata della Repubblica islamica dell’Iran a Roma, che in un post su X ha definito le parole di Crosetto una “descrizione accurata” dell’attuale comportamento di Washington e Tel Aviv.

Nel messaggio, l’ambasciata sostiene che i bombardamenti contro abitazioni civili, scuole, ospedali, università, luoghi di culto e siti storici abbiano oltrepassato “ogni confine etico e giuridico”. E lega il riferimento del ministro a Hiroshima alla denuncia del rischio provocato dagli attacchi contro impianti nucleari pacifici attivi dell’Iran, citando Bushehr e parlando di un pericolo per milioni di persone in tutta la regione.

Si tratta di una presa di posizione politicamente rilevante, perché mostra quanto le parole pronunciate in Italia vengano immediatamente assorbite e utilizzate anche sul piano diplomatico internazionale. In una crisi di questo livello, ogni dichiarazione pubblica smette di essere solo un fatto interno e diventa parte di una contesa narrativa molto più ampia.

Perché le parole di Crosetto pesano più del solito

Le dichiarazioni del ministro della Difesa non arrivano in una fase ordinaria e non possono essere lette come un semplice commento politico. Pesano perché fotografano un momento in cui il rischio di escalation in Medio Oriente si intreccia con i timori per la sicurezza globale, con il ruolo degli Stati Uniti, con la fragilità delle sedi multilaterali e con possibili ricadute concrete anche sull’Italia.

Il punto più forte del suo intervento è proprio questo: la crisi iraniana non è presentata come un dossier lontano, ma come una vicenda che può produrre effetti reali e rapidi, dal piano militare a quello economico, fino al terreno politico interno. Per questo l’allarme di Crosetto colpisce, divide e costringe a guardare oltre la cronaca immediata.

In controluce resta una frase che riassume l’intero impianto del suo ragionamento: il rischio è che la logica dell’azione e della reazione continui a salire di livello. Ed è esattamente questo, oggi, il punto che più inquieta governi, diplomazie e opinione pubblica.

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Andrea Valenti – Analista di sicurezza e informazione strategica
Analista di sicurezza e informazione strategica

Andrea Valenti

Andrea Valenti è un analista indipendente specializzato in difesa, sicurezza nazionale, geopolitica e informazione strategica. Su InfoDifesa.it cura contenuti basati su fonti verificate e analisi contestualizzate, con particolare attenzione alla resilienza informativa e ai temi di sicurezza globale.