Crosetto alla Camera sulle basi Usa in Italia: “Accordi rispettati da oltre 75 anni, nessun governo li ha mai messi in discussione”
L’informativa urgente del ministro della Difesa alla Camera
Il ministro della Difesa Guido Crosetto, nel corso dell’informativa urgente del Governo alla Camera dei Deputati sull’utilizzo delle basi militari nel territorio italiano da parte delle Forze Armate statunitensi, ha rivendicato la continuità istituzionale con cui l’Italia applica da decenni gli accordi internazionali e bilaterali con gli Stati Uniti.
Crosetto ha affermato che l’applicazione degli accordi sull’uso delle basi militari americane in Italia è stata caratterizzata da una “assoluta coerente continuità da oltre 75 anni”, sottolineando che nessun governo, di nessun colore politico, ha mai disatteso, messo in discussione o anche solo ipotizzato di non attuare i trattati internazionali e bilaterali tra Italia e Stati Uniti.
“Nessun governo ha mai cambiato quei trattati”
Nel suo intervento, il ministro ha insistito sul fatto che nella storia repubblicana italiana, dai governi di diverso orientamento politico fino agli esecutivi tecnici, nessuno ha mai cercato di modificare o denunciare gli accordi relativi alla presenza e all’uso delle basi da parte delle forze statunitensi.
Crosetto ha parlato di una linea seguita da governi centristi, di centrosinistra, di solidarietà nazionale, del pentapartito, di centrodestra, gialloverdi, giallorossi e tecnici, spiegando che questa non è una valutazione polemica ma, nelle sue parole, “la fotografia della realtà”.
Il quadro internazionale e il riferimento alla NATO
Secondo il ministro, la fine della Guerra fredda non ha eliminato le ragioni che avevano spinto i Paesi occidentali a unirsi e a difendersi insieme. Al contrario, ha sostenuto che rischi, fronti e minacce sono aumentati.
In questo passaggio Crosetto ha richiamato anche il progressivo allargamento della NATO, ricordando l’ingresso nell’Alleanza Atlantica di Finlandia e Svezia, indicate come nazioni storicamente neutrali che negli ultimi anni hanno scelto di aderire.
Il ministro ha inoltre precisato che l’Italia non è un caso isolato in Europa, citando altri Paesi che hanno stipulato accordi bilaterali con gli Stati Uniti per l’utilizzo di basi militari sul proprio territorio, tra cui Gran Bretagna, Germania, Spagna, Grecia e Polonia.
“Rispettare gli accordi non significa essere in guerra”
Uno dei passaggi centrali dell’informativa ha riguardato il significato politico e giuridico del rispetto degli accordi. Crosetto ha chiarito che, a suo giudizio, onorare questi impegni non significa essere coinvolti in una guerra, ma rispettare obblighi definiti dalla legge e dalla Costituzione.
Il ministro ha dichiarato che l’Italia non è in guerra con l’Iran o con altri Stati e che il Paese resta pienamente parte della NATO, integrato nelle sue strutture, con capacità riconosciute dagli alleati.
Ha quindi rivendicato un equilibrio tra fedeltà alle alleanze e tutela della legalità nazionale, sostenendo che l’Italia è alleata degli Stati Uniti ma sa far rispettare le proprie leggi e i trattati che la vincolano.
Il richiamo alle comunicazioni del 5 marzo e al Consiglio Supremo di Difesa
Crosetto ha ricordato che il tema era già stato affrontato nell’Aula della Camera durante le comunicazioni rese il 5 marzo, e ha aggiunto che la questione è stata portata anche all’attenzione dell’ultimo Consiglio Supremo di Difesa, alla presenza del presidente della Repubblica.
Secondo il ministro, questo percorso istituzionale è stato utile perché ha contribuito a rendere più chiaro il perimetro degli accordi vigenti, oggi a suo dire più noto e condiviso rispetto alla fase iniziale del confronto politico.
Gli accordi che regolano l’uso delle basi militari in Italia
Nel merito normativo, Crosetto ha ricostruito i principali riferimenti che disciplinano l’impiego delle basi militari italiane da parte degli Stati appartenenti alla NATO e degli Stati Uniti.
Sul piano multilaterale ha richiamato la Convenzione sullo statuto delle forze, il cosiddetto SOFA del 1951, ratificato con la legge 1335 del 1955, che disciplina lo status delle forze degli Stati membri sul territorio di un altro Paese dell’Alleanza.
Sul piano bilaterale Italia-Stati Uniti, il ministro ha citato:
- il Technical Agreement firmato il 30 giugno 1954, che definisce i limiti delle attività operative, addestrative, tecniche, logistiche e di supporto che i velivoli americani possono effettuare sul territorio italiano;
- il BIA – Bilateral Infrastructure Agreement tra Italia e Stati Uniti, siglato il 20 ottobre 1954, indicato come “accordo ombrello” e aggiornato nel 1973;
- il Memorandum d’intesa Italia-Stati Uniti del 2 febbraio 1995, relativo alle installazioni e infrastrutture concesse in uso alle forze statunitensi in Italia;
- il Technical Arrangement su Sigonella, firmato nel 2006.
Il nodo della segretezza sugli accordi del 1954
Crosetto ha affrontato anche il tema della desecretazione di alcuni accordi, affermando che mai nessun governo ha proposto una revisione dei trattati del 1954 o la loro declassificazione.
A sostegno di questa posizione, ha richiamato due punti considerati dal ministro inequivocabili. Il primo è l’articolo 12 della legge 801 del 24 ottobre 1977, che ammette espressamente la copertura con il segreto di Stato degli accordi internazionali. Il secondo riguarda quanto comunicato nel gennaio 2003 dall’allora ministro della Difesa Antonio Martino alle Commissioni Difesa di Camera e Senato: gli accordi del 1954 avrebbero una elevata classifica di segretezza e non potrebbero essere declassificati unilateralmente dall’Italia, essendo necessario il consenso di entrambe le parti, quindi anche degli Stati Uniti.
Il ministro ha sottolineato che in tutti i governi successivi al 2003 non sarebbe mai stata avanzata la richiesta di forzare quel vincolo di segretezza.
“I trattati sono l’ossatura del sistema di sicurezza”
Nel passaggio più politico del discorso, Crosetto ha definito questi trattati l’ossatura del sistema di sicurezza italiano, inserito nel più ampio quadro dell’Alleanza Atlantica. Ha sostenuto che tale sistema abbia consentito all’Italia di vivere in sicurezza e prosperità e che rappresenti oggi l’unico sistema di deterrenza e di difesa credibile.
Il ministro ha insistito sul fatto che le sue parole si basano, a suo dire, su dati e fatti, e non su un’impostazione ideologica o di parte.
Le polemiche e la verifica chiesta alle Forze armate
Crosetto ha spiegato di essersi interrogato sulle ragioni delle polemiche degli ultimi giorni e di aver chiesto alle Forze armate se l’attuale governo stesse facendo qualcosa di diverso rispetto ai governi precedenti nell’applicazione degli accordi.
La domanda posta dal ministro riguardava in particolare un eventuale aumento delle attività nelle basi in concessione agli Stati Uniti e l’esistenza di elementi di discontinuità negli ultimi anni rispetto al passato. La risposta, ha detto, non è politica ma fondata sui dati.
I numeri di Aviano: atterraggi, hot cargo, caccia ed elicotteri
Per la base di Aviano, Crosetto ha fornito una serie di dati annuali.
Nel 2018 sono stati autorizzati 525 atterraggi con voli cargo di quattro tipologie diverse; di questi, 43 erano catalogati come hot cargo, cioè trasportavano materiale da trattare con cautela e armamento. Nello stesso anno sono stati autorizzati 120 transiti di velivoli da combattimento statunitensi di quattro tipologie diverse e 35 transiti di elicotteri.
Nel 2019 gli atterraggi misti di trasporto autorizzati sono stati 628; di questi, 52 hot cargo, oltre a 44 velivoli da combattimento di tre tipologie diverse e 107 transiti di elicotteri.
Nel 2020 i carichi logistici indicati dal ministro sono stati 528, con 51 hot cargo, 28 transiti di velivoli da guerra e 32 elicotteri.
Nel 2021 Crosetto ha riferito di 505 autorizzazioni, di cui 43 hot cargo, 59 transiti di F-15 e 24 elicotteri.
Nel 2022 gli atterraggi e i transiti sono stati 609, di cui 62 hot cargo e 172 transiti di velivoli da combattimento.
I dati su Sigonella e il focus sui droni
Il ministro ha poi spiegato che i numeri relativi a Sigonella sono superiori, soffermandosi soprattutto sui mezzi a pilotaggio remoto, al centro del dibattito politico.
Per il 2019 ha indicato 947 atterraggi e transiti autorizzati, di cui 271 hot cargo, 18 transiti di velivoli da combattimento, 28 transiti di elicotteri e 898 voli di assetti a pilotaggio remoto.
Nel 2020, sempre a Sigonella, Crosetto ha parlato di 2.081 atterraggi, con 178 casi di hot cargo.
Nel 2022 le operazioni indicate sono salite a 2.919, di cui 273 carichi di armamenti, 15 transiti di F-18, 177 elicotteri e 1.293 voli di assetti a pilotaggio remoto.
Sul fronte dei droni, il ministro ha fornito anche una sequenza annuale: 898 voli nel 2019, 755 nel 2020, 805 nel 2021, 1.293 nel 2022, 246 nel 2023, 466 nel 2024 e 338 nel 2025.
“Nessun merito politico, il governo applica le regole”
Crosetto ha precisato di non voler attribuire al governo alcun merito per l’eventuale riduzione di alcuni voli negli ultimi anni. Secondo il ministro, infatti, la quantità di attività nelle basi non dipende da una scelta politica italiana, ma dalle decisioni della controparte che utilizza quelle installazioni.
L’Italia, ha detto, svolge il ruolo di “semaforo” che applica le regole internazionali: autorizza ciò che è consentito e nega ciò che non lo è. Per questo, a suo giudizio, non esistono meriti politici da rivendicare, ma soltanto il rispetto di un’alleanza e di impegni che uno Stato serio è tenuto a onorare.
Il passaggio su Parlamento, autorizzazioni e operazioni
Nel tratto finale dell’informativa, Crosetto ha sostenuto che velivoli ed equipaggiamenti transitati negli anni oggetto dell’informativa potevano avere anche un significato operativo, ma ha precisato che, secondo la ricostruzione offerta, rientravano comunque nel perimetro degli accordi.
Ha affermato che decolli e atterraggi da basi come Sigonella sarebbero stati autorizzati senza passare dal Parlamento quando ritenuti compatibili con gli accordi vigenti e non finalizzati ad azioni cinetiche. Diversamente, quando una richiesta non è accettabile, il governo ha il dovere di dire no.
“Non chiudiamo le basi per speculazioni politiche”
Crosetto ha respinto l’idea di mettere in discussione i trattati o di chiudere le basi sulla base di sospetti o polemiche. Ha posto una domanda politica netta: perché chiudere un accordo internazionale proprio in una fase che ha definito drammatica sul piano internazionale?
Il ministro ha aggiunto che l’Italia continua a prendere le distanze da ciò che non condivide, ma ha ribadito che gli Stati Uniti non coincidono con i singoli presidenti e che l’alleanza tra Roma e Washington rappresenta una componente strutturale della sicurezza nazionale.
Il richiamo finale alla legge, alla Costituzione e all’unità
Nelle conclusioni del suo intervento, Crosetto ha insistito sul fatto che l’azione del governo è guidata dalla legge, dalla Costituzione e dalle decisioni delle istituzioni, compreso il Consiglio Supremo di Difesa.
Ha sostenuto che dire no agli Stati Uniti, quando una richiesta non è compatibile con il quadro normativo, non richiede eroismi, ma semplicemente il rispetto delle regole. Secondo il ministro, l’Italia non è difesa dal coraggio del singolo ministro, bensì dal rispetto delle istituzioni, della legge e della Costituzione.
Crosetto ha infine citato anche alcuni suoi predecessori, affermando che avrebbero agito allo stesso modo, e ha lanciato un appello all’unità del Paese in una fase internazionale che ha definito segnata da una crescente follia, dal riarmo e da minacce sempre più gravi. In questo quadro, ha ribadito che l’Italia continuerà a rispettare i patti e gli accordi internazionali sottoscritti, senza venir meno al rispetto dovuto al Parlamento e a tutte le istituzioni.
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