I GENERALI NON VOGLIONO CONTROLLI SULLE SPESE MILITARI E BLOCCANO LA PROPOSTA PER AUTHORITY

Una proposta di legge che piace a molti. Dal Partito democratico al Movimento 5 Stelle. Perché
consente di tenere sotto controllo la spesa militare. Grazie alla creazione di
un’apposita Authority che potrebbe
scongiurare nuovi “casi F-35” e le annesse polemiche sulla lievitazione dei
costi per lo Stato.
Ma il sostegno di alcune forze politiche in Parlamento
non basta: il testo è stato rinchiuso in un cassetto in attesa delle audizioni;
che non sono mai messe in calendario.

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Il provvedimento è approdato in
commissione Difesa alla Camera nel gennaio 2014. E lì giace. Qual è il motivo? “C’è una forte resistenza ai vertici
dell’esercito. Non vogliono alcuna forma di controllo. Eppure non è un’idea di
un pericoloso comunista, ma un modello ispirato alla normativa vigente negli
Stati Uniti”
, spiega a La Notizia il deputato del Pd, Paolo
Bolognesi
, primo firmatario del disegno di legge. “Non significa tagliare,
ma semplicemente garantire piena trasparenza. È un dovere del Parlamento verso
i cittadini”, evidenzia l’esponente dem. Intanto resta tutto fermo perché in
Commissione pesa la pressione esercitata dai vertici militari.

ACCORDO
POLITICO – Anche i 5 Stelle ribadiscono la disponibilità ad approvare la
misura. “È una buona idea. Noi da sempre chiediamo una cabina di regia sulle
spese militari”, afferma Luca Frusone, rappresentante pentastellato
nella commissione Difesa a Montecitorio. La proposta è stata sottoscritta da
oltre 40 deputati, tra cui ancheun big del Pd, come Gianni Cuperlo.
Insomma, in molti hanno la volontà di portare avanti l’iniziativa maturata al
termine dell’indagine conoscitiva della Camera sui sistemi d’arma destinati
alla difesa, svoltasi nel pieno della polemica sugli F-35 per l’aumento di circa
40 milioni per ogni aereo. Ma cosa prevede il ddl Bolognesi? L’Autorità per la vigilanza
sull’acquisizione dei sistemi d’arma avrebbe il compito di vigilare sui
contratti per l’acquisto di armamenti verificando la “regolarità delle
procedure di stipulazione, l’efficienza dell’esecuzione e la corretta
determinazione e applicazione delle compensazioni”.
Lo strumento sarebbe
quindi usato in fase di accordo. Ma non solo. Il controllo è previsto anche in
corso d’opera per gli aumenti superiori al 25% rispetto al contratto iniziale.
In tal caso l’organismo dovrebbe esprimere “parere obbligatorio sulle richieste
di adeguamento”, si legge nel testo. E se ci sono delle irregolarità l’Autorità
deve trasmettere “gli atti con i propri rilievi al ministro della difesa e alle
Commissioni parlamentari competenti”. Inoltre, se emerge un danno alle casse
dello Stato – per un incremento ingiustificato della spesa – bisognerebbe
inviare la documentazione alla Procura e alla Corte dei Conti. Secondo la stima
dei proponenti, infine, l’Authority avrebbe un costo di gestione di 3 milioni
di euro all’anno.

ALT DELL’ESERCITO – Non c’è una motivazione ufficiale sullo stop all’iter
della legge. Di certo la preparazione del libro bianco per il riordino della
Difesa ha rappresentato una ragione per frenare. “Ma questo non giustifica
l’impantanamento della proposta”, sottolinea Frusone. Il Movimento 5 Stelle
annuncia quindi battaglia. “I generali, nelle audizioni alla Camera, spesso
chiedono più soldi. Ma poi non vogliono che il Parlamento verifichi dove vanno
a finire. Non possiamo prendere solo ordini”, sintetizza il deputato del M5S. E
a Montecitorio le prossime settimane potrebbero rivelarsi decisive, viste le
ipotesi di intervento in Libia. “La legge deve riprendere il suo iter per essere
approvata”, insiste Bolognesi. Che conclude: “In una situazione di crisi
economica è bene controllare la spesa militare. È l’unica strada da seguire”.
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