Rinnovo contratto Difesa e Sicurezza 2025-2027, scontro totale al tavolo: accuse al Governo, nodo risorse, aumenti e defiscalizzazione
Comunicato congiunto USIF, SILF e SIAF: “Senza risposte concrete, ogni confronto tecnico è privo di significato”
Nel quadro del confronto sul rinnovo contrattuale del Comparto Difesa e Sicurezza 2025-2027, al tavolo del 16 aprile 2026 è arrivata anche la presa di posizione contenuta nel comunicato stampa congiunto di USIF, SILF e SIAF, che aggiunge ulteriori elementi di tensione al negoziato in corso presso la Funzione Pubblica.
Le tre sigle, definite nel testo tra le più rappresentative del personale della Guardia di Finanza, affermano che non esistono le condizioni per un confronto reale e produttivo in assenza di risposte puntuali, trasparenti e politicamente vincolanti sui temi fondamentali del comparto. La loro valutazione è netta: “senza risposte concrete, ogni confronto tecnico è privo di significato”.
USIF, SILF e SIAF: “Mancano dati, risorse reali e volontà politica”
Nel documento diffuso il 16 aprile 2026, USIF, SILF e SIAF denunciano tre criticità precise che, a loro giudizio, impediscono una contrattazione seria e consapevole.
Secondo le sigle:
- non sarebbero stati forniti i dati richiesti all’Amministrazione, ritenuti indispensabili per una trattativa fondata su basi concrete;
- non vi sarebbe alcuna indicazione concreta sulle reali risorse economiche disponibili;
- continuerebbe a mancare una chiara volontà politica su questioni centrali come specificità del comparto e previdenza dedicata.
È un passaggio rilevante perché inserisce nel confronto non soltanto il nodo economico, ma anche quello della trasparenza dei dati e della copertura politica del negoziato.
“Il tavolo tecnico rischia di diventare un esercizio formale”
Nella lettura di USIF, SILF e SIAF, la convocazione di un tavolo tecnico, in queste condizioni, rischia di configurarsi come un esercizio formale, privo di reale incidenza, incapace di produrre benefici concreti per il personale.
Le sigle parlano di un quadro che si trascina da anni, nel quale le questioni strutturali del Comparto Difesa e Sicurezza vengono rinviate di contratto in contratto, senza una soluzione effettiva. Da qui la denuncia di un progressivo aumento di frustrazione, perdita di fiducia e scollamento tra istituzioni e operatori sul campo.
La richiesta: aprire un tavolo politico concreto sui nodi strutturali
Uno dei punti più forti del comunicato riguarda la richiesta di aprire un tavolo politico concreto, ritenuto l’unico livello utile per affrontare e risolvere i problemi strutturali del comparto.
La posizione delle tre sigle è esplicita: fino a quando non si aprirà un confronto politico capace di incidere davvero, ogni incontro tecnico verrà considerato tempo improduttivo e privo di legittimazione sostanziale.
Questo elemento rafforza l’idea di una trattativa che, per una parte rilevante delle rappresentanze, non può essere chiusa soltanto con una definizione tecnica delle poste economiche, ma necessita di scelte di indirizzo chiare su materie di fondo.
La linea delle sigle militari: “Meno soldi dell’anno scorso” e nessuna disponibilità ad aumentare le risorse
Alla presa di posizione di USIF, SILF e SIAF si affianca quella già espressa da USAMI Aeronautica, ITAMIL Esercito e SILMM Marina, insieme ad altre rappresentanze, che parlano apertamente di una linea del Governo giudicata inaccettabile.
Secondo queste sigle, dal tavolo del 16 aprile non sarebbe emersa alcuna reale disponibilità ad incrementare le risorse per il rinnovo contrattuale. Anzi, nella loro valutazione, il confronto confermerebbe un quadro in cui il personale militare continua a essere penalizzato, senza un adeguato riconoscimento della specificità del comparto Difesa e del ruolo svolto anche negli scenari operativi più delicati.
Le organizzazioni richiamano inoltre una serie di criticità non risolte: condizioni di impiego sempre più difficili, esodo del personale, perdita di attrattività degli arruolamenti, difficoltà dei Volontari in Ferma Iniziale e questione della previdenza complementare.
Il SAM: confermato il 90% sul fisso e continuativo
Sul tavolo del rinnovo emerge però anche una lettura differente, pur critica su diversi punti, da parte del SAM. Il sindacato evidenzia infatti che nel terzo incontro alla Funzione Pubblica sarebbe stato confermato il 90% delle risorse destinate alla componente fissa e continuativa, elemento rivendicato come un risultato coerente con la propria impostazione.
Secondo il SAM, questa scelta consentirebbe di concentrare la quota prevalente delle risorse su elementi strutturali della retribuzione. Tuttavia, lo stesso sindacato precisa che restano ancora da risolvere questioni decisive come defiscalizzazione, specificità, previdenza e agibilità sindacale.
Gli importi indicati dal SAM tra aumento percentuale e una tantum
Nel dettaglio, il SAM spiega che l’aumento del 5,9% consentirebbe, dal 1° gennaio 2027, di riconoscere a un graduato circa 97 euro netti.
A questo si aggiungono, nella ricostruzione sindacale, le somme una tantum, indicate come non gerarchizzate e al netto della vacanza contrattuale, sulla base degli incrementi dell’1,8% per il 2025 e del 3,6% per il 2026. Le cifre richiamate sono:
- circa 656 euro lordi per il 2025;
- circa 1.414 euro lordi per il 2026.
Nei prospetti allegati, per SMD, compaiono nello specifico gli importi di 656,10 euro per il 2025 e 1.414,46 euro per il 2026 nell’ipotesi di sola una tantum.
Il prospetto 2027: punto parametrale a 207 e aumento medio mensile netto indicato in 172,99 euro
Nel documento relativo all’ipotesi destinazione risorse 2027 viene riportata la decorrenza degli incrementi al 1° gennaio 2027.
Lo schema indica:
- nuovo valore del punto parametrale: 207,00;
- valore del punto parametrale vigente: 195,50;
- incremento assoluto: 11,50;
- incremento percentuale: 5,88%.
Nello stesso prospetto compare anche un totale aumento medio mensile netto di 172,99 euro per il comparto Sicurezza-Difesa, valore riportato nel quadro generale e non attribuito in modo esclusivo al solo personale militare.
Defiscalizzazione, specificità e previdenza: i nodi politici ancora aperti
Se sul piano tecnico emergono numeri e ipotesi di ripartizione delle risorse, sul piano politico restano aperte le questioni considerate più sensibili dalle organizzazioni sindacali.
Il SAM, per voce del segretario generale Antonino Duca, insiste sul fatto che gli aumenti programmati possano essere in linea con l’indice inflattivo previsto, ma non siano sufficienti senza un ristoro del gap inflattivo del triennio precedente.
Duca richiama inoltre con forza il tema della defiscalizzazione, sostenendo che l’attuale impostazione rischierebbe di penalizzare oltre 50.000 appartenenti a Esercito, Marina e Aeronautica, esclusi dai benefici indicati nella norma o esposti alla perdita dell’attuale misura di comparto. Accanto a questo, il sindacato chiede risposte anche su specificità e previdenza, ritenute indispensabili per valorizzare adeguatamente il personale.
Un fronte sindacale critico, ma con accenti diversi
L’insieme dei documenti e delle posizioni emerse il 16 aprile 2026 consegna un quadro molto critico del negoziato sul contratto Difesa e Sicurezza 2025-2027.
USIF, SILF e SIAF mettono l’accento sull’assenza di dati, risorse chiare e volontà politica, arrivando a definire il tavolo tecnico privo di significato senza un passaggio politico reale. USAMI Aeronautica, ITAMIL Esercito e SILMM Marina denunciano invece il mancato incremento delle risorse e il rischio di un contratto al ribasso. Il SAM, pur riconoscendo la conferma del 90% sul fisso e continuativo e indicando cifre precise su aumenti e una tantum, sostiene che la trattativa non possa dirsi risolta senza interventi su defiscalizzazione, specificità, previdenza e agibilità sindacale.
Contratto Difesa e Sicurezza 2025-2027, perché il confronto resta aperto
Il risultato è un confronto ancora lontano da una chiusura condivisa. Al centro dello scontro restano le risorse effettive, la trasparenza del negoziato, il riconoscimento della specificità del comparto e la capacità della politica di assumere decisioni strutturali.
Il tavolo del 16 aprile 2026 non ha quindi chiuso il dossier, ma ha anzi fatto emergere con maggiore chiarezza tutte le fratture aperte sul rinnovo del Contratto Comparto Difesa e Sicurezza 2025-2027: dalla distribuzione delle risorse agli aumenti in busta paga, dalle una tantum alla defiscalizzazione, fino ai temi di previdenza e agibilità sindacale.
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