Si lancia da camion rubato e muore durante un inseguimento: indagati cinque poliziotti
Cinque poliziotti sono indagati dalla procura di Aosta per la morte di Davide Suvilla, l’uomo deceduto durante un inseguimento avvenuto la sera del 27 aprile in Valle d’Aosta. Il fascicolo è stato aperto con l’ipotesi di omicidio colposo, mentre gli accertamenti dovranno chiarire cosa sia accaduto negli ultimi istanti prima della caduta dall’abitacolo di un camion in movimento.
Suvilla, nato nel 1982 ad Abbiategrasso e residente nel Milanese, era sospettato del furto di un Iveco Trakker da cava, un mezzo del valore di quasi 100 mila euro, trafugato poco prima da un parcheggio a Verrayes. Secondo quanto ricostruito finora, l’uomo sarebbe fuggito alla guida del camion lungo la statale 26, in direzione Torino, dopo aver eluso un primo posto di blocco.
La fuga sulla statale 26 e l’intervento delle pattuglie
La dinamica al centro dell’indagine parte dal furto del mezzo pesante. Suvilla avrebbe sfondato l’uscita dell’area in cui il camion era parcheggiato e avrebbe iniziato la fuga, seguito da un’auto sulla quale viaggiavano due presunti complici. Il camion, secondo le ricostruzioni investigative, avrebbe poi proseguito ad alta velocità attraversando alcuni centri abitati.
Le pattuglie della polizia lo hanno intercettato e inseguito. Durante la fuga, il mezzo pesante avrebbe compiuto manovre pericolose. In particolare, Suvilla avrebbe cercato di far uscire di strada una delle auto della polizia, con a bordo tre agenti. È in questa fase che la situazione sarebbe precipitata.
Uno dei poliziotti avrebbe tentato di salire nella cabina del camion passando dal lato destro. Poco dopo, Suvilla avrebbe aperto la portiera dal lato del guidatore e si sarebbe lanciato sull’asfalto mentre il mezzo era ancora in movimento.
Il tonfo, i soccorsi e la morte sul posto
I due agenti a bordo della seconda auto di servizio hanno riferito di aver sentito un tonfo. Subito dopo sarebbero intervenuti per prestare soccorso a Suvilla, ma per l’uomo non c’era ormai più nulla da fare.
Sul posto sono arrivati altri poliziotti e la polizia scientifica, incaricata dei rilievi. La scena è stata ricostruita dagli investigatori per stabilire l’esatta sequenza dei fatti: la velocità del camion, la posizione delle pattuglie, il tentativo dell’agente di avvicinarsi alla cabina e il momento in cui Suvilla è caduto dal mezzo.
Gli accertamenti dovranno chiarire se la caduta sia stata provocata esclusivamente dal gesto dell’uomo o se vi siano stati altri fattori rilevanti nella dinamica.
L’autopsia: trauma cranico e toracico
Dall’autopsia è emerso che Davide Suvilla è morto per un trauma cranico e toracico. All’esame hanno partecipato il medico legale Roberto Testi, nominato dalla procura, e i consulenti degli indagati, tra cui Valentina Vasino.
La relazione finale del medico legale sarà depositata in procura entro 60 giorni. Sarà un passaggio decisivo per chiarire l’origine delle lesioni e il meccanismo che ha causato il decesso.
Secondo quanto emerso, Suvilla avrebbe avuto anche tracce di cocaina nel sangue. Un elemento che sarà valutato nell’ambito complessivo dell’indagine, insieme agli esiti tossicologici e medico-legali.
Perché i cinque poliziotti sono indagati
I cinque agenti finiti nel registro degli indagati erano a bordo delle auto che hanno preso parte all’inseguimento. L’iscrizione, in questa fase, consente loro di partecipare agli accertamenti tecnici irripetibili, a partire proprio dall’autopsia.
L’ipotesi formulata dalla procura è quella di omicidio colposo. Secondo quanto riferito dalla difesa, si tratterebbe di una contestazione per fatto omissivo, cioè legata al presunto mancato compimento di una condotta doverosa. Al momento, però, gli accertamenti sono ancora in corso e non risulta definito un capo d’imputazione compiuto.
A condurre l’indagine sono i pubblici ministeri Francesco Pizzato e Manlio D’Ambrosio. La procura di Aosta non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sul fascicolo.
I due presunti complici arrestati a Quincinetto
Mentre Suvilla fuggiva con il camion rubato, due presunti complici viaggiavano su un’auto. Dopo la morte dell’uomo, i due sono stati fermati e arrestati poco dopo a Quincinetto, lungo l’autostrada A5, in direzione Torino.
Anche questo elemento rientra nella ricostruzione complessiva dell’episodio: il furto del camion, la presenza dell’auto di appoggio, la fuga verso Torino e l’intervento delle pattuglie.
La difesa degli agenti: “L’inseguimento era legittimo”
L’avvocata Rachele De Stefanis, che assiste una delle agenti indagate, ha contestato l’impostazione dell’accusa. Secondo la legale, “l’inseguimento era del tutto legittimo, il mezzo era rubato”.
De Stefanis ha parlato di una contestazione ancora non pienamente delineata e ha sottolineato come gli agenti si trovassero davanti a un camion sottratto e in fuga, condotto in modo pericoloso.
Sulla stessa linea anche l’avvocato Enrico Ugolini, secondo legale della difesa, che ha precisato come in questa fase non esista ancora un capo d’imputazione definito, ma una fattispecie di reato su cui la procura sta svolgendo verifiche. Per Ugolini, “i poliziotti erano lì a fare il loro dovere”.
Le parole dell’avvocato Porciani e il riferimento al caso Ramy
Più duro il commento dell’avvocato Pietro Porciani, difensore di due dei poliziotti coinvolti. Il legale ha definito “sconcertante” che, secondo la sua ricostruzione, nessun funzionario di polizia di Aosta o magistrato si sia recato sul posto nell’immediatezza.
Porciani ha poi richiamato il clima seguito al caso Ramy, sostenendo di temere che sia passato il messaggio secondo cui chi fugge dalle forze dell’ordine possa farlo senza conseguenze. Una posizione netta, che inserisce il caso Suvilla nel dibattito più ampio sugli inseguimenti, sui rischi per gli agenti e sui profili di responsabilità penale dopo eventi mortali.
Il nodo dell’indagine: cosa è accaduto negli ultimi secondi
Il punto centrale resta la ricostruzione degli ultimi secondi dell’inseguimento. Gli investigatori devono capire in quale posizione si trovassero le volanti, se il camion fosse ancora in piena corsa, quale contatto vi sia stato — se vi è stato — tra l’agente e Suvilla, e se la caduta sia avvenuta nel tentativo dell’uomo di sottrarsi alla cattura.
L’autopsia ha già indicato la causa della morte: trauma cranico e toracico. Ma resta da chiarire il contesto esatto in cui quelle lesioni si sono prodotte. È questo il cuore dell’indagine: distinguere tra una caduta volontaria durante una fuga disperata e l’eventuale esistenza di condotte colpose da parte di chi stava cercando di fermarlo.
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