Cronaca

Roma, cittadino cubano fermato a Termini finisce in ospedale: chiesti i domiciliari per quattro poliziotti

L’inchiesta dopo la denuncia: accuse di sequestro, lesioni e falso

La procura di Roma ha chiesto gli arresti domiciliari per quattro poliziotti della questura capitolina, in servizio nei commissariati Esquilino e Celio, nell’ambito di un’inchiesta nata dalla denuncia di un cittadino cubano dopo un controllo nella zona della stazione Termini. Per altri due agenti del commissariato Viminale è stata invece richiesta la sospensione dal servizio.

I sei appartenenti alla polizia di Stato sono accusati, a vario titolo, di sequestro di persona, lesioni, calunnia, favoreggiamento e falso ideologico. Al centro del caso c’è quanto sarebbe accaduto dopo un controllo in via Gioberti, poi proseguito negli uffici del commissariato Viminale, dove la situazione sarebbe degenerata.

Il controllo in via Gioberti e le immagini acquisite

La vicenda risale al 27 agosto dello scorso anno. Secondo quanto ricostruito nell’indagine, il cittadino cubano, con vecchi precedenti per furto, viene fermato da alcuni poliziotti all’altezza di via Gioberti, nell’area di Termini. L’uomo mostra i documenti, ma durante il controllo qualcosa si incrina.

Nei video acquisiti dalla procura emergerebbero le prime condotte ritenute improprie da parte degli agenti. In una delle sequenze, secondo quanto riportato, si vedrebbe anche uno schiaffo rivolto all’uomo sottoposto al controllo di polizia.

Il trasferimento al commissariato Viminale

Dopo il fermo, il cittadino cubano viene portato al commissariato Viminale. È ammanettato. Secondo la ricostruzione investigativa, negli uffici l’uomo avrebbe tentato di evitare l’arresto. Ma proprio all’interno del commissariato, stando alla denuncia e agli elementi raccolti dagli inquirenti, sarebbe stato aggredito.

Il passaggio più grave riguarda un presunto pugno al volto che l’uomo avrebbe ricevuto mentre si trovava negli uffici di polizia. Una dinamica che, se confermata, trasformerebbe un controllo di routine in un caso pesantissimo per gli agenti coinvolti.

La corsa in ospedale e la prognosi di 18 giorni

Dopo quanto avvenuto, il cittadino cubano viene accompagnato in ospedale. I medici gli riscontrano una lussazione a un dito e una ferita all’arcata sopraccigliare. La prognosi è di 18 giorni.

Una volta uscito dal pronto soccorso, l’uomo decide di denunciare tutto proprio alla polizia. Da quella denuncia prende avvio l’indagine affidata alla squadra mobile, che ricostruisce i passaggi del controllo, del trasferimento e di quanto sarebbe accaduto dentro il commissariato.

I verbali e l’accusa di falso ideologico

Uno dei nodi dell’inchiesta riguarda i verbali redatti dagli agenti. Nei documenti ufficiali, la vicenda sarebbe stata raccontata in modo diverso rispetto alla versione denunciata dal cittadino cubano e rispetto agli elementi poi acquisiti dagli investigatori.

Secondo quei verbali, l’uomo si sarebbe fatto male da solo. Una ricostruzione sulla quale la procura ha deciso di accendere un faro, ipotizzando anche il reato di falso ideologico. È su questo fronte che l’indagine si allarga: non solo le presunte violenze, ma anche ciò che sarebbe stato scritto negli atti ufficiali dopo i fatti.

Gli agenti coinvolti e le richieste della procura

La procura di Roma ha chiesto per quattro poliziotti la misura degli arresti domiciliari. Per altri due agenti, in servizio al commissariato Viminale, è stata avanzata la richiesta di sospensione dal servizio.

I sei poliziotti sono difesi dagli avvocati Carlo Testa Piccolomini e Luca Rossi. Le accuse contestate, a vario titolo, sono pesanti: sequestro di persona, lesioni, calunnia, favoreggiamento e falso ideologico.

Gli interrogatori davanti al gip

Gli agenti compariranno venerdì davanti al gip Paolo Scotto Di Luzio per gli interrogatori preventivi. Sarà un passaggio decisivo per chiarire la posizione degli indagati e valutare le richieste avanzate dalla procura.

L’inchiesta, rivelata da Giuseppe Scarpa su La Repubblica e confermata a RomaToday da fonti investigative e da uno degli avvocati dei poliziotti indagati, resta aperta e ruota attorno a una domanda centrale: cosa accadde davvero tra via Gioberti e gli uffici del commissariato Viminale, dopo quel controllo vicino alla stazione Termini.

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