Carmelo Cinturrino destituito dalla Polizia: l’ex poliziotto resta in carcere per l’omicidio di Rogoredo
Carmelo Cinturrino non è più un poliziotto. L’ex assistente capo del Commissariato Mecenate di Milano, arrestato nell’inchiesta sull’omicidio di Abderrahim Mansouri, è stato destituito dalla Polizia di Stato con un provvedimento firmato dal capo della Polizia, Vittorio Pisani, il 20 maggio e notificato in carcere il 22 maggio.
Cinturrino si trova detenuto a San Vittore ed è accusato dell’omicidio volontario di Mansouri, ucciso il 26 gennaio nel cosiddetto boschetto di Rogoredo, area da anni al centro delle attività di contrasto allo spaccio nella periferia sud-est di Milano.
La destituzione notificata in carcere
La decisione della Polizia di Stato segna un passaggio formale pesante nella vicenda giudiziaria che coinvolge l’ex agente. Il provvedimento di destituzione, adottato il 20 maggio, è stato notificato due giorni dopo direttamente in carcere.
Cinturrino era in servizio al Commissariato Mecenate e operava in zone delicate come Rogoredo e Corvetto, territori dove, secondo l’accusa, sarebbero stati commessi anche altri reati contestati nell’inchiesta.
Oltre all’omicidio volontario, l’ex poliziotto è infatti sospettato, a vario titolo, di estorsioni, spaccio di droga e arresti illegali. Contestazioni che si inseriscono in un’indagine più ampia sulle modalità operative adottate in quell’area.
L’omicidio di Abderrahim Mansouri a Rogoredo
Il fatto al centro dell’inchiesta risale alla sera del 26 gennaio, durante un controllo anti spaccio nella zona di Rogoredo. Abderrahim Mansouri è stato colpito alla testa da un proiettile esploso con la pistola d’ordinanza di Cinturrino.
Secondo quanto ricostruito dai giudici del Riesame, il colpo sarebbe stato sparato da una distanza di circa 30 metri. Un elemento ritenuto centrale nella valutazione della dinamica e nella contestazione dell’ipotesi difensiva legata alla legittima difesa.
L’inchiesta punta ora a chiarire non solo la dinamica dello sparo, ma anche ciò che sarebbe accaduto nei minuti successivi, considerati decisivi dagli investigatori.
Il Riesame ha negato i domiciliari
All’inizio di maggio, il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta della difesa di concedere a Cinturrino gli arresti domiciliari, confermando la custodia cautelare in carcere.
Nell’ordinanza, i giudici hanno usato parole molto dure nei confronti dell’ex agente, sottolineando quella che viene descritta come una condotta gravemente incompatibile con il ruolo rivestito.
Secondo il Riesame, Cinturrino avrebbe mostrato “un’assoluta indifferenza per la vita della vittima”, lasciata in condizioni di agonia e senza soccorsi immediati.
Il ritardo nei soccorsi e l’ipotesi di alterazione della scena
Uno dei passaggi più gravi riguarda il presunto ritardo nell’attivazione dei soccorsi. Per i giudici, Cinturrino avrebbe “consapevolmente e volontariamente ritardato” la richiesta di aiuto per circa 20 minuti, nonostante Mansouri fosse ancora vivo.
Quel tempo, secondo l’accusa, sarebbe servito ad alterare la scena del delitto e a costruire una versione difensiva compatibile con la legittima difesa. In particolare, i giudici fanno riferimento all’attesa dell’arrivo di una pistola che avrebbe dovuto accreditare la ricostruzione favorevole all’ex agente.
Il Riesame ha evidenziato anche presunte pressioni sui colleghi per concordare una versione comune dell’accaduto. Un elemento che aggrava ulteriormente il quadro indiziario e che resta al centro degli approfondimenti investigativi.
Le accuse oltre l’omicidio
Il procedimento non riguarda soltanto la morte di Abderrahim Mansouri. Cinturrino è indagato anche per una serie di presunti reati commessi nelle zone di Rogoredo e Corvetto, tra cui estorsioni, spaccio di droga e arresti illegali.
Si tratta di contestazioni che, secondo l’impostazione accusatoria, descriverebbero un contesto operativo ben più ampio rispetto al singolo episodio del 26 gennaio.
La destituzione dalla Polizia di Stato arriva quindi mentre l’ex agente resta in carcere e mentre l’inchiesta prosegue su più fronti, con al centro la morte di Mansouri e le condotte che sarebbero state poste in essere prima e dopo lo sparo.
Un caso che pesa sull’immagine della Polizia
La vicenda Cinturrino ha avuto un forte impatto anche sul piano istituzionale. La destituzione dell’ex assistente capo rappresenta una presa di distanza netta da parte dell’amministrazione rispetto a un caso che ha scosso profondamente l’opinione pubblica.
L’ex agente, oggi detenuto, dovrà rispondere davanti alla giustizia delle accuse contestate. Per la Polizia di Stato, invece, il provvedimento firmato dal capo della Polizia chiude il rapporto con Cinturrino prima ancora della definizione processuale della vicenda.
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