SUICIDI IN POLIZIA, DUE AGENTI SI TOLGONO LA VITA A POCHE ORE DI DISTANZA

(di Laura Cipo) – Due
suicidi a poche ore di distanza, da una parte all’altra d’Italia, una strage
che non vede una fine quella tra le Forze dell’Ordine. Ancora sangue, dunque,
ad appena quattro giorni dall’ultimo episodio che ha visto coinvolto un
finanziere in servizio a Roma, gettatosi dal balcone di casa di
un appartamento di amici, e quello tentato da un agente
della Polfer di Verona durante il turno di vigilanza ai seggi
durante le elezioni dello scorso 31 Maggio.

Il poliziotto, attivo da anni
nell’ambiente sindacale di categoria, pur giunto in condizioni gravissime in
ospedale ha visto lentamente migliorare il proprio quadro clinico nelle
ore successive.
Questi
gli ultimi episodi noti alla cronaca almeno fino a Venerdì scorso.

Bergamo. Sono le 12.30 di Sabato quando l’assistente Capo Rosaria
D’Agata, 43 anni d’età 
e da 16 in Polizia, pone fine alla propria vita
all’interno degli uffici della Questura con l’arma in dotazione. In servizio
all’ufficio passaporti, aveva un figlio nato dal matrimonio con un
funzionario di polizia. Poche ore prima, all’altro capo della penisola a
togliersi la vita, ancora una volta in ufficio, acora una volta con l’arma in
dotazione era stato invece Domenico D’urso, Ispettore Capo di 48
anni
 in servizio alla Sezione di Polizia Stradale di Catania.
D’urso, anch’egli sposato, due figli, era noto per l’impegno profuso nelle
scuole della provincia nel diffondere una più ampia cultura
della sicurezza stradale attraverso progetti promossi dal
Ministero dell’Interno e dell’Istruzione. Appassionato al proprio lavoro,
riportava le testimonianze degli incidenti seguiti durante
la carriera in polizia ed, in particolare, una storia che lo
aveva visto coinvolto personalmente «Il progetto è quello di
avvicinare i giovani alle forze dell’ordine, di vedere le forze dell’ordine
sotto un’altra facciata e punto di vista» 
aveva dichiarato durante
un’intervista ad una testata locale.
«La soddisfazione più grande, dopo aver fatto i nostri incontri a scuola è
quella che i ragazzi ci vengano a cercare e si rivolgano alle autorità,
confessando il loro cambiamento e modo di pensare, questo per noi è il
traguardo più importante».

Sale
così a diciotto casi da inizio anno, l’infame statistica, di cui sette
coinvolgerebbero  appartenenti al corpo della Polizia di Stato.
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